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A chi so che mi legge abitualmente e a chi capiti per caso d'intrufolarsi tra queste righe... prego, accomodatevi, è un piacere saperlo e un eventuale commento sarà immensamente gradito.
sabato 31 dicembre 2011
venerdì 30 dicembre 2011
LOVE IS…
Le ricorderete senz’altro… sono delle vignette, di gran moda tra gli anni Settanta e Ottanta: non c’era ragazzina o innamorato che non avesse una carta da lettere o un biglietto d’auguri che ne riproducesse una. L’autrice, Kim Grove, le creò per il suo fidanzato Roberto Casali: La vignetta più famosa fu “Love is…being able to say you are sorry”, con il medesimo significato della celebre frase del film Love story: Love means never having to say you’re sorry, “L’amore è…non dover mai dire mi dispiace”. I protagonisti erano due innamorati, spesso ritratti nella loro innocente nudità (ma senza volgarità), molto affettuosi e teneri, seguiti dall’incipit LOVE IS… e da una frase sull’amore.
Noi ragazzine le consideravamo quanto di più romantico ci fosse. Il diario, i quaderni, l’astuccio, i ciondoli…tutto poteva andar bene purché avesse impressa una vignetta Love is…
A dire il vero all’inizio mi pareva un azzardo mostrare ai miei genitori queste immagini (non tenevo conto che entrambi avevano studiato il francese e non comprendevano una parola d’inglese), perciò tenevo tutto nello zaino…beata innocenza la mia…erano ben lungi dal venire le nudità e le volgarità di oggi!
giovedì 29 dicembre 2011
Buoni propositi per il nuovo anno
A ogni fine anno si desidera l’arrivo del nuovo che ci si augura porti solo buone notizie, miglioramenti, sorprese inattese, tanta buona salute e scorra tranquillo con qualche guizzo che lo renda indimenticabile. Col trascorrere dei mesi, ci si accorge che le liete novelle si stanno alternando a piccole scocciature, a problemi da risolvere, a momenti di apprensione, di nervosismo o di rabbia… tutto come l’anno precedente, perché così è la vita nella sua quotidianità.
Poi succede di riflettere e di prendere atto che, nonostante le incombenze poco gradite, delle quali faremmo volentieri a meno così come di certe situazioni difficili da dipanare e tanti piccoli fastidi, com’era solita definirli mia nonna ( sì, la solita nonna Piera, ormai a voi nota), sono cose da poco e che vi sono realtà ben più gravi, tristi o addirittura insanabili.Forte di questo ho deciso che per il prossimo anno mi auguro di dover affrontare tante piccole difficoltà, qualche problema sul lavoro, alcune incomprensioni familiari, bisticci, arrabbiature e un pizzico di noia, per poter gioire per un ennesimo sorriso di coloro che amo, per le soddisfazioni scolastiche di mia figlia, per i viaggi che mio padre affronta con energia,nonostante i suoi 72 anni ( splendidamente portati), per le soddisfazioni personali e per la buona salute mia e dei miei cari.
mercoledì 28 dicembre 2011
Mi sento in forma
Non c’è niente di meglio che svegliarsi al mattino, guardarsi allo specchio e poter dire “Mi sento in forma.”
E’ uno stato di grazia dovuto al perfetto equilibrio tra corpo e psiche: le nostre emozioni, le nostre necessità, i nostri sentimenti e le nostre sensazioni trasmettono benessere al nostro corpo, un involucro che risente di quello che proviamo. Dovremmo apprezzare maggiormente i momenti in cui l’ avvertiamo… non darlo scontato, dovuto e soprattutto cercarlo, sorvolando sulle beghe quotidiane, sorridendo delle scocciature da cui ci lasciamo affliggere, perché è dentro di noi più di quanto si creda, basta volerlo trovare.
