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A chi so che mi legge abitualmente e a chi capiti per caso d'intrufolarsi tra queste righe... prego, accomodatevi, è un piacere saperlo e un eventuale commento sarà immensamente gradito.

mercoledì 31 agosto 2011

Una giornata a Milano… senza svenarsi.

Al rientro dalle vacanze avverto sempre il desiderio di un giro a Milano e anche in questi giorni ne sento l’esigenza, quasi fosse un’azione rituale capace di ricondurmi alle consuetudini della vita di tutti i giorni, dopo la parentesi estiva.
Andare a Milano è sempre entusiasmante, almeno per me, a prescindere dalla stagione, perché lo vivo come un giorno di relax.
Mostre e musei da visitare o riscoprire, gallerie d’arte che, se non fosse per i costi proibitivi, ti farebbero nascere il desiderio di iniziare subito una collezione, che so… di gioielli antichi, di penne stilografiche, di quadri d’autore o di vasi Liberty.
Anche lo shopping (abiti, calzature, BORSE! …) non è sempre alla portata di tutti; qualche volta ci si può lasciar tentare ma, effettivamente, non lo si può fare ogni mese.
Per tornare a casa comunque contenta e appagata dei miei acquisti, ho escogitato un tour tra i miei negozi preferiti in ognuno dei quali riesco ad acquistare qualcosa con una cifra totale che può oscillare tra i 30 e gli 80 euro: un salto da Peck per una confezione di pepe rosa o verde o, in alternativa, di marmellata, seguito da una capatina da Ladurée dove trovo degli squisiti confetti alle mandorle ( gli unici che non smetterei mai di gustare), venduti in una scatoletta così graziosa da valere da sola la spesa. 


                                                                                Poi da Pineider per dei bigliettini o della carta da lettere, sì perché io sono una di quelle persone che, nonostante viva nell’era dei PC, ama ancora scrivere e RICEVERE lettere scritte a mano, in bella calligrafia.



Infine dei cioccolatini da Godiva, buoni e belli come gioielli: spiace persino mangiarseli!





Lì vicino, se avete voglia di spendere un po’ ma di viziarvi, potete gustarvi un tè al Et de Milan… ne vale la pena anche per l’atmosfera e poi in quell’hotel soggiornava Giuseppe Verdi, che io adoro!



Se sono i complementi d’arredo che vi attirano ( a me tantissimo) andate da SIA: in pratica un appartamento con 1000 idee da trasferire a casa vostra!
 Buoni acquisti a tutti!


martedì 30 agosto 2011

CHI L’AVREBBE MAI DETTO CHE…


Quando ero piccina, piccina guardavo la televisione in bianco e nero, nata in Italia il 3 gennaio 1954, poi, negli anni Settanta tutto divenne a colori e mi sembrò una magia. I miglioramenti si susseguirono di anno in anno,  ma chi l’avrebbe mai detto che dal pulsante da premere per accendere l’apparecchio e dal telecomando sarei giunta a navigare davanti a uno schermo, scegliendo gli argomenti che preferisco, un film o una canzone a me cari, un quotidiano da sfogliare… semplicemente appoggiando la mia mano su un piccolo oggetto che, per la sua forma, ricorda un topolino, il mouse, nome con cui tutti lo conosciamo, e si presta al cavo della mano stessa con la quale diventa un tutt’uno? Di nuovo una magia, ancora una magia della mente umana, di quei geniacci che ne capiscono di “cose”, le studiano, le sperimentano, le progettano, le producono e ce ne fanno dono. Grazie, geniacci!!!

Altro che “vedere a distanza”, come suggerisce l’etimologia del termine televisione, ormai siamo dentro a quel che vediamo!




VENTI SIGARETTE A NASSIRYA



Ho letto questo libro dopo aver seguito un’intervista televisiva ad Aureliano Amadei, uno dei due autori e protagonista di questo romanzo-reportage in cui descrive, con uno stile molto diretto e un lessico a volte gergale e colorito, la scelta di un viaggio a Nassirya per girare un film. Il destino lo porta proprio nel luogo della purtroppo ben nota strage del 12 novembre 2003, nella quale resta coinvolto e che lo segna profondamente nel corpo e ancora di più nell’animo. L’esperienza lo fa riflettere sulla presenza italiana in Iraq, in una guerra che ufficialmente non esiste.
Ho trovato singolare il titolo che rimanda al breve tempo trascorso in quella terra – quello che gli è stato necessario per fumare un pacchetto di sigarette, 20 per l’appunto – prima di rischiare la vita.
Al di là delle idee politiche di ognuno, è un libro che merita una lettura in quanto testimonianza diretta di una realtà che se appartiene ad un paese lontano da noi, per cultura e distanza geografica, in verità ci riguarda tutti dal momento che siamo una sola umanità.

