Mi riferisco ai nostri pargoli, a quelle creaturine che desideriamo, cerchiamo e, con immenso, sconfinato orgoglio, facciamo nascere e accudiamo nel migliore dei modi.
Sono quanto di più bello possiamo immaginare di fare, li amiamo incondizionatamente e non smetteremo mai di dedicarci a loro, di preoccuparci per loro, di parteggiare per loro, appagate dalla loro presenza nella nostra vita.
Tuttavia bisogna valutare il cambiamento che la loro nascita comporta, messo in conto ( se non si vive in un mondo di fantasia), affrontabile ( dalla comparsa del homo sapiens nascono i bambini), ma sconvolgente ( se si rientra nella categoria “esseri umani” con difetti, mancanze e con un minimo senso di autoconservazione).
Partendo dalla mia esperienza ( mia figlia è nata sana e, a parte un’impennata della temperatura corporea in occasione del suo primo capodanno, non ha avuto febbri o malanni sino ai tre anni – deve aver stretto un patto con la dea bendata ) mi sento di affermare che, nonostante la sua buona salute, la mia situazione psico-fisica ne abbia risentito non poco.
Dai 5 mesi all’anno e mezzo, la mia bimba ha deciso di disturbare il sonno notturno dei suoi genitori con ripetuti piagnistei “da soprano” ( ho sempre pensato che non piangesse ma urlasse, con toni eccessivi per le dimensioni della sua cassa toracica), obbligando, soprattutto la mamma, che aveva deciso di restare a casa con lei fino ai tre anni, a continue alzate, cullate, terminate le quali, riposto il frugoletto nel suo bel lettino, colei che l’aveva partorita tornava nel suo letto e lì scopriva di non riuscire a riprendere il sonno nei 15/20 minuti di pausa che l’adorata creaturina le consentiva prima del nuovo show canoro. Il mattino, occhi da triglia, occhiaia da zombi e passo da ottantenne mi chiedevo chi me l’avesse fatto fare di diventare mamma, perché non ci fosse la possibilità di vedersi nei futuri panni di madre e poter decidere con cognizione di causa.
Certo un sorrisino, un gorgoglio o un’espressione buffa della piccola…è tutto era dimenticato. Ma la stanchezza fisica persisteva e aumentava di giorno in giorno, nonostante il suo papà fosse un validissimo sostituto, capace di gestirla in ogni sua necessità, per di più, dopo una giornata di lavoro…facendo sentire me anche peggio ( dato che non avevo ancora ripreso ad insegnare).
Le passeggiate mattutine e pomeridiane erano per me un modo per tenermi in forma( 4 ore abbondanti di camminate con spinta di carrozzina o passeggino aiutano a perdere i chili rimasti dopo il parto), mentre per il tesorino di casa significavano dormite infinite che venivano meno sulla porta di casa, con immediata richiesta( leggi “urla” da ugola d’oro) di latte e, verso l’anno d'età, di pappa.
In casa la piccina amava giocare con la mamma, starle in braccio, sul fianco e rivolta verso il mondo (perché più interessante della faccia stanca della mamma sempre uguale se andava bene o anche un po’ più brutta, giorno dopo giorno, per la stanchezza, suppongo), così dal dover ricorrere a iniezioni per rimettere a posto la schiena e relative fasce muscolari della neomamma.
Con l’ingresso alla materna la situazione è nettamente migliorata… la trottolina richiedeva una giusta dose di coccole e un’infinità di baci, oltre a una sequenza di mamma m’accompagna in classe e poi io l’ accompagno alla porta d’uscita, prima di restare all’asilo. Poi il resto della mattinata e, dopo le prime due settimane di orario ridotto, metà del pomeriggio tornavano ad appartenermi… non che poi abbia fatto chissà che, ma era l’idea stessa di essere libera di fare ciò che desideravo o di adempiere le In casa la piccina amava giocare con la mamma, starle in braccio, sul fianco e rivolta verso il mondo (perché più interessante della faccia stanca della mamma sempre uguale se andava bene o anche un po’ più brutta, giorno dopo giorno, per la stanchezza, suppongo), così dal dover ricorrere a iniezioni per rimettere a posto la schiena e relative fasce muscolari della neomamma.
varie incombenze senza fretta, ansia, tempi ridotti, pianti da calmare, esigenze da soddisfare. Mi sono sentita rinascere, non senza qualche senso di colpa per il piacere ritrovato di pensare un poco solo a me e concedermi una mostra, una lettura in santa pace, un’uscita con un’amica e qualche fuga a Milano col marito, quando si prendeva una giornata di ferie.
Con la crescita sono mutate le esigenze della bimba, per cui mi sono trasformata in taxista per accompagnarla dall’amichetta, per le visite pediatriche, per le lezioni di danza… Qualche capriccio, pochi per la verità, e la sua proverbiale testardaggine ( ereditata da entrambi i genitori, per cui non la sottolineo più di tanto) non sono stati sufficienti a rendere il rapporto difficile o troppo impegnativo negli anni della scuola elementare e dei tre anni della scuola media inferiore.
Con l’ingresso al liceo la situazione ha avuto nuovi sviluppi: la piccola ha sviluppato un discreto senso del dovere, ma la sua mamma ( preferisco parlare in terza persona perché è meno coinvolgente e posso sentirmi meno esigente) la vorrebbe più dedita allo studio, più appassionata a certe materie di studio (quelle che la mamma adora), meno interessata alle uscite con le compagne di scuola e ai vestiti, meno distratta dal cellulare e da face book, più collaborativa in casa, almeno nella sua camera, più attenta alle esigenze degli altri componenti del nucleo familiare (mamma, papà e la gattina) e meno, molto meno, egocentrica. A volte ho il dubbio che sia sorda – ripetiamo all’infinito “riordina la tua stanza”, “riponi gli indumenti sporchi nel cesto”, “non lasciare tutto in giro”…
ma i suoi timpani devono avere imparato a selezionare i suoni, perché risponde e agisce solo se parlano i suoi professori o, ancora con più zelo, se a farlo sono le sue amiche.
Nonostante ciò l’adoriamo ( ogni tanto, però, le dico che vorrei rimettermela in pancia)!!!





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