Fate una prova, guardatevi attorno, quando siete per strada, e notate quanta vera sofferenza c’è attorno a noi, nel bambino malato, nell’anziano che fatica a camminare, nella persona costretta a mendicare o in due genitori che hanno perso il loro unico figlio a causa di una malattia che non perdona … poi guardatevi riflesse in una vetrina e notate che siete in salute, carine, non c’è che dire, ben vestite e state andando al lavoro, magari dopo aver salutato i vostri cari e dato un bacio ai vostri figli… ditevelo, diciamocelo…”Mi sento in forma!!!”
martedì 27 dicembre 2011
Eccoci prossimi al Capodanno
Che fare? Cene al ristorante, feste in casa con gli amici, serate nelle piazze di qualche bella città, passeggiate romantiche sul lungo mare di qualche calda località di villeggiatura, fiaccolate sulla neve in montagna, brindisi davanti a un camino acceso… negli anni tutto ciò è stato sperimentato e ora mi pare di dover trovare qualcosa di nuovo, di più stimolante… ma cosa? A teatro per brindare con gli attori allo scoccare della mezza notte, in aereo per un cin cin ad alta quota, sopra l’oceano o a cavallo di due continenti, in una tenda berbera osservando una miriade di stelle visibile solo lontano dalle luci artificiali della città o, come ha fatto una mia amica qualche anno fa, in un igloo, sì proprio la casa di ghiaccio, ma suo marito è di origine finlandese e questo aiuta.
A voler badare alla stanchezza di queste ultime settimane, un bel letto con il suo caldo e avvolgente piumone potrebbe essere l’ideale, ma… chissà perché si vuole sempre trovare qualcosa di nuovo da fare per non lasciar passare banalmente quel momento dell’anno che si vorrebbe speciale per accogliere le prime ore del nuovo nel migliore dei modi, quasi fosse scaramantico per i mesi successivi!
Attendo ispirazione e ovviamente qualsiasi buon suggerimento! Buona fine d’anno a tutti !
sabato 24 dicembre 2011
giovedì 22 dicembre 2011
Due film, due occasioni per ammirare scorci delle mie città preferite…
Mi riferisco a Midnight in Paris e a Il giorno in più: il primo è una commedia romantica e fantastica,con la quale è stato aperto il Festival di Cannes dello scorso maggio; narra la vicenda di uno sceneggiatore di Hollywood che, nonostante il grande successo, vorrebbe ultimare il proprio romanzo immergendosi nell’atmosfera parigina, durante una vacanza con la fidanzata; la sua vita subisce una svolta con una passeggiata in solitudine in una notte parigina, quando accetta un passaggio su un’auto d’epoca e si ritrova nella Parigi degli anni Venti, dove conosce scrittori e artisti da lui amati, Hemingway, F. Scott Fitzgerald, Gertrude Stein, S. Dalì, Picasso, Matisse…
Innamoratosi di una giovane donna di quel ventennio, si ritrova catapultato nella belle Epoque, incontrando Tolouse-Lautrec, Gauguin, Degas.
Il protagonista torna alla propria realtà e, divenuto consapevole che il vagheggiare il passato perduto, reputandolo migliore della propria età, sia un’aspirazione peculiare di ogni uomo di qualsiasi periodo storico, decide di lasciare la fidanzata con la quale non avverte alcuna affinità e, incontrata una giovane parigina del mercato delle pulci con la quale condivide la passione per le passeggiate notturne sotto la pioggia, affronta la sua nuova vita.
Il secondo, tratto dall’omonimo libro di Fabio Volo,narra le vicissitudini di un giovane uomo che s’invaghisce di una ragazza che incontra quotidianamente sull’autobus e che rincorrerà sino a New York, dove si è trasferita per motivi di lavoro; con lei fingerà una relazione destinata a durare pochi giorni, ma che li farà scoprire innamorati, grazie al giorno in più che consentirà loro di comprendere il sentimento che è nato fra loro.
Entrambi piacevoli e buona la recitazione dei protagonisti… due occasioni per trascorrere alcune ore rasserenanti, non senza qualche sorriso. In aggiunta un’occasione per appagare gli occhi e sospirare davanti alla carrellata di favolosi scorci delle due città che fanno da sfondo alle vicende narrate.
