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A chi so che mi legge abitualmente e a chi capiti per caso d'intrufolarsi tra queste righe... prego, accomodatevi, è un piacere saperlo e un eventuale commento sarà immensamente gradito.

lunedì 31 ottobre 2011

HALLOWEEN


Questa festa, celebrata il 31 ottobre in molti paesi anglosassoni e negli USA, è il frutto di pratiche celtiche, il culto di Samhain, e di rituali religiosi cattolici e romani, come la festa di Ognissanti e il giorno dei defunti, oltre ai Feralia di Roma antica. Cadendo tra le ultime settimane dell’autunno e i primi freddi dell’inverno imminente, quando le giornate si fanno sempre più brevi e le notti sempre più lunghe e fredde, essa risente delle antiche superstizioni legate all’idea di un ritorno della morte sulla terra. Già nel XIX secolo perse la connotazione religiosa per divenire una festa per bambini e per il fanciullo che si cela in molti adulti, capace di entusiasmarsi di fronte alle parate mascherate e desideroso di travestirsi con abiti a tema – streghe, fantasmi, scheletri, pipistrelli e zombi… - il tutto alla flebile luce delle candele nelle zucche intagliate.
Personalmente non mi sono mai travestita per Halloween, ma ho provveduto con mia figlia quando, con amichette vicine di casa, si è vestita da fantasmino, delizioso, credetemi, e da streghetta con vezzoso cappello adornato da finte ragnatele, stelline e qualche piccola zucca ( ma nessun ragnetto, che pur sarebbe stato benissimo, per l’idiosincrasia di mia figlia verso gli aracnidi), e tutte insieme sono corse a suonare i campanelli del vicinato per il doveroso ammonimento “Trick or treat”, il nostro “dolcetto o scherzetto”, raccogliendo una gran quantità di caramelle e cioccolatini a tema, causa di più di un mal di pancia.
In molti considerano tale festa una semplice ulteriore occasione consumistica. In realtà non appartiene alla nostra tradizione ma se ai bambini piace… che male può recare?!




domenica 30 ottobre 2011

Happy hour a Milano e ...

Sabato pomeriggio, complice il desiderio di stare all’aperto e gironzolare per vie che non fossero le solite, quelle note in ogni loro angolo perché attraversate quotidianamente, ci siamo recati a Milano. Il proposito di ammirare vetrine, negozi, novità architettoniche e percorsi non compiuti da tempo ci ha portati a parcheggiare l’auto in prossimità di piazzale Loreto e percorrere l’intero corso Buenos Aires, che non ricordavo così lungo e che mi ha sorpresa per le molteplici novità – tanti gli edifici ristrutturati, ampliati, abbelliti – e il maggior ordine rispetto ad un tempo. Megastore alternati a piccoli, deliziosi negozietti, vetrine coloratissime affiancate da ambienti minimalisti, nuovi marchi, molti dei quali a me sconosciuti e forse più adatti agli adolescenti, e nomi ormai noti da anni, oltre ai negozi storici, tra i quali una cartoleria che contiene tesori di carta e che ricordo essere lì da qualche decennio … che piacere prendere atto che non tutto muta sotto i nostri occhi!

Superati i bastioni, abbiamo attraversato i Giardini pubblici Indro Montanelli, un parco intitolato al giornalista ma creato dall’architetto G. Piermarini nella seconda metà del XVIII secolo, retrostante Palazzo Dugnani: alberi secolari, fontana e aiuole decorative ai quali è da aggiungere un tappeto giallo  di foglie cadute per l’avanzare dell’autunno.
Fuoriusciti dall’area verde, uno dei “polmoni” di Milano, eccoci in via Manzoni, un susseguirsi di splendidi negozi, magnifici palazzi storici, compreso il museo Poldi Pezzoli, e poi in piazza della Scala, in Galleria Vittorio Emanuele II e infine nell’omonimo corso che abbiamo attraversato per raggiungere un nuovo store, recentemente realizzato nell’area un tempo destinata al cinema Excelsior: un fashion store su 4 piani, il piano terra e due interrati con caffè, bistrot e un food-market splendido da vedere, ma un po’ caro per farci la spesa quotidiana, anche se numerosi ne uscivano con dei grandi sacchetti stracolmi! Io mi sono limitata a due piccole confezioni di cioccolato, solo per il gusto di compravi qualcosa. Comunque la vista ne è rimasta appagata e so che ci ritornerò perché ne ho adorato l’elegante esposizione dei prodotti!
Non ancora paghi dei chilometri fatti, via in direzione di Brera… una delle zone di Milano più apprezzate e amate: palazzi che ricordano gli artisti che vi hanno soggiornato – e che invidia!- la celebre Pinacoteca, in fase di ristrutturazione, negozi alternativi e una farmacia storica per entrare nella quale mi viene sempre in mente che ho la necessità di acquistare del Moment o una confezione di Citrosodina.
Sarà stato per il lungo percorso effettuato, per l’ora ormai raggiunta o più semplicemente perché ci solleticava il poter mangiucchiare ancora all’aperto, aiutati dai “funghi” che emanavano un dolce tepore, sta di fatto che ci siamo accomodati a un tavolino esterno di un piacevolissimo e molto milanese locale per il nostro happy hour. Ordinato da bere, ci siamo serviti al buffet, saziandoci quanto basta tra chiacchiere, risate e  commenti, circondati da un’umanità varia, tra gruppetti di ragazze, eleganti signore e alcuni turisti francesi con un delizioso bambino di 3 o 4  anni che è stato una delizia osservare come si servisse autonomamente. Il viavai delle persone a farci da corona, il tempo è trascorso velocemente e al termine, dopo il meritato riposo, abbiamo voluto evitare la metropolitana e ripetere a ritroso il tragitto effettuato, sino alla nostra auto, seduti nella quale ci siamo resi conto di essere stanchi e l’acido lattico si è fatto sentire!