lunedì 29 agosto 2011

Il farmer market


Un’esperienza impareggiabile che consiglio a tutti quelli che davvero amano la cucina e a chi, come me, pur non amando i fornelli, si entusiasma di fronte a quella profusione di colori, odori e forme.
Il farmer market, dove contadini, produttori di formaggi e panettieri espongono i frutti del loro lavoro su bancarelle, che sono un tripudio di alimenti e solleticano l’acquolina, merita un’attenzione che esula dall’ovvietà della spesa quotidiana.
Addentrarsi tra i banchetti un po’ disordinati, ma proprio per questo invitanti e romantici, e lasciarsi trasportare dall’istinto e attrarre da frutti, verdure o pani e formaggi è come fare un viaggio nella natura, seguendone le stagioni.
Mi piace abbandonarmi a idee culinarie che un pompelmo o un cespo di lattuga mi suggeriscono, creando azzardi di sapori e colori o perfette e sorprendenti alchimie che potrebbero entusiasmare anche i palati più raffinati.
In realtà in questi mercati ciò che mi conquista è la predominanza dell’olfatto e della vista, sensi che subiscono stimolanti sferzate.
Bancarelle di verdure fresche, appena raccolte… un filare di carote, con il ciuffo verde e tracce di terriccio, sedani svettanti, profumo di prezzemolo, melanzane lucenti, frutti opachi e imperfetti…
E ancora le più svariate forme di pane, grandi, grandissime, rustiche, come piacciono a me che le assaporo ancor prima di addentarle, quelle che rivelano la loro bontà solo guardandole e che suggeriscono pasti semplici ma naturali.
Sul banco a fianco... formaggi impilati, magri, grassi, di grotta, con croste di diverse tonalità, che riconducono a sapori, a odori e a gusti di un tempo, quelli di una cucina povera ma sana, di un desinare che non richiede abbellimenti, perché bella è la sua naturalezza e la sua rusticità.
Osservo, quasi rapita, il venditore che raccoglie i suoi prodotti dalle casette lignee, li soppesa e li pone sulla bilancia, spesso la vecchia stadera, per poi infilarli nei sacchetti di carta che, accartocciata, li conserva sino a quando faranno bella mostra di sé nella nostra cucina o arricchiranno le nostre pietanze.
Con quel tesoro, appena acquistato, mi attardo ancora nel mercato contadino, così mi piace chiamarlo, e osservo chi mi circonda e si lascia attrarre da questo mondo come me: c’è chi vaga senza meta e scatta fotografie, immagino un turista o un appassionato dello scatto; due signore anziane, sorelle, vista la somiglianza, acquistano con parsimonia, del resto la pensione è quella che è; un signore col cellulare all’orecchio che, dimentico della conversazione, s’illumina di fronte a certe fragole, che solo nei libri per bambini ne ritrovi di simili… esempi di umanità che, per una scelta o per un caso fortuito vi sono capitati e che, ignari, hanno condiviso con me questo immenso piacere.



COME NON ESSERE D’ACCORDO CON JACQUELINE DE ROMILLY?


Questa grandissima donna, pensate…prima donna professore all’Accademia di Francia, rinomata specialista di civiltà e lingua greca, innamorata della cultura classica e umanista, esperta e ammiratrice dell’Atene antica al punto da definire lo storico Tucidide “Uno degli uomini della mia vita” arrivò a sostenere che “Una società che dimentica Omero finirà per dimenticare Voltaire”.
Concordo con il suo pensiero e la realtà pare darle ragione.
Da grande conoscitrice di quel lontano passato, ne individuava la modernità e auspicava la conoscenza degli autori antichi per trarre vantaggi dai loro insegnamenti, dalla loro “voce” che raggiunge chiunque voglia ascoltarla. Ecco perché avrebbe voluto che il greco antico fosse diffuso e non solo studiato dagli studenti del liceo classico.
Riteneva che il declino dello studio del greco antico, con la sua letteratura, la sua filosofia e l’intera cultura di allora fosse un grave danno per l’umanità, una perdita incolmabile che avrebbe condotto l’uomo a dimenticare i tanti insegnamenti offerti e poi trasferiti nelle lingue e culture successive.

Perdere questo prezioso patrimonio e lasciarlo cadere nell’oblio, significherà pagarne le gravi conseguenze che ne conseguiranno.
Ecco che si chiarisce la sua affermazione: un mondo che non vorrà più attingere a tanta saggezza, potrebbe giungere a sottovalutare, nel tempo, anche altre testimonianze di grande valore per il perdurare della civiltà, quali gli insegnamenti dell’Illuminismo, della sua tolleranza e della sua apertura mentale, basti pensare all’ affermazione di Voltaire “Io combatto la tua idea, che è diversa dalla mia, ma sono pronto a battermi fino al prezzo della mia vita perché tu, la tua idea, possa esprimerla liberamente”.
Quante volte, anche nella quotidianità, assistiamo all’intolleranza più assoluta? Troppe.
Che si sia già dimenticato anche Voltaire? Non lo escludo.



domenica 28 agosto 2011

La seconda splendida meta delle mie vacanze estive



In seconda battuta le mie vacanze di quest’estate hanno avuto come meta una parte dell’Andalusia, da anni nei miei desideri, ma sempre rinviata.
Non ho mai nutrito alcun dubbio che ne sarei rimasta stregata e la scelta compiuta non ha smentito le mie aspettative: Siviglia, Cordova, Carmona e, a risvegliare l'archeologa che è in me, Italica, la prima colonia romana fondata in territorio iberico per volontà dell’imperatore Adriano, sono state una piacevole evasione.
I suoi preziosissimi tesori – la cattedrale con la Giralda, il campanile e minareto che veglia sulla città e offre un originale concerto di campane, il Real Alcazar con i suoi giardini, le stradine del quartiere ebraico, la Torre dell’oro e la stupefacente piazza di Spagna – ai quali si aggiungono piazzette con aranceti, facciate di un bianco abbacinante arricchite da balconi, verande e bow-windows in ferro battuto, patios traboccanti di piante e fiori…tutto questo è Siviglia, splendida città andalusa nella quale è stato affascinante girovagare senza meta per scoprire angoli e scorci inaspettati, da immortalare con la macchina fotografica per riassaporarne l’atmosfera anche una volta tornata a casa.
Certo il caldo di agosto si è fatto sentire, ma il refrigerio della piscina dell’hotel e l’adeguarsi agli orari degli abitanti (dalle 14.00 alle 18.00 in casa)ha consentito una splendida esperienza da ripetersi e suggerire.



