Con i tacchi non si può camminare ovunque, tutte coloro che li amano lo sanno: i sanpietrini sono il nemico numero uno dello stiletto che, con abilità a noi stesse ignota, riusciamo ad incastrare tra un quadrotto di porfido e l’altro o, come nella mia città, tra i ciottoli di fiume impiegati sin dall’antichità per il selciato delle strade. Se va bene, devi solo fermarti a disincagliare il tacco, sperando non si rovini, in caso contrario resti con il piede nudo e, saltellando sull’altro tacco, torni indietro a recuperare la calzatura perduta, che nessun principe azzurro ti riporterebbe mai. Una delle città meno idonee alle passeggiate con i tacchi alti è Venezia, quella meraviglia che da circa sette secoli è la culla della calzoleria di alto livello. La sua conformazione, con calle, scale e ponticelli, è nemica dichiarata di ogni gamba svettante su un tacco superiore ai 5/6 centimetri. Proprio a Venezia però furono inventate le “cioppine” per le nobildonne del Rinascimento, strutture, perché di calzature non è proprio possibile parlare, sino al metro sulle quali l’incedere non doveva risultare facile e spedito… certo in caso di acqua alta… Girovagando per le calli si possono riconoscere i simboli su pietra che le confraternite dei calegheri lasciavano sui muri a testimonianza del proprio lavoro: un tesoro che ricorda il glorioso passato artigianale tramandatosi sino ai giorni nostri visto che il marchio Louis Vuitton ha aperto la sua 19° maison al mondo proprio nella Serenissima e ha lo stabilimento a Fiesso d’artico.
Archivio blog
A chi so che mi legge abitualmente e a chi capiti per caso d'intrufolarsi tra queste righe... prego, accomodatevi, è un piacere saperlo e un eventuale commento sarà immensamente gradito.
martedì 3 settembre 2013
Venezia, le scarpe con il tacco e i suoi celebri “calegheri”.
Con i tacchi non si può camminare ovunque, tutte coloro che li amano lo sanno: i sanpietrini sono il nemico numero uno dello stiletto che, con abilità a noi stesse ignota, riusciamo ad incastrare tra un quadrotto di porfido e l’altro o, come nella mia città, tra i ciottoli di fiume impiegati sin dall’antichità per il selciato delle strade. Se va bene, devi solo fermarti a disincagliare il tacco, sperando non si rovini, in caso contrario resti con il piede nudo e, saltellando sull’altro tacco, torni indietro a recuperare la calzatura perduta, che nessun principe azzurro ti riporterebbe mai. Una delle città meno idonee alle passeggiate con i tacchi alti è Venezia, quella meraviglia che da circa sette secoli è la culla della calzoleria di alto livello. La sua conformazione, con calle, scale e ponticelli, è nemica dichiarata di ogni gamba svettante su un tacco superiore ai 5/6 centimetri. Proprio a Venezia però furono inventate le “cioppine” per le nobildonne del Rinascimento, strutture, perché di calzature non è proprio possibile parlare, sino al metro sulle quali l’incedere non doveva risultare facile e spedito… certo in caso di acqua alta… Girovagando per le calli si possono riconoscere i simboli su pietra che le confraternite dei calegheri lasciavano sui muri a testimonianza del proprio lavoro: un tesoro che ricorda il glorioso passato artigianale tramandatosi sino ai giorni nostri visto che il marchio Louis Vuitton ha aperto la sua 19° maison al mondo proprio nella Serenissima e ha lo stabilimento a Fiesso d’artico.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)


Sono stata spesso a Venezia, ma non avevo mai notato questi bassorilievi. Andrò alla loro ricerca, la prossima volta. ciao. Sabri
RispondiElimina