Giunti a casa, un controllo delle varie distanze coperte ci ha portato alla somma di ben 10 km compiuti… Bene! Pranzo e happy hour di sabato sono stati ben smaltiti !!!

P. S. Questo post è dedicato a Beatrice, una delle mie preferite e più assidue lettrici del blog che si chiedeva perché da qualche giorno non avessi postato nulla! Un bacio!

giovedì 27 ottobre 2011

FRUTTA D’AUTUNNO


Forse qualcuno se n’è accorto dalle foto che affiancano i miei post… adoro la frutta autunnale. Sia chiaro che amo anche quella che divoriamo avidamente in estate: ciliegie, fragole, pesche, albicocche, prugne, meloni e angurie  mi appagano occhi e palato.
Tuttavia i frutti dell’autunno, soprattutto quelli che durano per poche settimane, quali i fichi e i cachi, mi fanno impazzire sin da quando ero una bambina che, dopo la pastasciutta o il risotto, avrebbe volentieri evitato il secondo di carne per abbuffarsi di tali frutti.
Sarà perché le temperature scendono, le giornate si accorciano, le ore di sole diminuiscono e, spesso, le piogge e le nuvole incupiscono le giornate di ottobre e novembre, ma la vista delle ceste, esposte dai fruttivendoli o nel reparto frutta e verdura dei supermercati, ricolme di arance, clementine, mandaranci, uva bianca o nera, melograni, cachi e fichi mi rallegrano … sì, mi mettono di buon umore.
 Quanto mi piace sistemarle a dovere nelle ciotole che uso come portafrutta!!!
A volte vorrei evitare di gustarle per non rovinare le composizioni che fanno bella mostra di sé sul tavolo e sul piano di lavoro della cucina.



E che dire delle castagne?! Buone in ogni modo, pur prediligendo le caldarroste e quelle infilate che da noi, per tradizione, si vendono sulle bancarelle in occasione della festa del Santo patrono, San Bassiano. Non disdegno neppure quelle semplicemente lessate e mi piace pure la torta con la farina di castagne. Il fatto singolare è che quando le mangio non ho limiti e mi ci avvento come se si trattasse di un vero e proprio peccato di gola. Sì, le castagne potrebbero indurmi a commettere uno dei sette peccati capitali !!!



mercoledì 26 ottobre 2011

Buon compleanno ...

Oggi mi sento triste, eppure sarebbe stata una giornata felice... se tu fossi ancora qui con noi. Ti avremmo festeggiata, ricolmata di regali, di baci e abbracci. Ci saremmo specchiati nei tuoi occhi, un po' grinzosi ma ancora vivaci e sorridenti e ci saremmo detti quanto siamo stati fortunati ad averti avuto nelle nostre vite, ad aver potuto condividere la nostra vita con te. Ancora oggi, quando qualcosa non va, vorrei poter digitare il tuo numero di telefono e sentirti dire, ancor prima di averti spiegato tutto nel dettaglio, di prendere il primo treno e raggiungerti per qualche giorno a Monza. La tua voce, la saggezza acquisita nella tua comunque lunga vita, il tuo innato senso del bene costituivano una carica di energia che, a volte, mi pare di non avere più. Ricordo tutto di te, soprattutto ciò che più ho amato e che mi accompagnerà per il resto della vita: i tuoi sospiri, i tuoi ritmi sempre energici nonostante gli anni, tanti, la tua gestualità che alcuni sostengono di ritrovare in me, e non sanno quanto mi rendano felice dicendomelo, la tua capacità di vivere la quotidianità rendendola speciale.
Mi rendo conto di come tutto il tempo che ho fortunatamente trascorso con te sia sempre stato piacevole e di come tu sia stata capace di cancellare ogni mia eventuale tristezza... sì, le giornate condivise con te sono state uniche, serene e  indimenticabili.  Grazie, nonna Piera... questo purtroppo è l'unico regalo che da quaggiù io possa inviarti, ma lo faccio con il cuore.
Ti voglio un bene immenso. Buon 105° compleanno!!!

martedì 25 ottobre 2011

Che sorpresa!…Un tenero ricordo




L’altro giorno, mentre sfogliavo una qualsiasi rivista settimanale, ho notato un’intera pagina dedicata alla celebrazione del centenario di una nota azienda produttrice di olio. Il dato singolare è che per farlo hanno promosso la pubblicazione di un libro per bambini della serie di Geronimo Stilton, il ben noto topo giornalista, anzi direttore dell’Eco del Roditore, come ancora ricorda mia figlia che è stata una sua fan per anni e ne conserva tutti i libri che le abbiamo regalato.
Beh, proprio a tale proposito mi è sorto il tenero ricordo… alla presentazione, in una delle più note librerie di Milano, di uno dei libri di Geronimo Stilton abbiamo portato la nostra piccola(all’epoca alle scuole elementari) che, con il suo libro tra le manine, si è avvicinata all’autore, travestito da Geronimo, e se l’è fatto autografare.
La sua prima presentazione di un libro…che emozione, per lei e per noi!