RICORDI SPECIALI AL RIENTRO DALLE VACANZE

Se non fosse per il piacere che il proprio nido esercita su ciascuno di noi, il rientro dalle vacanze sarebbe carico di tristezza e malinconia e forse un poco di mestizia si appropria dell’animo di ognuno, più che altro per la ripresa dei ritmi consueti e degli immancabili  relativi impegni quotidiani. Ad addolcire il ritorno ci pensano i ricordi delle splendide giornate trascorse in terre lontane, su lidi tropicali o tra gli spazi infiniti di alte montagne: biglietti d’ingresso di mostre, musei o spettacoli teatrali, conchiglie e frammenti di corallo raccolti su spiagge incontaminate, le brouchures degli hotel nei quali si è pernottato, qualche prodotto tipico (deliziose confezioni di biscotti o bonbons, bottiglie di vini pregiati, sacchettini di tè in foglie…), ma soprattutto fotografie, tante, tantissime fotografie, aiutati dal digitale che favorisce la frenesia del fotografo che alberga in molti di noi e che da libero sfogo alla ricerca dell’inquadratura impossibile e improbabile.
La fotografia immortala momenti irripetibili, coglie attimi che l’occhio non sempre percepisce; certo i risultati non sono sempre quelli attesi: la fotografia può sorprendere con magnifiche inquadrature che mai avremmo immaginato di saper realizzare, ma può anche provocare delusione, per il fatidico palo non visto che deturpa lo scorcio mozzafiato che tanto avevamo decantato, o risate per l’espressione buffa di chi è stato immortalato.
Comunque sia la macchina fotografica resta uno strumento per me insostituibile e imprescindibile in ogni vacanza: nel tempo favorisce il ricordo dei tanti luoghi visitati, dei cambiamenti del volto di mia figlia e delle emozioni provate.
Come non ricordare l’emozione di accompagnare le neonate tartarughine nella loro frenetica e istintiva ricerca del mare di fronte all’immagine della mia piccola Giulia che tiene uno di quei delicati esserini tra le sue piccole mani e felice la lascia al proprio destino nelle acque limpide del Messico? E ancora come non provare nostalgia davanti alla foto che ritrae il momento in cui sono giunta in vetta alla piramide di Kukulkan  a Chichen Itza, dove un tempo potevano salire solo i sacerdoti Maya? E i terrazzamenti di Bali? Lo skyline di New York city? Il tramonto a Monterosso? I trulli di Alberobello?...
Non mi resta  che ringraziare Louis Daguerre, pittore e chimico francese che ci ha fatto dono della fotografia.


sabato 20 agosto 2011

In uno scatolone …


Ogni tanto anche quel dato cassetto o, nel mio caso, quello scatolone va risistemato. Non è qualcosa che si affronta volentieri e bisogna attendere il momento adatto, quel giorno in cui, non si sa perché, dentro di noi scatta la molla ed eccoci lì a scegliere un punto della casa in cui sistemarci e via …si scoperchia il raccoglitore di tanti nostri oggetti, la maggiore parte dei quali ci sorprende perché non ricordavamo di averli riposti lì.
Estratti biglietti d’auguri, ritagli di giornale, un portachiavi e un vecchio portafogli, intravvedo qualcosa di blu, sotto a tutto, …è la mia cartelletta dei tempi dell’università!
Aprirla è stato come tornare indietro nel tempo e rivedermi seduta nell’aula di archeologia o in quella di storia
antica, le due aule in cui ho seguito il maggior numero di lezioni.
All’interno copie di statini, quei foglietti (da tempo in disuso) che, ritirati in segreteria, si dovevano consegnare al docente al momento di sostenere l’esame.
Ecco il frutto do tante fatiche: la fotocopia del libretto personale. Che emozione rileggere gli esami sostenuti ( Storia orientale antica,Letteratura italiana, latina, greca, Storia del teatro e della drammaturgia antica, Filologia medievale e umanistica, Glottologia, Epigrafia latina, Storia greca, romana e medievale, Archeologia e storia dell’arte greca e romana, Geografia, Storia dell’arte lombarda ecc…) con i voti (però, niente male!) e le firme dei docenti, alcuni dei quali non ci sono più.
Lì, in poche pagine, anni della mia vita, condivisa con tante compagne, molte delle quali perse di vista perché lontane o per i diversi percorsi intrapresi.
Dolci ricordi, memorie di tanta ansia e la grande soddisfazione il giorno della laurea, il 14 luglio, con mia nonna in lacrime vedendomi seduta al centro della solenne aula Volta dell’università di Pavia.
Sospiro e una parte di me vorrebbe tornare a quegli anni ma poi, no, meglio il presente così ricco di motivi per essere felice.
Richiudo la cartelletta e, accarezzandola, la ripongo nella scatola, col sorriso sulle labbra e un po’ di magone.



 

I Nerd ( forse anche Leonardo)

Se l’argomento vi incuriosisce, vi consiglio la lettura di Storia naturale del nerd di Benjamin Nugent. L’autore spiega come il nerd, un maniaco della tecnologia, estremamente razionale e spesso tendente all’isolamento, col passare del tempo, abbia compensato la sua mancanza di relazioni attraverso le proprie abilità, non certo comuni, che spesso l’hanno portato al successo e al riscatto sociale. Nugent sottolinea come questo fenomeno sia particolarmente diffuso negli USA, dove l’ambizione personale è incoraggiata dalla cultura del self-made man.
Ovviamente sono citati nomi di nerd divenuti famosi tra i quali spiccano ( almeno per me che non conosco molti nomi illustri nel settore della tecnologia)  Bill Gates, Mark Zuckerberg e il nostro Leonardo da Vinci.
Leonardo... un nerd??? 
Mi inquieta il solo pensiero!                                    Nugent mi perdonerà ma io continuerò ad annoverarlo tra i grandi geni della storia e a ricordarlo per le sue opere d’arte.







venerdì 19 agosto 2011

IL PERSONAL SHOPPER ???

Ne sento parlare da tempo e ne leggo sui giornali come di una figura senza la quale non si può più vivere, se non sentendosi antiquate. Chi lo dice? Non ho mai pensato di ricorrere a un aiuto per i miei acquisti; ritengo di essere in grado di provvedervi da sola.
 Certo la compagnia di un’amica può fare piacere: ti offre un consiglio, ti vede da fuori e conosce i tuoi gusti.
Il personal shopper sarebbe un emerito sconosciuto che deciderebbe cosa mi stia bene, cosa mi si addica e come io debba essere alla moda.
Forse le cosiddette vip ricorreranno a tale figura, ma non condivido il pensiero che ogni donna desideri esserne affiancata durante gli acquisti, per di più strapagandolo!!!
Per piacere… a chi vogliono darla a bere?