Ve li consiglio!
lunedì 19 dicembre 2011
Matrimoni Reali
Il 2011 ne ha visti due, quello di Kate Middleton e William d’Inghilterra e quello di Charlene e Alberto di Monaco.
Io, lo ammetto, ho una netta preferenza per la prima coppia, ma non è questo l’oggetto d’interesse.
Ciò che voglio sottolineare è ben altro e ha a che fare con i nuovi costumi sociali: giornali, televisione e radio ne parlano, li criticano, ne sparlano e mi irritano non poco.
Le nozze tra il futuro re inglese e la sua Kate sono state celebrate nel migliore dei modi; li ho apprezzati perché sorridenti, tesi il giusto, più alla mano di tanti altri ,che reali non sono, e non mi capacito del perché si debbano fare illazioni sull’ex di lei mai dimenticato, sull’ex di lui già definita la sua “Camilla” , sulla freddezza con cui la regina Elisabetta l’avrebbe accolta, sul contratto pre nuziale, sul fatto che lei sia solo una ricca borghese,ecc.,ecc…
Neanche tutti i nostri amici, parenti o vicini di casa, alle cui nozze abbiamo presenziato, abbiano avuto cerimonie e vite esenti da critiche !
Lasciamo che vivano in pace la loro vita che avrà lussi e agi per noi inimmaginabili, ma dovranno sottostare a doveri di corte non sempre piacevoli, tanto più che si ritroveranno sempre sotto la lente d’ingrandimento di giornalisti e fotografi che faranno di ogni loro gesto, parola o sguardo un caso da sbandierare in tutto il mondo.
Dai giornali ho appreso che Sua altezza reale il Principe del Galles, Carlo, ha chiesto alla stampa inglese di lasciare tranquilla la giovane coppia e mi sono domandata quanto dovesse essere eccessiva l’attenzione dei media attorno a loro per giungere a una tale richiesta.
Ora pare che Kate attenda un bambino, perciò auguro a tutti loro la doverosa serenità e tanta gioia per il loro primo Natale come marito e moglie, in attesa di un dono incommensurabile.
Auguri!!!
domenica 18 dicembre 2011
UN TOCCO ARTISTICO E TUTTO MIGLIORA
Ho trovato in Internet un’idea artistica originale.
DixEAN Revolution aveva invitato artisti professionisti o aspiranti tali a rielaborare in modo creativo il codice a barre (l’EAN European Article Number), quello che troviamo su qualsiasi etichetta di qualunque prodotto in vendita.
L’esperimento è stato effettuato sull’EAN di un detergente per piatti, trasformandolo nel motivo decorativo di una borsa che una giovane donna stilizzata, introdotta sull’etichetta, porta a spalla. Carino!!!
giovedì 15 dicembre 2011
Houseboats ad Amsterdam
In TV ho seguito un programma che offriva suggerimenti per vacanze alternative. Proposte interessanti ma una in particolare mi ha attratto: ad Amsterdam, in un house boat!
In questa città ci sono stata, ma in una casa galleggiante mai!
Le ho ammirate, apprezzate e invidiate ai relativi proprietari che ci conducono la loro vita come se abitassero in un normale appartamento! Mi piacciono sempre le soluzioni abitative originali e mi ritrovo spesso a fantasticarci, ma le houses boats sono un unicum, soprattutto se si pensa che la loro origine è legata alla mancanza di spazio per nuove costruzioni ed erano viste come una misera soluzione alternativa, economica, da poveracci. Ora sono ambitissime, costosissime e irraggiungibili!!! Gli stessi abitanti di Amsterdam le desiderano, ma i proprietari non le cedono facilmente e non è possibile ottenere il permesso di ancorarne altre da una legge che regolamenta gli ingombri lungo i pittoreschi canali cittadini. Sogno di poterci trascorrere almeno una breve vacanza in affitto, io che amo gli hotel per le vacanze, ma per alcune notti in una house boat sui canali di Amsterdam… darei qualsiasi cosa!
Qualcuno le ha sperimentate?