sabato 22 ottobre 2011

In metropolitana

Andare a Milano in auto o in treno e poi prendere la metropolitana per raggiungere il centro, l’area pedonale, mi ha sempre fatto sentire una cittadina del mondo, nel senso che quel convoglio di carrozze che strisciano nelle “viscere” della città appartiene alle metropoli, a quei nuclei cittadini immensi, importanti, densamente abitati e ricchi di attrattive. Milano mi appare così … io almeno l’ho sempre percepita come tale.
Viaggiando e visitando altre grandi città del mondo ho riscontrato molte analogie proprio utilizzando questo moderno mezzo di trasporto che ha un suo fascino, anche per una come me che vorrebbe viaggiare in carrozza, ma quella con cocchiere e cavalli. Non so ben identificare quali fattori la rendano così affascinante ai miei occhi, forse il fatto che consenta di viaggiare sotto terra, trasferendoti da una parte all’altra della città, come per magia, attraverso percorsi non identificabili, forse per quegli odori, a dire il vero spesso quasi nauseanti, che ricordano le locomotive di un tempo, quelle a carbone, o forse …  chissà perché.
Quel che più mi piace della metropolitana è la possibilità di osservare una considerevole varietà umana. Vi si scorge un’eterogeneità di volti, di abbigliamenti e voci ma, al tempo stesso, un’omogeneità di gesti, sguardi, pensieri supposti e desideri inespressi a parole. Gli avventori, entrati e usciti, chi tra poche chiacchiere, chi concentrato nella lettura di un libro, chi distratto da chissà quale pensiero, chi stremato con lo sguardo sognante il proprio divano, a casa, al caldo … sono dei pittori che hanno aggiunto una propria personale pennellata a quel quadro dinamico dell’affollatissima metropolitana, per poi uscirsene senza rimpianto, lasciando un vuoto immediatamente colmato da un nuovo arrivo.
Molte volte mi sono chiesta chi avrebbe preso il mio posto, dopo la mia fuoriuscita dal "quadro" e non nego che mi sia capitato di voltarmi e badare a chi si stesse sedendo al mio posto, inconsapevole artista di una "tela" in continuo divenire.





giovedì 20 ottobre 2011

QUANDO UN PARTICOLARE FA VOLARE LA FANTASIA


Sfogliando un vecchio libro d’arte, La pittura italiana del Settecento, un ricordo dei tempi dell’università, mi sono soffermata sulle pagine dedicate al vedutismo veneziano, da me da sempre tanto amato: ogni singola fotografia, riproducente i capolavori di Canaletto, Carlevarijs, Guardi e Bellotto mi trasporta nel loro mondo, quello a loro contemporaneo, così lontano dall’attuale, in un’altra dimensione, quella nella quale tutto appare migliore, più romantico, più coinvolgente e carico di magia, grazie anche alla luminosità atmosferica che connota ogni loro opera.
Lo sguardo scorge particolari che fanno nascere il desiderio di vivere in quella Venezia, come quella del Molo del bacino di San Marco di Canaletto, di prendere parte a quei balli e a quegli incontri, come nel Concerto di dame presso la casa dei filarmonici di F. Guardi, d’indossare quegli abiti sontuosi, quelli della Festa della Sensa in piazza S. Marco di F. Guardi, di circondarsi di quegli arredi sontuosi e di lasciarsi trasportare da quelle gondole. Richiuso il testo, restano a lungo impresse nella mia memoria le immagini di quella realtà e nei miei pensieri il sogno di materializzarmi in quel periodo storico.
Dalla capacità di coinvolgere un pubblico di un’ epoca lontana più di due secoli si deduce l’abilità e la grandezza di questi artisti che hanno saputo trasmettere la vibrante vita del mondo che apparteneva loro.




mercoledì 19 ottobre 2011

Il fascino delle mercerie


Se ne conservano ancora, nonostante l’invadenza degli ipermercati che fagocitano tutto e tutti, nei centri storici. Ne ho ritrovate alcune a Monza, a Pavia, a Cremona. Sono le mercerie, con ancora le scaffalature lignee, dal numero infinito di cassetti e relativa targhetta metallica a indicarne il contenuto, il lungo bancone, con la misura del metro inciso per favorire i tagli delle stoffe accatastate in un angolo, una sopra l’altra, in modo casuale ma sempre armonico.
Sono quei luoghi dove ci si recava con la nonna o  con la mamma, se dedite all’arte del cucito o almeno del rammendo.
 Poi, tra i 15  e i 25, anno più, anno meno, non le si frequentavano e non attraevano. Cresciuta un altro po’ hanno ricominciato a destare il mio interesse, non tanto per le mie abilità manuali con ago e filo, quanto per le preziosità che vi ho scoperto e il puro piacere di acquistarle e averle tutte per me. Nastri di seta o di velluto, magari per impacchettare un regalo speciale, che è un piacere lasciare scivolare tra le mani, spagnolette di filo di cotone, disposte in gradazione, che vorresti portare tutte a casa perché creano un insieme di colori che non ti stancheresti mai di guardare, piccole paillettes e disegni con finti brillantini per coprire le macchie incancellabili con cui solo le bambine sanno rovinare l’abitino o la magliettina appena acquistati. Insomma un’infinità di accessori e un mondo da scoprire al quale basta aggiungere la propria fantasia per … creare, creare, creare.