CARA VECCHI NIVEA, BUON COMPLEANNO!


Meglio sarebbe dire buon centenario!
Sì, la crema Nivea compie cent’anni!
Avete presente quella scatoletta di latta blu che da sempre vediamo sugli scaffali dei supermercati?
Credo di sì. In molti l’abbiamo vista in casa della nonna o della mamma sin da quando eravamo piccine.
Io la collego direttamente alla mia nonnina che ne faceva un uso quotidiano, al termine del rituale del bagno, per mantenere morbida la pelle ed evitare ispessimenti cutanei ai piedi e ai gomiti.
Lei me ne elencava le virtù, quasi fosse una panacea per ogni disturbo o difetto della pelle.
Ricordava come suo marito, mio nonno, in periodo di guerra attraversasse l’intera città pur di portargliene una confezione, tanto sapeva la gradisse.
Quest’anno, a Berlino, la festeggiano, come nel resto della Germania, e ho scoperto che è stata creata da un farmacista e chimico della Beiersdorf ad Amburgo nel 1911.
Il suo nome deriva dal termine “neve”, prescelto per alludere al biancore della pelle femminile che andava preservato ( era ben lungi dal venire la passione per l’abbronzatura).
Il suo potere lenitivo o presunto tale da mia nonna e da milioni di donne, la profumazione gradevole, il facile reperimento, il costo contenuto e le gradevoli campagne pubblicitarie l’hanno resa celebre in tutto il mondo.
E’ probabile che oggi vi siano in commercio creme migliori e più nutrienti per la nostra pelle, ma quella tonda scatoletta di latta blu mantiene ancora oggi tutto il suo fascino, almeno per me!


giovedì 18 agosto 2011

CINQUE GIORNI A BERLINO: UN ASSAGGIO DI VACANZA, UN ’ ESPERIENZA DI VITA !


Una pausa, quella di luglio, molto attiva tra visite, passeggiate nel Tiergarten, tour in battello sulla Sprea, un continuo sali e scendi dalla bicicletta e rilassanti nuotate nella piscina dell’hotel.
Cinque giorni interi per cogliere i molteplici aspetti di questa città unica, per gli eventi storici che l’hanno coinvolta e segnata, cosmopolita, giovane, attiva e proiettata al futuro.
Con le biciclette in affitto abbiamo ridotto i tempi dei trasferimenti (notevoli sono le distanze tra le varie parti della città), sfruttando le comode, utilissime, onnipresenti e molto usate piste ciclabili.
Musei,negozi, locali tipici e centri commerciali abbondano come in molte altre città della nostra cara, vecchia Europa.
Ciò che vi si respira è il forte desiderio di superare la storia passata e di andare oltre, senza dimenticare quello che è stato.
In più punti della città ci s’imbatte nei resti e nelle linee del muro che la separava, ma certo nulla più rende tangibile l’orrore che dovevano provare i berlinesi vissuti tra il 1961 e 1989, con i quasi 160 km di muro di separazione, il filo spinato, i Checkpoint, il corridoio della morte e le uccisioni di chi tentava di passare a Berlino ovest; solo i pannelli, riproducenti le foto di allora, lo attestano ancora e lasciano inorriditi.
Altrettanto increduli lascia il monumento in memoria dell’Olocausto, con le sue 2711 gelide, squadrate stele di marmo nero.
Meritevole è il castello di Charlottenburg, come l’escursione nella vicina cittadina di Potsdam, che consiglio vivamente per l’importante conferenza che vi si è tenuta, per il delizioso centro storico e per lo splendido castello di Sans Souci.
Sono stati pochi giorni, ma molto intensi, ricchi di fascino e di storia recente, che resteranno nella nostra mente e nei nostri cuori. Sono felice di aver fatto visitare a mia figlia una città che ancora attesta gli eventi recenti della storia e degli errori umani che non devono essere dimenticati….mai.

ESAME DI MATURITA': LA MIA 5° IA

I miei ragazzi di 5° si sono diplomati!
Li conosco da tre anni, li ho visti crescere, maturare e ora sono proiettati verso il futuro. La maggior parte di loro proseguirà gli studi, iscrivendosi all’università e solo due hanno dichiarato di voler cercare un lavoro.
Quest’ultimo anno di scuola superiore non è sempre stato facile per loro: si sa che la pressione per gli esami conclusivi rende un po’ ansiogeni. E’ molto comune detestare l’idea di venir giudicati e l’ansia da prestazione può colpire anche i ragazzi più studiosi e meritevoli, ma alla fine se la sono cavata piuttosto bene. Certo alcuni non hanno svolto un esame orale al meglio delle loro possibilità. Mentre altri, solitamente più timidi e impacciati, hanno dimostrato di saper controllare le proprie ansie, indice di una crescita considerevole che tornerà loro utile in futuro, a ogni esame universitario o futuro colloquio di lavoro, perché con l’espressione “gli esami non finiscono mai” non s’intende solo il titolo di una commedia di De Filippo, ma una concreta verità.
Alcuni hanno affrontato il periodo con mille paure ed è stato un piacere vederli stanchi ma rilassati il giorno successivo al loro esame orale, quando a scuola sono venuti a sostenere i compagni in attesa del “patibolo”; altri (pochi per la verità) hanno gestito il periodo precedente all’esame con maggior tranquillità, studiando, impegnandosi, ma senza strafare, conducendo la vita quotidiana di sempre, uscendo con gli amici, chattando, senza troppi pensieri.
Ognuno percepisce le sfide in modo del tutto personale!
Io ero sempre in tensione per ogni esame che ho dovuto affrontare, eppure chi mi vedeva non l’avrebbe mai immaginato per l’autocontrollo che riuscivo a mantenere, almeno agli occhi altrui…io avrei voluto fuggire ogni volta! Meno male non l’ho fatto!!! Affrontare le proprie paure, il giudizio altrui, ogni sfida che la vita ci propone rafforza il nostro carattere e ci rende più combattivi.

