Giulia ama immaginarci così, soprattutto quando è stanca, ha sonno o è spaventata e desidera venire nel mio letto, adottare la posizione fetale, tenendomi alle spalle perché l’accolga contro il mio ventre e la stringa tra le braccia, stringendole le mani.
Dire che mi piacciano questi momenti è poca cosa perché in realtà li adoro e non c’è stanchezza o altro interesse che mi ci faccia rinunciare. Lei sta crescendo e io non voglio perdermi nessuna delle sue tenerezze e delle sue richieste di coccole. Gliene ho sempre fatte tante, sin da quando era piccina, ritenendo che l’avrebbero resa più forte da adulta, perché ogni coccola è l’attestazione di un amore sconfinato che t’ irrobustisce, ti protegge e ti conforta nel tempo e io desidero che lei si senta così.
Nulla è più appagante di mia figlia che si abbandona al mio abbraccio, si rilassa e si lascia avvincere da Morfeo, dio pagano che la ristora per rendermela il mattino seguente riposata, rinfrancata e pronta a correre incontro alla vita.


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