martedì 18 ottobre 2011

La pantera rosa




Otto film diretti dal regista Blake Edwards, un nome che deriva dal preziosissimo diamante rubato nel corso dell’omonimo film e una serie di cortometraggi animati derivati dal personaggio introdotto nei titoli di testa e coda degli otto film: tutto ciò è bastato perché l’esilarante pantera diventasse celebre in tutto il mondo, piacendo a grandi e piccini ...                                                        Il merito è attribuibile all’imbranato ispettore di polizia francese, Jacques Clouseau, magistralmente interpretato da Peter Sellers. Chi non lo ricorda con quel berretto e il classico impermeabile?
Nelle sue indagini, l’ispettore non manca d’intuito, ma le gag che ne nascono rivelano la sua proverbiale sbadataggine, la cui comicità d’azione, che tanto ricorda le comiche, resta indimenticabile.
Io, da piccola, mi ero affezionata soprattutto ai cartoni animati mentre, in età adulta, ho scoperto e apprezzato i film.
Com’è mia consuetudine resto legata al primo attore che ha dato il volto all’adorabile ispettore e mi è sufficiente vederne una fotografia per sorridere.
Impareggiabile!



lunedì 17 ottobre 2011

USCITA DOMENICALE


Con l’arrivo dell’autunno siamo ritornati alla nostra piacevole consuetudine delle passeggiate domenicali. Grazie alla splendida giornata, al sole ancora caldo e ai colori ancora estivi abbiamo scelto, quale meta della nostra domenica, Sirmione sul lago di Garda. Località “amena e ridente” avrebbero scritto un tempo sui depliant illustrativi. Oggi queste definizioni sono in disuso, ma la piacevolezza del luogo, la felice posizione geografica, il clima ottimale e le antiche rovine della villa del poeta latino Catullo, quella denominata “Grotte di Catullo”, costituiscono dei validi motivi per visitare questa località. 


Appagante è anche una semplice passeggiata nelle due vie centrali, con sosta nelle piazzette che vi si aprono, per ammirare spettacolari scorci sul lago e sulla variegata vegetazione – dai limoni alle bouganville, dai pini alle palme – o per apprezzare i palazzi antichi, spesso ospitanti locali storici al piano terra. Il centro storico è sempre affollato dagli abitanti e dai tanti turisti attratti dalla rocca scaligera, ancora dotata del ponte levatoio e dell’originale fossato, e dalle spiaggette spesso rallegrate da bimbi, ma non solo, intenti a gettare briciole di pane che  cigni, anatre e germani si contendono con i gabbiani che planano e veloci le sottraggono loro.                    


 La località è anche una rinomata stazione termale che consente, anche a coloro che non necessitano di cure, una piacevole passeggiata nei ben curati giardini delle terme. Se vi si aggiunge la sosta per un buon gelato, uno spuntino o un aperitivo, a seconda dei gusti e delle voglie, la buona riuscita della “gita” è assicurata e la domenica acquista quel piacere in più che permette di affrontare con maggiore serenità la settimana lavorativa.

domenica 16 ottobre 2011

QUANTA FATICA PER UN DIRITTO…CHE DIAMO SCONTATO!


Ieri, durante la lezione di storia in una classe 5°, discorrendo della Rivoluzione russa, abbiamo “scoperto” che negli anni Venti vi avevano introdotto l’obbligatorietà scolastica sino ai 15 anni. Commenti e battutine si sono sprecate… Solo alcune timide voci a sostenere quanto lungimiranti fossero stati, poiché in pochi si rendono conto dell’enorme fortuna che hanno.
Il diritto allo studio è sacrosanto ma è inutile illuderci…ancora oggi non è garantito a tutti e sussistono disparità di sesso, per cui in alcuni paesi non è consentito alle donne accedervi, e di censo, perciò determinate scuole e università sono precluse ai più.
Tuttavia noi possiamo reputarci fortunati per il fatto di potere scegliere il percorso di studi che più ci aggrada. Non è sempre stato così e soprattutto le donne hanno faticato molto per ottenere una parità con gli uomini, come ci viene confermato da alcune curiosità che mi è piaciuto riportare:

. La prima donna laureata al mondo è stata Elena Lucrezia Cornaro (splendido è un libro a lei dedicato “Illuminata” di P. Carrano, Ed. Mondadori) : laureatasi nel 1678 in filosofia a Padova, anche se non poté mai insegnare, in quanto donna;
. Ernestina Paper, nata Puritz-Manasse fu la prima donna laureata in Italia, dopo l’unificazione nazionale, nel 1877 in Medicina e Chirurgia a Firenze;
. Maria Montessori fu la prima donna a laurearsi in Medicina presso La Sapienza di Roma nel 1896;
. Emma Strada fu la prima donna laureata in ingegneria civile al Politecnico di Torino nel 1908;
. La prima donna italiana a conseguire tre lauree fu Maria Biffignardi: in Giurisprudenza nel 1896, in Lettere nel 1899 e in Filosofia nel 1900.