Vi attirano?
mercoledì 14 dicembre 2011
Atmosfera natalizia tra le pareti domestiche
Oltre al grande albero di Natale che fa bella mostra di sé proprio di fronte all’ingresso, a parte alcuni presepi, in realtà delle semplici capanne con i personaggi principali, tra le quali una proveniente dal Messico, amo circondarmi di centritavola, piatti, vasi, ecc… dal sapore natalizio. Bastano pochi elementi per la loro realizzazione e per regalare a ogni ambiente e a ogni angolo l ‘atmosfera tanto amata da grandi e piccini: qualche pigna, ancora meglio se raccolta in montagna, durante le vacanze o un’uscita domenicale, magari dorata, se piace l’effetto, una candela, del vischio, bacche a non finire, qualche nastro elegante o, se si preferisce uno stile più rustico, qualche metro di corda da arrotolare o annodare… e l’effetto Natale è assicurato, senza spendere cifre considerevoli per arricchire la tavola, lo scrittoio, il cassettone, il tavolino vicino al divano o la porta d’ingresso. Volete mettere la soddisfazione di averlo confezionato con le proprie mani! Se gli altri componenti della famiglia si uniscono a voi e partecipano all’ideazione e alla sua realizzazione… beh, il senso del Natale si avverte ancora di più.
domenica 11 dicembre 2011
Una tavola ben allestita
Adoro apparecchiare la tavola nel migliore dei modi, anche solo per me stessa e le dedico tempo, tanto più nelle occasioni importanti, ma senza trascurare quelle quotidiane.
Che sia Natale o una qualsiasi occasione per noi speciale, la mise en place, come la chiamano quelli del settore,deve essere curata nei minimi particolari. Io prediligo delle tovaglie sontuose, ricamate tono su tono, con un tessuto pesante e ricco da posizionare al di sotto per mettere in risalto la preziosità di quella sovrastante. Poi via con calici di cristallo, sottopiatti e posate di pregio,ceramiche raffinate e un centrotavola elegante ma mai incombente.
Ovvio che nella vita di tutti i giorni un allestimento così risulterebbe troppo impegnativo e, direi, eccessivo.
Nel quotidiano preferisco uno stile moderno e minimalista, quasi più vicino al gusto orientale che, dietro alla sua semplicità, cela una raffinatezza senza fronzoli. Da qualche tempo uso dei piatti e sottopiatti giocati sui toni dei beige, dei marroni e un verde chiaro ma deciso.
Trovarmi davanti a una tavola ben apparecchiata mi permette di apprezzare di più i cibi serviti, per quanto semplici…insomma anche della crescenza, se servita a dovere, può appagare i sensi:s
venerdì 9 dicembre 2011
GIOCHI SENZA FRONTIERE!!!
Quanto li adoravo! Quanto mi sarebbe piaciuto prendervi parte! Quante risate mi sono fatta per gli ironici commenti di Claudio Lippi o Ettore Andenna sugli errori compiuti dai partecipanti di ogni squadra!
Neanche a dirlo, il mio tifo era sempre per la squadra italiana, benché spesso perdente.
La sigla iniziale metteva allegria e, quasi si trattasse delle Olimpiadi, avvertivo una certa tensione per la successione di prove di abilità, velocità ed equilibrio in cui le squadre internazionali si cimentavano.
Splendidi i costumi, a creare impaccio, con i quali spesso i concorrenti si dovevano mettere alla prova; ingegnosi i percorsi da effettuare per totalizzare punti e giungere al traguardo, battendo gli avversari.
Piacevole era anche l’atmosfera goliardica che si percepiva tra le squadre, senza scorrettezze, ma col solo piacere di partecipare e comunque, alla faccia di Pierre De Coubertin, di vincere per merito!
La sera in cui i giochi erano trasmessi mi vedeva incollata davanti alla TV e nulla avrebbe potuto distrarmi o allontanarmi e con me mia mamma, altrettanto appassionata.