BRAVI RAGAZZI DELLA 5° I A!!!
La vostra professoressa.

mercoledì 17 agosto 2011

LES BARBAPAPAS


Eccola! E’ la coloratissima famiglia di blob a forma di pera. Il padre, il più grosso e tutto rosa, ha la capacità di modellare il proprio corpo assumendo le forme più svariate e utili ad aiutare chi ne ha bisogno – è rimasta memorabile la frase che accompagna ogni sua trasformazione “ Resta di stucco: è un barba trucco”.
 La famiglia è numerosa: oltre a Barbapapà, ci sono Barbamamma tutta nera con una deliziosa coroncina di fiori sulla testa, Barbabella di colore viola e ingioiellata, la verde Barbalalla amante della musica, Barbabarba nero e peloso è il pittore di casa, l’intellettuale occhialuta Barbottina tutta arancione, Barbabravo lo scienziato di colore blu…                                                                                   Il fumetto, da cui prese spunto la serie animata, ha diffuso un messaggio ecologista.                                                                                         I natali di queste adorabili creature sono da rintracciare in un casuale momento d’ispirazione che gli autori hanno avuto in un bistrò parigino, una nascita niente male, no?!

La tenerezza pura incarnata da pupazzetti !!!

P. S. Li comprerei tutti, in taglia gigante, ma sarebbero troppo ingombranti. Mi terrò i miei di piccole dimensioni!!!

Raccolta differenziata


Per me è ormai assodato che per attuarla ci vuole una certa predisposizione mentale !!!

Non ci sono obblighi di legge che tengano: se uno non è mentalmente predisposto al

rispetto per l’ambiente in generale, e non solo del proprio giardino, al concetto di riuso, e

non solo all’usa una volta e getta per carità, al recupero, e non al se a me non serve non mi

interessa, al riciclo, e non solo al pensiero che vetri, plastica e lattine in casa ingombrano,

al risparmio, e non al tanto le risorse naturali sono di tutti… beh, è tutto inutile!

Abitando in un centro storico, effettuiamo la raccolta differenziata porta a porta: a

giorni e orari stabiliti gli addetti ritirano quanto noi gettiamo.   

Questo sistema è pratico: devi solo esporre l’immondizia, secondo le prescrizioni, fuori

dalla porta di casa. Vi assicuro che non è difficile. Eppure qualche mio vicino non ha

ancora capito che né la plastica va inserita nel sacchetto del secco  né l’umido in quello

del vetro, anche se è tutto scritto a chiare lettere sul pieghevole recapitatoci dal

Comune.

A tal proposito ho colto il commento di una vecchietta che mi ha fatto sorridere: “ I  gan

ben da savé leg” che tradotto in italiano è ” Dovranno ben saper leggere”.

Sì signora mia, di certo sapranno leggere ma forse recepiscono “ a comode rate mentali”,

per usare un’espressione simpatica e originale che ho letto su qualche sito di cui non

ricordo il nome!



GATTO


Abbiamo una dolce gattina, Amélie, ma in casa c’è un altro gatto, che, con grande originalità, si chiama … Gatto!
E’ un peluche, regalato da amici a mia figlia Giulia, in occasione della sua prima Santa Lucia.
E’ un peluche di un celebre marchio, produttore di splendidi animaletti pelosi, tutti belli tranne il nostro.
Gatto deve essere l’unica eccezione, quella che conferma la regola: peluria grigio chiaro, occhi azzurrognoli e un musetto mal fatto. Unico pregio di Gatto è la conformazione fisica, allungata e perciò adatta ad essere trattenuta sottobraccio o tra collo e spalla, come ancora lo tiene mia figlia durante le lunghe notti invernali.
I ripetuti, quanto indispensabili, lavaggi hanno impoverito il già sparuto pelo della bestiola e hanno sbiancato gli occhi così da farlo sembrare affetto da cataratta.
Tutto ciò ne fa un peluche, come dire…”bruttino”, ma guai a farsi sentire da mia figlia che se lo porta in ogni vacanza, a volte anche solo per uno spostamento giornaliero. Lo cerca per la notte e il mattino lo trascina con sé in cucina.
Nonostante Gatto non riscuota i miei favori, devo ammettere che le due volte in cui non riuscivamo a ritrovarlo ne ero dispiaciuta, non per la perdita in sé, ma per il dolore che ne avrebbe avuto la mia bambina.
Che Gatto resti con noi per sempre!!!

venerdì 12 agosto 2011

TOPO GIGIO



Ti ho rivisto ieri sera in TV e  ti voglio dedicare un pensiero.

Topo amatissimo, compagno della mia infanzia, dei miei anni più spensierati, quando ti portavo sempre con me, tenendoti al riparo in una tasca, nel timore di perderti.
Ti avevo, e ti conservo ancora tra i ricordi più cari, in formato componibile, per poterti cambiare d’abito, alto 10 cm. Ti ho ricevuto in regalo dal mio papà all’inizio degli anni ’70, quando avevo 4 o 5 anni, dopo averti visto in televisione, presumo al fianco di Memo Remigi in “L’inquilino del piano di sotto”, piuttosto che vicino a Cino Tortorella nello Zecchino d’oro, trasmissione canora che non mi è mai piaciuta. Il momento per me più entusiasmante è stato però vederti interagire , a Canzonissima nel 1974, al fianco di Raffaella Carrà : vi adoravo entrambi! ( Di Raffaella parlerò in altra occasione; questo post è tutto dedicato al mio adorato Topo Gigio).
Mi hai conquistato, morbido pupazzetto animato, costruito ( l’ho scoperto in età adulta, ovviamente) in moltoprene (un prodotto plastico sintetizzato dagli idrocarburi, a me del tutto ignoto, ma non faccio testo), romantico, tenero, dall’animo innocente e dotato del senso dell’umorismo. Leggendo ,anni dopo, un articolo di giornale a te dedicato ho saputo che eri stato creato da Maria Perego che ti volle di un candore assoluto e fiducioso nel mondo di allora, travagliato da pericoli e paure ( in effetti, lo insegno anche a scuola, gli anni ’70 sono stati famigerati in tal senso). Ho pure scoperto che sei nato nel 1959, come Barbie ( altra mia passione), perciò è facile dedurre anche per me, che con la matematica ho qualche questione aperta, che  hai i tuoi bei 52 anni … portati comunque splendidamente!
A proposito che fine ha fatto gatto Megalo, il tuo antagonista di sempre e…Rosy Rosicchia, la tua eterna fidanzata ? Non ti sarai sposato, senza dirmelo? Però se l’hai fatto e ne sono nati tanti bei piccoli topini Gigio per le generazioni future ,ne sono felice.
Grazie Topo Gigio per tutti i momenti sereni che mi hai fatto vivere!!!  Bacioni e un abbraccio “al formaggio”!
 