 COMPLIMENTI E GRAZIE A LORO !!!





sabato 15 ottobre 2011

LUCI E VECCHI LAMPIONI


Ho sempre apprezzato quel momento della giornata che definiamo l’imbrunire, quando il sole cala e si rende necessario l’accensione della luce nelle case e per le strade. Tutte quelle luci m’infondono serenità e mi rallegrano: sottolineano la vitalità della città e me ne fanno avvertire il senso di appartenenza.
Osservando le finestre delle case, illuminate dalle calde luci delle lampade collocate in prossimità dei vetri, s’individua l’intimità degli interni e il senso di tepore che v’immagino diffondersi. Nelle piazze e lungo le strade sono soprattutto i lampioni ad attrarre la mia attenzione. Avete mai notato quanto fascino emanino i vecchi lampioni che città come Londra, Parigi, New York, ma anche certe vie di Milano, Roma, Firenze hanno saggiamente conservato ?!
Sarà perché io tendo a tenere il naso all’insù, ma i vetri spessi e irregolari, come solo quelli fatti a mano sanno essere, la struttura portante in ferro o in ghisa, con motivi decorativi in stile Liberty o con ghiere e pinnacoli, quelli peculiari dell’eclettismo di fine Ottocento, e la foggia elegante delle lanterne mi conquistano e divengono spesso uno dei soggetti preferiti delle mie fotografie.



venerdì 14 ottobre 2011

Che dolce, la mia gattina!



La osservo ogni giorno, quando distrattamente le passo accanto e lei emette un miagolio smorzato, forse un cenno di saluto, e quando  io, seduta sul divano ,la individuo addormentata nei posti più impensabili, dietro la cimasa di un vecchio armadio, sopra il mio portatile o sulle pagine del libro di greco di mia figlia.
Adora sdraiarsi sulle ciabatte , lasciate ai piedi della poltrona, e intrufolarsi in un qualsiasi sacchetto, dove riesce anche ad addormentarsi.
Da piccola impertinente qual è si è appropriata della casa e  per questo sa di renderci felici.
A volte penso si stia umanizzando…ci osserva  e tenta, dissuasa da noi, d’imitarci : pranzerebbe volentieri a tavola con noi, mangerebbe nei nostri piatti e berrebbe dai nostri bicchieri, oltre a dormire dove più le aggrada, letti compresi.
Noi la freniamo, anche se “ci piace piacerle”.
E’ adorabile quando si sdraia a pancia in su, con le zampette posteriori ben tese e lì, sul pavimento della sala ,si addormenta, certa che nessuno mai le potrebbe fare del male.
Dolce creaturina, siamo felici di averti nella nostra vita, tu che hai fatto brillare gli occhi della mia adorata Giulia quando, condottati a casa, ti abbiamo presentata a quella bimba che tanto desiderava una gattina.
P. S. La dolce gattina in questione è Amélie, più volte immoralata in fotografie pubblicate su questo blog.


giovedì 13 ottobre 2011

“Camera con vista” di E. M. Forster


Ho letto il romanzo e ne ho visto e rivisto il film.
Lo stesso autore definì questa sua opera semplicemente come “the nicest” e non certo come il migliore. Io non ho letto l’opera omnia di Forster, ma trovo“Room with a view” adorabile.
La storia riflette la consuetudine del Grand tour che, nel XVIII e XIX secolo, era il viaggio di formazione obbligatorio per i gentlemen e le ladies inglesi, e non solo. Lo stesso Forster lo attuò, partendo dall’Inghilterra per giungere a Firenze, proprio come la protagonista, Lucy, accompagnata da una chaperon( come si conveniva alle giovani signorine), la cugina Miss Bartlett.
Un bacio rubato sconvolge la mente della giovane protagonista che inizia a vedere sotto una nuova luce il suo nobile e saccente promesso sposo.




 Ogni sua certezza cade e, dopo il soggiorno presso la realmente esistita pensione Bertolini, sul Lungarno, con relative escursioni mozzafiato nella campagna toscana, il ritorno in patria, nel Surrey, dove si consuma la conclusione del romanzo, con Lucy che lascia l’ottuso e rigido promesso sposo per il più passionale George, lo stesso del bacio in un campo di fiordalisi sotto il caldo sole italiano.
Saranno state le splendide fotografie, l’ambientazione a Firenze (impossibile non amarla), la campagna toscana prima e quella inglese poi…sarà stato il film in costume, la storia d’amore, i personaggi così ben definiti, ma resta uno dei film che rivedo più volentieri, da anni, e mi piace sempre tanto.



mercoledì 12 ottobre 2011

E LE MIE ADORATE GOLOSITA’…

Vi è mai capitato di apprezzare moltissimo un prodotto e vederlo scomparire all’improvviso dai ripiani dei supermercati e, a domanda esplicita, sentirvi rispondere che non è più in commercio, sempre che non lo chiediate a qualche giovanissimo commesso che, stranito, vi guarda dichiarando che in quel negozio non l’hanno mai avuto ( nonostante voi l’abbiate comperato lì per anni)?
A me è accaduto più volte.
I biscotti sembrano avere la peggio: adoravo Le Marie, biscotti ovali, sottili, bucherellati, vecchio stampo (forse della Mc Gregor’s) … sono scomparsi! (In realtà li ho trovati, acquistati e divorati a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti… felice per la sorpresa ma, come dire, piuttosto scomodo farci la spesa …  anche quella settimanale!) I Primatini della Pavesi, frollini rigati e leggeri … spariti! I Digestive della Pavesi, unici biscotti integrali che adoravo … tolti di mezzo!
Ho paura che se continuo ad apprezzare i Pavesini faranno anche loro una brutta fine, la medesima delle caramelle/ chewing gum Charms, dai molteplici gusti e colori …volatilizzate!
Mi hanno cancellato un mondo di golosità!!!