L’idea nacque nel 1965, quando Charles de Gaulle, con l’intento di rinsaldare l’unione europea, dette il via a un gioco a squadre tra cittadine francesi che si disputavano nelle piazze, Nel momento in cui aderirono al progetto l’Italia, la Germania e il Belgio, nacquero Jeux sans frontières:ogni nazione presentava una squadra di 8 concorrenti che, a turno, affrontavano manches secondo il tema della puntata. Tra le prove vi era il fil rouge, una gara che vedeva scendere in campo una squadra per volta; ricordo anche la questione del jolly che consentiva di raddoppiare il punteggio, ma andava giocato in anticipo.
Nel 2001, i costi esorbitanti e gli ascolti insufficienti registrati dalle TV emittenti nei vari paesi imposero la chiusura del programma.
Io sono una nostalgica e li ripristinerei: una sana competizione per il puro piacere di mettersi in gioco sarebbe molto più educativa di tanti inutili reality…nessuno dei loro estimatori me ne voglia!
giovedì 8 dicembre 2011
Presepe o albero di Natale? Presepe e albero di Natale!
Non so rinunciare all’uno o all’altro,
non saprei indicare il preferito, perciò non mi schiero.
non saprei indicare il preferito, perciò non mi schiero.
Del primo mi colpisce la pace rasserenante che emana e alla quale rimandano le statuette che lo compongono. Mi piace che sia costituito da personaggi umili, dietro i quali si avverte la semplicità di cuore che si deve avere nell’accostarsi all’evento, a quell’evento! Non vi è il male nel presepe, neppure come memento mori; esso celebra la nascita, la vita e la serenità che vi si accompagna.
L’albero di Natale affonda le proprie origini in tradizioni pagane che sono state poi cristianizzate, perciò i doni che si mettono sotto possono essere interpretati come un ricordo e un omaggio all’immenso dono fattoci da Dio, il suo unico figlio fattosi uomo.
L’albero è festoso e rimanda ad atmosfere fiabesche.
Ognuno l’addobba secondo i propri gusti e io, nel tempo, ho fatto man bassa di decori con i quali l’arricchisco quasi fossi presa da horror vacui. Negli ultimi anni poi vi ho appeso un biglietto natalizio per ciascuno dei membri della nostra famiglia sul quale ognuno esprime un pensiero rivolto al resto dell’umanità!
martedì 6 dicembre 2011
Lo sciroppo…
Mi sono presa un’influenza, anzi ho avuto una forma parainfluenzale, perché la vera influenza, quella che ti abbatte con febbre alta, con disagi gastrointestinali che ti riducono a un cencio e ti fa doler ogni giuntura, sopraggiungerà con l’anno nuovo. Nonostante i medici le diano minor importanza un principio di faringite e laringite, con tosse “grassa” e un bel raffreddore non sono i compagni che più gradisco, soprattutto se mi costringono, com’è accaduto, a starmene a casa dal lavoro, con una vecchia sciarpa sempre al collo, scarsa voglia di far qualsiasi cosa, figuriamoci la correzione di 26 temi, e una buona dose di tristezza causata anche dal nebbione imperante. Antinfiammatori, disinfettanti per gola e naso, aerosol, tutti sistemati in bell’ordine su un vassoietto, a ricordarmi il mio stato. Tuttavia qualcosa che mi ha fatto tornare il sorriso c’è stata… la bottiglietta dello sciroppo, sì quella in vetro scuro, adatto a proteggere il contenuto dalla luce, con un’etichetta un po’ retro, con la filettatura inzuccherata. Quante volte da bambina ne ho fatto uso!!! Al tempo, atterrita dalle “punture” e infastidita dalle supposte, quasi gioivo quando il mio amato dottore mi prescriveva lo sciroppo. Scampato il pericolo degli altri rimedi, questa soluzione zuccherosa mi sembrava quasi un premio. Non mi è mai importato se fosse amaro, anzi l’ho sempre preferito a quelli al sapore di…, perché sapevo trattarsi comunque di un medicinale. Ritrovarmelo tra le mani, anche senza più qualcuno che me lo tendesse col cucchiaio, è stato piacevole… mi ha riportato ad anni passati, ormai lontani, e mi ha rimandata ad un’atmosfera ovattata, quando mamma e papà mi coccolavano, sapevano tranquillizzarmi e mi proteggevano, soprattutto se ammalata, a quando ero una bambina indifesa, da rincuorare.