giovedì 11 agosto 2011

BOLDINI E LA BELLE EPOQUE: CHE MOSTRA!!!





La sontuosa cornice di villa Olmo a Como ha visto l’allestimento della mostra di alcuni dei miei pittori preferiti d’inizio Novecento: Boldini, Zandomeneghi, De Nittis e Corcos.
In visita mi sono beata degli oltre cento quadri presenti, la metà dei quali del maestro che ritrasse le più belle donne della Belle époque. Adoro la sua indiscussa abilità di ritrattista che si manifesta, ancora ai nostri occhi, in una galleria d’immagini di figure femminili aristocratiche che rivestirono un nuovo ruolo sociale e che le vide uscire dal contesto domestico per entrare a far parte della società dell’epoca nella sua molteplice varietà.
Splendido il turbinio delle sue figure, avvolte in splendidi abiti, ammantate in stoffe setose dalle quali fuoriesce il particolare di una manina ingioiellata o di una scarpetta vezzosa.
Le opere in mostra sono indimenticabili… come non sognare di fronte alle carrozze o all’omnibus che attraversa le rues e les avenues di Parigi? Come non stupirsi per i dettagli delle due figure di istitutrici, prive dell’austerità che ci si attenderebbe e ingentilite nei modi e nei gesti, o per la ricchezza di particolari di salotti, di vedute d’interni, di scene teatrali?
Mi piace la società ritratta in questi capolavori: fiduciosa nello sviluppo sociale e ottimista, nonostante si evidenziassero già le prime tensioni sociali che avrebbero presto condotto alla degenerazione di una guerra.
Qualcuno di voi l'ha visitata? Vi è piaciuta?

Una cartolina da…

Non importa da dove!
Mi piace inviarle e altrettanto riceverle: è una dimostrazione dell’affetto o dell’amicizia che si prova per qualcuno ed è rassicurante pensare che qualcun altro abbia sacrificato anche due soli minuti del proprio tempo per rivolgerci un pensiero, un saluto e un commento.
Una delle cartoline più belle e sentite è stata recapitata a mia figlia da una carissima amica in vacanza in Grecia.
L’immagine riprodotta è quanto di più lontano ci si aspetterebbe di ricevere ( scorcio marino o sito archeologico ad esempio, vista la provenienza) , soprattutto se a inviarla e a riceverla sono due ragazzine di 14 anni.
Il soggetto prescelto sono due donne anziane, vestite di nero dalla testa ai piedi, con una fascina di fieno e un cestino di fiori sotto braccio, viste di tre quarti, in atteggiamento di grande confidenza e affetto.
Il messaggio scritto dice: ” Insieme, insieme fino alla vecchiaia!”.
 E’ pura poesia: cartolina scelta, valutata, direi pensata, tenero messaggio scritto a mano a suggellare un legame e una complicità che fa ben sperare.                                                                                      Brava Costanza!
fortunata la mia giulia!
                                Noi due, insieme fino alla vecchiaia!

Straniero


Ho chiesto a un mio studente della Costa d’Avorio, piuttosto ben integrato, cosa significhi per lui essere uno straniero e la sua risposta è stata illuminante, anche per via della sua giovane età.
 Ha spiegato che non ci si sente stranieri perché si proviene da un paese magari molto distante, perché si hanno usi, costumi, tradizioni e lingua diversi, perché si osserva un differente credo religioso. Lui si sente straniero solo quando nello sguardo di chi gli sta di fronte legge il suo essere straniero.
Forse dobbiamo meditare, che dite?

mercoledì 10 agosto 2011

SE PIACCIONO I GIOIELLI DEGLI ZAR




Se anche voi siete rimasti a bocca aperta davanti alle teche del tesoro della corona a Londra o a quello del palazzo di Topkapi a Instanbul, beh, non potrete mancare alla mostra del tesoro del Cremlino, esposto sino all’11 settembre di quest’anno al Museo degli Argenti di Firenze.                         Io non l’ho persa, anche se il desiderio di ammirare le splendide uova Fabergé (indicate sul sito ufficiale della mostra tra i gioielli esposti), delle quali gli Zar di Russia hanno sempre amato circondarsi, e come non capirli, non è stato esaudito. Una gentilissima, quanto imbarazzata, addetta al controllo delle sale ha precisato di aver segnalato l’errore contenuto nel sito (che molti altri visitatori hanno fatto notare ), ma nessuno ha ancora provveduto alla doverosa correzione.
Sorge il dubbio che “l’errore “sia uno specchietto per le allodole…anche se non ve n’è motivo, tanto più che col medesimo biglietto si accede al museo degli Argenti, del Costume, delle Porcellane e ai giardini di Boboli e Bardini. Se poi si aggiunge che si è a Firenze…

Sensazioni

Stamane, al risveglio, muovendomi per casa, un sentore del passato mi ha sorpresa.

Ci sono profumi, essenze e odori in grado di risvegliare sensazioni infantili e quel mondo di filastrocche, dolcetti, latte menta, talco e Acqua di Parma che mi sono appartenuti perché propri della quotidianità dei miei nonni paterni, gli unici che ho conosciuto, frequentato, amato e con i quali ho vissuto nei primi anni della mia vita, creando così un legame indissolubile.