martedì 11 ottobre 2011

Spicchio di luna... luna piena

Voltandomi distrattamente, lo sguardo l’ha colta ancora una volta stagliarsi, nel buio della sera, proprio in mezzo alla finestrella che le fa da cornice.
E’ la luna, è l’antica Selene che da sempre affascina l’essere umano, me compresa, al punto da fare dimenticare che sia semplicemente un nostro satellite, che abbia una sua rotazione e mari e monti.
Per me è un’entità che ci osserva benevola, ci illumina e assiste placida e rassegnata di fronte ai nostri successi,alle nostre miserie umane e alle nostre nefandezze.
Rasserena guardarla e pensare che domani sarà ancora lì, per me, per noi, solo un po’ più grande, ma sempre presente … a darci certezze.



La mia città si fa bella


Alla mia città stanno rifacendo il look, o meglio ne stanno abbellendo alcuni angoli del centro storico, ripristinando l'antico selciato e collocandovi arredi ultramoderni: sedute rettangolari e circolari con l’aggiunta di fioriere in polietilene, materiale che ha il pregio d’illuminarsi col buio, alternate ad altre in pietra.
Ho apprezzato in modo particolare le forme tonde, oserei dire panciute, delle fioriere bianche, destinate ad accogliere alberelli, fiori, piante officinali ed erbe aromatiche.
Sono felice di questa iniziativa: la mia città è ancora circondata dalla natura, quella tipica della bassa Pianura Padana, e portarne un poco tra le antiche mura la renderà più gradevole.
Permane in me un solo timore, quello dei soliti ignoti:                                                - gli imbrattatori, ignoranti e incivili, che deturpano nella convinzione di recare danno agli altri, senza la consapevolezza che loro stessi pagano il nuovo “make up” cittadino;
- i ladri che, credendosi furbi, sottraggono piante e fiori, anche di scarso valore, per il puerile piacere d’impadronirsi del bene altrui.
Non mi resta che confidare in un accresciuto senso civico dei lodigiani, così che tutti possano godere delle migliorie apportate.

lunedì 10 ottobre 2011

Gatto Silvestro



Uno dei cartoni animati da me preferiti era Gatto Silvestro, che del gatto selvatico, al quale allude il nome, aveva ben poco, se non l’istinto di catturare e mangiarsi il tenero e furbetto Titti.
Il suo aspetto, nero col ventre bianco, lo rendeva familiare, così come la caparbietà nella caccia al canarino, chiuso in una gabbietta e sempre protetto dalla nonnina, induceva a una certa solidarietà per la sua goffaggine.
La sfortuna lo perseguitava e mi spingeva a fare il tifo per quel gattone che veniva preso a ombrellate dalla nonna ogni volta che attentava all’incolumità del volatile e veniva picchiato da un  cane bulldog, brutto, tarchiato e muscoloso … Veniva da dire “povero Silvestro!”.Titti o Tweety, con la celebre espressione “Oh,Oh, mi è parso di vedere un gatto!” non riscuoteva le mie simpatie: sempre soccorso da qualcuno, scaltro, ingegnoso e, a volte, perfido verso Silvestro, era l’emblema del fortunato e io, sin da piccola, ho sempre parteggiato per gli sfortunati, come dimostra la mia simpatia per Paperino e l’antipatia verso Gastone…vorrà pur dire qualcosa, no?!