Devo confessare che quella bottiglietta mi ha fatto tornare alla mente uno sciocco gioco di parole tra lo “sciroppino” e il signor Pino, gentilissimo mio vicino di casa che, con la moglie, la signora Piera, tante volte mi ha tenuta in casa per un intero pomeriggio, quando le commissioni della mamma erano urgenti.
Certo che l’infanzia porta con sé dolcissimi ricordi che ti restano dentro con lo scopo di addolcirti la vita, anche a lunga distanza di tempo, quando un malessere ti obbliga a rallentare il ritmo e a concederti un ritorno al passato. Ben vengano certi momenti!
lunedì 5 dicembre 2011
DA UN POST DI UNA MAMMA…
Mi è capitato di leggere un post di un’ex collega, mamma da meno di due anni, che ha tranquillizzato un’amica neo-mamma, disperata, stanca e affranta a causa di una bambina che dorme poco e la mette a dura prova.
Mia figlia ha ormai 15 anni, ma ho l’impressione che certi ricordi appartengano a ieri: la piccolina, dai 6 mesi all’anno e mezzo, ci ha deliziati con risvegli notturni ripetuti, causa di alzatacce indimenticabili anche se, ovviamente, il tempo trascorso le ha addolcite e ora ne parliamo sorridendo e ridendo delle nostre occhiaia mattutine e delle promesse di "vendetta" che, a suo tempo, ci eravamo fatti, pensando che quando fosse stata più grande e avesse voluto dormire sino a tardi, l’avremmo svegliata noi a suon di tamburi, disturbata con rumori provocati appositamente e mai le avremmo consentito di dormire beata.
Lei è cresciuta, ma la nostra vendetta non è stata messa in atto, per amor suo e perché è vero che, man mano che crescono, li vorresti ancora piccini con tutti i loro limiti, nonostante, ve l’assicuro, si apprezzi molto la loro indipendenza che, tra l’altro, significa piena autonomia quando, anche a tarda sera, il sonno non la vince e lei, senza più disturbare il nostro sonno di “vecchietti”, accende la luce per leggere o, purtroppo, scambiarsi sms con le amiche, nottambule quanto lei. A volte la luce sveglia uno di noi due, ma ci giriamo dall’altra parte e Morfeo ci riabbraccia mentre sorridiamo “ai bei tempi andati”.
Credo fortemente nella necessità di condividere i momenti di sconforto… aiutano a superarli, anche se io, a suo tempo, ho trovato raramente con chi condividere certe frustrazioni e tutte le mamme mie coetanee sembravano dotate di super poteri in grado di fare dormire, mangiare e sorridere a comando i loro piccini, mentre io… annaspavo. Io ero una mamma umana, loro no.
venerdì 2 dicembre 2011
ORIGINALITA’ DEI PACCHI REGALO
Lucide, opache, fini, grezze, stropicciate, di riso, da pacco,con fili d’oro o d’argento, con l’aggiunta dei classici fiocchi, con applicazioni naturali o a soggetto natalizio,… tutte, ma proprio tutte, per incuriosire, celare e attrarre il destinatario del nostro dono, piccolo o grande che esso sia… sono gli involucri dei regali natalizi, le carte da regalo, indispensabile presentazione per ogni oggetto che si vuole offrire in dono. Un bel pacco regalo impreziosisce qualsiasi contenuto, anche il più semplice e poco costoso.
