Stamane, uscita per poche quotidiane commissioni, desiderosa di passeggiare in queste prime ore della giornata, sotto un cielo luminoso, con l’ancora caldo sole di inizio settembre smorzato da un’aria insolita per i mesi estivi nella pianura Padana, il mio istinto, anticipando il pensiero, mi ha spinto a incamminarmi verso il parco della mia città. Nelle ore mattutine è poco frequentato, solo qualche mamma con figli piccoli, un anziano che passeggiando l’attraversa e alcuni addetti alla manutenzione del verde pubblico. La tranquillità che lo avvolge favorisce il vagare della mente che approda ai tempi in cui ci venivo con assiduità con la mia piccola Giulia per un giro in bicicletta e un po’ di altalena, che entrambe amiamo; poi, seduta su una panchina, l’occhio si perde nel folto fogliame dell’albero che la ombreggia. Da uno dei rami inferiori scorgo il fragile stelo di un riccio verde che custodisce la futura castagna, proteggendola con le spine da eventuali intrusi e la sigilla in attesa della maturazione, quasi fosse una madre. I misteri della natura!
Lo sguardo si rivolge al suolo dove, tra rametti spezzati, qualche sassolino e del terriccio, noto qualcosa muoversi…un vermicello che si dirige chissà dove, chissà perché e mi pare ignaro di tutto quello che concerne il mondo degli uomini, lui che ancora segue i ritmi della natura e il proprio istinto, senza porsi domande. In quella che mi sembra la sua totale indifferenza verso quell’essere umano, la sottoscritta, che, seduto a breve distanza da lui, con un piede potrebbe calpestarlo e mettere fine alla sua vita, ne comprendo l’estrema fragilità. Uguale alla nostra, in fondo, perché anche gli esseri umani, che si reputano una specie superiore e meglio dotata, sono infinitesimali nell’universo e nell’avvicendarsi delle esistenze. Lo osservo allontanarsi finché ne perdo l’immagine. Mi distraggo… ancora pochi secondi di calma assoluta e mi alzo, esco dal parco ed ecco, solo in quel momento, il segnale di un sms che qualcuno mi ha inviato, quasi avesse voluto essere rispettoso della pausa che mi sono ritagliata in questa giornata estiva di settembre. Controllo e sorrido, è Giulia che ha bisogno… torno a casa, appagata dalla mia utilità di mamma…in fondo sono ancora il suo riccio.


E' bello sentirsi aempre importanti per i nostri piccoli. Angie
RispondiEliminaSì, anche quando piccoli incominciano a non esserlo più. Del resto l'amore per loro cresce giorno dopo giorno e non cala mai. Grazie, ciao.
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