domenica 9 ottobre 2011

PAROLE CHE DA BAMBINA SUSCITAVANO LA MIA CURIOSITA’ , TANTA PERPLESSITA' E M’ INCUTEVANO UN CERTO TIMORE



Fachiro:nulla sapevo delle pratiche ascetiche, ma l’averne visto uno in televisione che si dimostrava insensibile al letto di chiodi sul quale si sdraiava e che restava in uno stato catatonico -  a me al tempo pareva dormire con gli occhi aperti – l’aveva reso una figura paragonabile ai maghi.
Falena: sarà stata l’assonanza con “balena”, sarà che non ho mai amato le farfalle, neppure quelle con le ali colorate che pare piacciano a tutti, chissà poi perché, (tutti a dire che alluda alla libertà, che sia una delle più belle creature esistenti … mentre io penso ma che libertà visto che ha una vita brevissima, ma che essere tra i più belli del creato se tra le due ali c’è un corpicino peloso e decisamente brutto a vedersi!!!), ma quando mio papà me ne mostrò una, intrufolatasi in casa, ovviamente di sera, tutta grigia e cupa … beh, vi lascio immaginare la smorfia che ho fatto e il disgusto provato.
Girino: avvertito da me come un diminutivo ( ancora ignara della differenza tra diminutivi e vezzeggiativi) di “giro”, nel senso di passeggiata, mi ha scosso il vederne uno che nulla vi aveva a che fare: una larva, che già il termine …, tozza, con una piccola coda … che schifo! Alla precisazione datami della sua metamorfosi, non ho più avuto dubbi: quel mostriciattolo sarebbe diventato un mostro, sì, perché io detesto rane e rospi, anche quelli delle fiabe, persino quelli di Beatrix Potter, e all’idea di baciarne uno per vedere se si trasformasse in principe, beh … ho sempre pensato che dei principi se ne potesse fare a meno.
Lestofante: usato da mia nonna, mi creava confusione e imbarazzo; la nonna ricorreva a tale termine per indicare un suo vicino di casa che, a suo dire, era un imbroglione privo di scrupoli nell’ingannare il prossimo. Io che pensavo il termine alludesse al fante, cioè al soldato a piedi, del quale si era parlato a scuola nell’ora di storia, che camminava veloce, iniziai a chiedermi se i soldati fossero degli imbroglioni o se il vicino della nonna fosse un ex soldato imbroglione che camminasse veloce.
Rachitismo: nonna e mamma usavano questo termine per indicare ragazzini che avevano, come capii più tardi, deformazioni ossee, che io non notavo, perciò lo associavo al loro volto e poiché il vocabolo suonava negativo, soprattutto per il tono con cui le due lo pronunciavano, pensavo si trattasse di bambini cattivi e me ne tenevo lontana. Che vergogna di me ho provato quando ho compreso il significato del termine!
Abat-jour: sentita pronunciare questa parola dai miei genitori, senza sapere a cosa si riferissero, un giorno l’utilizzai, sicuramente a sproposito, e che vergogna quando entrambi si misero a ridere… Temevo di aver detto qualcosa di sconveniente, invece ridevano per la mia prima parola in francese… beh, deduco sia meglio sorvolare sulla pronuncia!
Redingote: mia nonna paragonava tutte le giacche da lei ritenute troppo lunghe alle redingote di mio nonno, suo marito, nato nel 1890, e io mi chiedevo se il nonno, in gioventù, portasse abiti femminili, restando sbigottita, o se la moda femminile degli anni in cui ero piccina volesse trasformare le donne della mia famiglia in uomini, di nuovo sbigottita e perplessa.

POST PASSIBILE DI AGGIUNTE!!!

sabato 8 ottobre 2011

Eccovi alcune citazioni di estrema attualità :



.”Gli uomini discutono, la natura agisce”
                                         Voltaire
.”Alla natura si comanda solo ubbidendole”
                           Francesco Bacone
.”Il bambino ha diritto al più grande rispetto”
                                       Giovenale
.”Non ereditiamo la terra dai nostri avi, ce la facciamo prestare dai nostri figli”
           Antoine De Saint-Exupéry

.” I grandi amano le cifre. Quando voi gli parlate di un nuovo amico, mai si interessano alle cose essenziali. Non si domandano mai: "  Qual è il tono della sua voce? Quali sono i suoi giochi preferiti? Fa collezione di farfalle?" Ma vi domandano: "Che età ha? Quanti fratelli? Quanto pesa? Quanto guadagna suo padre?"  Allora soltanto credono di conoscerlo.
          Antoine De Saint-Exupéry
."Si dovrebbe pensare più a far bene che a star bene e così si finirebbe anche a star meglio" 
          A. Manzoni
  (Grazie, Sabri)


P.S. Se chi legge ne avesse da aggiungere, lo faccia nel commento e provvederò a introdurla, menzionando chi l’ha suggerita. Grazie.

venerdì 7 ottobre 2011

BOB, L’AGGIUSTATUTTO

Avete presente quel cartone animato per piccini in cui il protagonista, Bob, a capo di un’impresa, sa sistemare qualsiasi cosa non funzioni nella sua città, coadiuvato dai suoi attrezzi animati e partecipi: la gru, la ruspa, la betoniera, la scavatrice…?
Ogni volta che un rubinetto perde, una vite salta, una lampadina si brucia, una guarnizione si rompe… io vorrei essere Bob l’aggiustatutto, così non dovrei prendere appuntamenti su appuntamenti, restare in attesa per giorni e sborsare cifre esorbitanti.
Esempio pratico la scorsa primavera: un rumore inquietante ad ogni sterzata dell’auto. Che sarà mai? Corri a fare un controllo, le vacanze pasquali ormai prossime, l’auto doveva essere in ordine per andare al mare. La trattengono per controlli e individuare la causa. Dopo due giorni, arriva il responso della Sibilla cumana (la segretaria addetta a contattare il cliente)…un sasso nella ruota anteriore e il conto da pagare…125,00 euro… per togliere un sasso !!!  Bob, dove sei???


martedì 4 ottobre 2011

… e lei cresce



La bambina(nella foto all'età di 4 anni, ora di 15 anni)che condivideva ogni momento della mia vita, quella che non mi lasciava un minuto, colei che doveva venire prima di ogni altra mia esigenza, l’esserino che aveva sempre bisogno di me… dov’è finita? Si è nascosta? E’ scomparsa? La cerco, la inseguo e quando mi pare di averla raggiunta, mi sfugge, mi scappa e si allontana.
Le nostre chiacchiere, le nostre compere, le nostre merende fuori casa, le nostre risate… tutto si è diradato, ma solo io sembro accorgermene.
Lo so, sembro una mamma chioccia che non si rassegna alla crescita della figlia, ma vi assicuro che non è così.
Non sono mai stata una mamma apprensiva, le ho sempre lasciato gli spazi richiesti, ho sempre agevolato la sua indipendenza, senza soffrirne o frenarla… eppure a volte mi rattristo un po’.
Sono consapevole che non posso sostituire le amiche nelle confidenze, che non mi è possibile condividere i suoi nuovi interessi, che certo non coincidono più con i miei, che non posso pretendere mi dedichi tutto il suo tempo libero, ma negare che tutto ciò mi dispiaccia è impossibile!
Dovreste vedermi quando, in casa da sola, ascolto ripetutamente – l’autolesionismo in certi casi raggiunge livelli inauditi – una canzone degli Abba, riproposta nel film “Mamma mia” che tratta dei sentimenti di una madre nei confronti della figlia che,in crescita, si allontana inconsapevolmente da lei.
Allego il testo ma,a chi volesse commuoversi, consiglio di ascoltarla su youtube, digitando:
 Slipping through my fingers