Non so dire esattamente cosa abbia suscitato tale sensazione ma una cosa è certa: l’ho gradita, mi ha commosso e spero di riavvertirla presto!

martedì 9 agosto 2011

Il senso da dare al “giudizio sospeso”


Concordo con quanto scrive la scrittrice Paola Mastrocola, insegnante di scuola superiore come me, in merito alla situazione in cui vengono a trovarsi tutti gli studenti che, non avendo raggiunto risultati sufficienti a giugno, devono sostenere delle prove a settembre per poter accedere alla classe successiva, cioè quelli che un tempo erano gli esami di riparazione.
Le scuole offrono aiuti, per quanto le ristrette finanze consentano, con i corsi di recupero che non hanno la pretesa di rivedere l’intero programma  svolto nell’anno (e come farlo in pochi giorni???) ma possono offrire chiarimenti a chi non ha ben compreso pur essendosi impegnato.                                                                          Coloro che d’impegno ne hanno messo poco o neppure quello, beh… non necessitano di alcun cmmento.
Molti studenti ricorrono alle lezioni private, ma sarebbe bene provvedessero anche a lavorare da soli, compiendo quello sforzo che hanno evitato nell’anno trascorso, sperando che poi il voto del consiglio di classe avrebbe risolto la situazione a loro favore con un atto di generosità che, chissà perché, è ritenuto dovuto!                            Il vedersi il giudizio sospeso dovrebbe diventare una scommessa con se stessi per dimostrarsi che si è capaci di prendere sul serio la scuola e di lavorare con costanza.
Quello che importa è la volontà di farcela e lo sforzo che si compie per ottenere il risultato.                                                                                                               Intrapresa questa strada di autoconsapevolezza del proprio atteggiamento, anche l’anno successivo potrebbe dare ottimi risultati.
La crescita non consiste soltanto nel compiere 18 anni, nell’ottenere la  patente, nel venire a scuola in auto o nel rincasare a notte fonda …
La crescita è tale se comporta una certa maturazione e se sviluppa il senso di responsabilità verso gli altri e verso se stessi.

Questa riflessione nasce dall’inatteso incontro con una madre di un mio studente, con ben tre giudizi sospesi; la signora si è lamentata per l’eccessiva severità degli insegnanti delle materie d’indirizzo che, a suo dire, non avrebbero mantenuto il dialogo con la famiglia e non avrebbero compreso i problemi del suo bravissimo e studiosissimo figlio, ora carico d’impegni e convinto di non riuscire a colmare le lacune, "colpevole" anche il docente che, essendosi fatto carico di aiutarlo durante l’estate, ha precisato che non sarà disponibile per l’intera settimana di ferragosto!!!




Adoro i campanili, ma anche i grattacieli



Sin da piccola sono sempre stata attratta dai campanili.
Ancora oggi lo scorgerne uno, anche in lontananza, mi infonde sicurezza e mi da un senso di protezione, un po’ come doveva essere nei tempi passati, anche antecedenti a quelli di manzoniana memoria, quando per i viaggiatori a piedi, a cavallo o in carrozza costituivano un punto di riferimento e la certezza di potervi trovare un luogo di ristoro.
Per secoli essi, con le casetorri o i fari, sono stati gli edifici più alti, svettanti sull’intera città o sul paesello.
Certo le loro altezze risultano irrilevanti rispetto ai grattacieli sparsi per il mondo, ma ancora rari in Europa, tuttavia il verticalismo esasperato di certe costruzioni non piace a tutti e molti  preferiscono avventurarsi sulle scale, spesso malferme e ripidissime, dei più terreni campanili che costellano il nostro territorio. Non è fondamentale che si tratti di quello di Giotto a Firenze o del Torrazzo di Cremona, basta un qualsiasi campanile di una cittadina per cogliere dall’alto le bellezze, e lo scempio fatto dall’uomo, dei paesaggi naturali e dell’agglomerato urbano sottostante.
Non so quale sia oggi il grattacielo più alto del mondo ma non nego che mi piacerebbe vederlo dal vivo e salire sino all’ultimo piano. Il fascino di un campanile è legato ai secoli di storia che ha attraversato, al valore artistico che gli si attribuisce e al nome dell’architetto che l’ha edificato, ma gli stessi grattacieli vanno rivalutati perché frutto di studi di grandi ingegneri, di designer di fama mondiale e di mezzi tecnologici applicati all’edilizia, inimmaginabili nei decenni passati.
Il mio amore per l’archeologia ( non dimentichiamo le piramidi Maya e quelle dell’antico Egitto, oltre ad una delle 7 meraviglie del mondo antico, il faro di Alessandria ) e per l’arte non è venuto meno, ma la vista dello skyline di New York mi ha fatto amare quei grattacieli che sembrano gareggiare tra loro e non sono che l’estrema conseguenza di una caratteristica da sempre peculiare degli esseri umani: perpetrare in qualche modo il proprio ingegno.

sabato 6 agosto 2011

150 anni!!!


Quest’anno l’Unità d’Italia ha compiuto 150 anni.
17 marzo 1861 : una data in più da ricordare per i nostri studenti? Un fortunato caso di vacanza inattesa?
No, è il giorno in cui è nata la nostra storia insieme, uniti!
Attraverso i mass media abbiamo visto le tante cerimonie svoltesi in tutte le città della penisola e uno sventolio di bandiere.
Il tricolore, nato a Reggio Emilia il 7 gennaio 1797, è stato riproposto ovunque e in ogni foggia, dai  fasci di luce sui monumenti ai Tic Tac!
In realtà, noi italiani, proprio in quest’occasione, abbiamo scoperto simpatiche curiosità sulla nostra bandiera, per esempio che :
. L’articolo 12 della Costituzione ne sancisce i tre colori a bande verticali e di eguali dimensioni;
. La scelta compiuta dal patriota Luigi Zamboni è stato un omaggio al tricolore francese, sostituendo il blu con il verde delle uniformi della Guardia civica milanese;
. Il tricolore è nato con le fasce orizzontali, messe in verticale nel 1848, con la prima guerra d’indipendenza;
. Durante il Regno di Sardegna e poi il Regno d’Italia era stato aggiunto, al centro, lo scudo sabaudo;
. Protetta dalla Costituzione, no può essere offesa, né a parole né con gesti;
. Esiste una Manifattura italiana bandiere a Settebagni (Roma) dove sono confezionate le bandiere per il Senato, la camera dei Deputati e il Consiglio dei Ministri;
. Le bandiere per le più alte cariche dello Stato e delle Forze armate sono realizzate in seta, mentre le più comuni in poliestere stampato;
. La bandiera per il Presidente della repubblica è cucita a mano.
Sono semplici curiosità ma scoprirle e ricordarle può aiutarci a sviluppare un maggiore senso patriottico, non nel senso astratto dell’istituzione, bensì come sentimento d’appartenenza, per validi motivi che non   siano i soli mondiali di calcio, con tutto il rispetto per i tantissimi tifosi e per gli Azzurri!

venerdì 5 agosto 2011

FIORI DI CAMPO

In mezzo all’erba alta mi piace vedere il rosso acceso dei papaveri che, al primo timido soffio di vento, formano un’onda vermiglia che appaga la vista. Negli ultimi anni li ho visti tornare ad abbellire le rive dei fossati e le distese dei campi, grazie alla messa fuori commercio dei pesticidi.
Che meraviglia scorgerne le prime avvisaglie insieme alle spighe!



Altro fiore, dall’apparenza ugualmente delicata ma tenace, è la viola, proprio quella a cinque petali che amavo disegnare sui quaderni di scuola. Mi piace il suo colore intenso, il suo delicato profumo e la gentile macchia che tante viole formano tra la tenera erbetta di primavera.



Un ricordo d’infanzia è il cosiddetto “soffione”, in realtà i semi del tarassaco o dente di leone, che tanto mi divertivo,inconsapevole seminatrice, a soffiare. 



Vi piace il vintage?


Continua a essere irresistibile e lo attesta la considerevole diffusione di negozi che vendono abiti, accessori, calzature, cappelli e bigiotteria rigorosamente vintage.
Altri si specializzano in oggettistica per la casa, comprese le vecchie radio, i ventilatori da tavolo, i macinacaffè elettrici, i cesti da pic-nic…
Nelle grandi città si diffondono gli indirizzi dei negozi  meglio forniti, come mi è stato confermato da un’amica milanese.
Ciò che piace di questi luoghi è la possibilità di scovarvi qualche pezzo di valore, qualche creazione unica, tutto dal gusto retrò.
Io non ho comprato nulla di vintage, ma ho riutilizzato alcuni oggetti appartenuti a mia madre, come un suo foulard, decisamente anni ’70 o degli orecchini e una spilla di strass anni ’50. Di più non oso, anche se certe fantasie di 40 o 50 anni fa mi piacciono parecchio, soprattutto per un costume, un abitino estivo o una borsa da spiaggia.
Possiedo anche un piccolo ventilatore verde acqua, coordinato, credo accidentalmente, a un macinino da  
caffè elettrico che però tengo confinati in un angolo della cantina… anche se non so dire in attesa di cosa.
Non li uso, ma mi piace il pensiero che siano lì, testimoni di un tempo che fu.

IL MOTTARELLO AL CIOCCOLATO

Lo mangiavano i miei genitori quando erano ventenni, lo mangiavo io da piccola e lo divoro ancora oggi, seduta sul divano di casa.
Non voglio sentire critiche per il fatto che sia di produzione industriale ( in questo consiste il suo primato) e che sarebbe meglio mangiare solo quelli artigianali, lo so e non m’importa.
Il mottarello, nato come gelato da passeggio, mi è simpatico per la sua semplicità, per il liscio rivestimento di cioccolato e per aver resistito in tutti questi anni alle tante e grandi innovazioni.
Quando ero piccola lo acquistavo nella latteria vicino a casa dove la signora Ginetta, per 70/80 lire, me lo porgeva con un sorriso, vedendo i miei occhi luccicare  mentre, in attesa,fissavo il relativo cartellone pubblicitario, ancora quello degli anni ’50, con bimbi felici che correvano con il loro Mottarello tra le mani.
Scartatolo, era un piacere unico … era pur sempre un gelato e io pur sempre una bambina, ed era anche molto più grande rispetto a quello attuale!!!


                   

giovedì 4 agosto 2011

IDEE CONTRO LA CRISI (E LO SPRECO)


La prima parte è il titolo di un articolo trovato su una rivista per introdurre  un gruppo di progettisti – i “Recession Design” – che da tempo, seguendo un’idea di Enzo Mari, realizzano arredi per la casa ricorrendo a materiali reperibili con facilità, come gli attrezzi che usano per fabbricarli. Gli stessi hanno raccolto i propri progetti, con le necessarie istruzioni, in un libro “Design fai da te. Idee contro la crisi”.                                                 Potrebbe essere divertente trarne spunto e sperimentare qualcosa per la propria casa o regalarlo ad appassionati del fai da te, no?
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Sempre per restare in tema del risparmio e del riciclo, vi segnalo il sito www.twosides.info: iniziativa volta a promuovere la produzione e l’uso responsabile della carta e della stampa.
Mi è piaciuto lo slogan -  Naturale, rinnovabile e riciclabile: è il lato verde della carta!
Belle e importanti le iniziative dell’industria cartaria in Europa!
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Vi consiglio la lettura di un libro uscito nel 2008 sul consumo consapevole per non sprecare (cibo, tempo, opportunità, le proprie capacità…) e aiutare chi non può permettersi l’essenziale, figurarsi lo spreco:
Antonio Galdo, Non sprecare, ed. Einaudi

P.S. Per quel che può valere il libro ha riscosso successo anche tra i miei studenti !!!