Schoolbag in hand
 she leaves home in the early morning

Waving goodbye
 with an absent-minded smile

I watch her go 
with a surge of that well-known sadness

And I have to sit down for a while

The feeling that I'm loosing her forever

And without really entering her world

I'm glad whenever I can share her laughter
   
That funny little girl


Slipping through my fingers all the time

I try to capture every minute
The feeling in it

Slipping through my fingers all the time

Do I really see what's in her mind

Each time I think I'm close to knowing 
she keeps on growing

Slipping through my fingers all the time


Sleep in our eyes 
her and me at the breakfast table

Barely awake 
I let precious time go by

Then when she's gone
there's that odd melancholy feeling

And a sense of guilt 
I can't deny

What happened to the wonderful adventures

The places I had planned for us to go

Well some of that we did 
but most we didn't

And why I just don't know


Slipping through my fingers all the time

I try to capture every minute  
the feeling in it

Slipping through my fingers all the time

Do I really see what's in her mind

Each time I think I'm close to knowing 
she keeps on growing

Slipping through my fingers all the time


Sometimes I wish that I could freeze the picture

Schoolbag in hand 
she leaves home in the early morning

Waving goodbye with an absent-minded smile

And save it from the funny tricks of time

Slipping through my fingers -



Dopo averla cantata a squarciagola, almeno fino a quando la commozione me lo consente, m’immedesimo e scoppio in lacrime. Che ci posso fare, ho un livello di emotività esagerato!




domenica 2 ottobre 2011

Quella domenica … 2 OTTOBRE 1983

Oggi un anniversario, una ricorrenza, allora una svolta di vita!
Questo è quanto mi accadde 28 anni fa.
Un incontro casuale, complice un amico comune, che si è rivelato speciale, di quelli che segnano la vita, di quelli che ti sconvolgono positivamente l’esistenza.
Non è mai accaduto che, in tutti gli anni trascorsi dal quel pomeriggio, io non abbia pensato quale fortuna mi fosse capitata in quel giorno. Nulla potrà mai farmi cambiare idea in proposito e nulla potrà mai uguagliare il sentimento che ne è nato e che mi auguro si mantenga inalterato.



Buon anniversario… a chi sa di esserne il destinatario!

sabato 1 ottobre 2011

Grazie ai fratelli Montgolfier !!!


Da sempre sono affascinata dalle mongolfiere e un mio grande desiderio, per ora ancora insoddisfatto, sarebbe quello di provare l’ebbrezza del volo in aerostato.
Ogni volta che ne vedo uno, mi brillano gli occhi e fantastico su un improbabile giro del mondo a bordo. Certo la lettura e la visione di più di una versione cinematografica de “Il giro del mondo in ottanta giorni” di Giulio Verne deve aver giocato un ruolo non indifferente sulla mia mente di bambina … e di adulta! La mongolfiera mi fa sognare ad occhi aperti e immagino, dopo un decollo da manuale, con tanto di folla che si sbraccia per salutarmi, di dirigermi verso terre lontane, passando su sterminate radure verdeggianti, corsi fluviali che brillano sotto il sole, laghi dei quali individuo i confini e i paesi costieri, colline che preannunciano vette più alte, prospettive da brivido, alternate a tramonti spettacolari per poi affrontare le ore notturne – a dire il vero non sono certa si possa volare in mongolfiera durante la notte, ma la mia fervida immaginazione mi consente tutto - , giorni e giorni in volo, attraversando bianche nuvole e incontrando brezze che favoriscono la velocità.
Al di là del sogno, mi accontenterei di sorvolare spazi ben più ridotti, anche per pochi minuti, quelli sufficienti ad ammirare panorami straordinari da una visuale del tutto insolita.
Se fossi in grado imiterei Vincenzo Monti che ai fratelli Montgolfier dedicò un’ode per celebrarne l’invenzione e il primo volo -  con a bordo tre animali: una pecora, un’oca e un gallo, ignari aeronauti riportati a terra illesi - che, non dimentichiamocene, avvenne a Versailles, al cospetto di Sua Maestà Re Luigi XVI e dell’illustre consorte, la regina Maria Antonietta, il 19 settembre 1783, dalla durata di circa 8 minuti e che raggiunse la ragguardevole altezza di circa 500 metri.

P.S. Tale invenzione consentì ai fratelli Montgolfier di essere nominati membri dell’Accademia delle scienze di Parigi e al loro padre di ricevere il titolo nobiliare ereditario de Montgolfier dal re Luigi XVI nel 1783,oltre a rimanere nella storia!!!