Lo scopo che ci spinge a fare un regalo è il desiderio di rendere felice chi lo riceverà, perciò dobbiamo ricordare che un regalo è un piacere ancora prima di essere scartato, quando trascorrono pochi minuti prima che sia svelato il contenuto, giusto il tempo di leggere il biglietto che l’accompagna e d’immaginare cosa contenga: un bel pacchetto attira e predispone al sorriso e diventa parte integrante del dono – a me è capitato di conservare certe carte o le piccole applicazioni che vi erano aggiunte, che so un rametto con bacche, piccoli bastoncini di cannella, frammenti di conchiglie, raccolte chissà dove…
Dopo il piacere dell’acquisto mirato, pensare a come incartarlo, perché il destinatario resti a bocca aperta, mi rallegra e coinvolge, inebriata dall’odore della colla a caldo, dai colori dei nastri, dai ritagli di lana cotta, dai cuoricini di tessuto o di latta, dalle vecchie mollette di legno dipinte, rivestite con stoffe o con bottoncini… che abbelliranno anche la più consueta delle carte, anzi potranno prendere il sopravvento e nobilitare una banale e poco costosa carta monocroma, anche da pacco o di giornale, magari di un vecchio quotidiano, purché riporti solo buone novelle… e qui sta la vera difficoltà!!!
In internet si trovano ottimi suggerimenti, come quello di sostituire i più tradizionali nastri colorati con una serie di fili di lana o con fil di ferro argentato o colorato e poi… basta lasciar correre la fantasia e guardarsi attorno per trovare spunti utili a personalizzare il proprio pacco dono, divertendosi, anche con i figli piccoli, e lo dico per esperienza personale!
giovedì 1 dicembre 2011
Villa Necchi Campiglio
Nonostante sia ancora piuttosto raffreddata, oggi ho ripreso servizio, contro il parere medico, e ho accompagnato la mia classe 5° in visita a questa splendida villa degli anni Trenta,oggi di proprietà del FAI, progettata ed eseguita dal noto architetto Piero Portaluppi, per intenderci lo stesso del planetario Hoepli, di casa Crespi in corso Venezia, del sagrato di Piazza Duomo e della trasformazione del convento dell’Ospedale Maggiore nell’Università Statale,ecc…Un grande nome del tempo per una grandiosa costruzione civile, una villa con la prima piscina privata di Milano e con tutta una serie di congegni elettrici e meccanici innovativi per l’epoca: interfono per le comunicazioni interne tra la servitù e i proprietari, porte e persiane a scomparsa, riscaldamento in ogni stanza, ascensore, acqua calda per ognuno dei molteplici, enormi bagni di marmo pregiato.
La raffinatezza dell’edificio, dalle ampie vetrate e dagli arredi ricercati, valorizzati da mobili antichi e dell’epoca dei committenti, le aree destinate allo svago e gli ampi spazi dedicati all’ospitalità d’ illustri personaggi, membri di case regnanti o dell’alta borghesia del tempo, hanno offerto ai miei studenti uno spaccato di vita di quegli anni, ovviamente di un certo ceto sociale. Le due sorelle Necchi, Gigina e Nedda, soprannominate le “Gigine”, col marito della prima, Angelo Campiglio, medico dedicatosi all’attività del suocero, fondatore della celebre fabbrica per macchine da cucire e di una celebre fonderia, presero parte alla mondana vita milanese, frequentando il Teatro Alla Scala e i salotti della città e contraccambiando gli inviti nella loro apprezzabile dimora.
Tutto ciò ha affascinato i ragazzi, colpiti dal loro stile di vita e soprattutto dall’introduzione della tecnologia più avanzata, per quell’epoca, in un edificio civile.
Il sole milanese, dopo la nebbia che ci aveva accolto alla stazione di partenza, ha fatto il resto e l’uscita ha ottenuto un ottimo giudizio da parte degli studenti, notoriamente sempre molto critici in fatto di mete per le uscite didattiche.
mercoledì 30 novembre 2011
Gli acquisti di Natale
Ogni anno a dicembre, il consueto rituale del regalo, speciale, personalizzato, meditato e adeguato da donare a coloro che più amiamo, oltre a qualche conoscente o vicino di casa, con i quali i rapporti sono al di là del semplice e doveroso saluto. Certo ognuno di loro merita la nostra attenzione, per non ripeterci e non cadere nell’ovvio e nel banale, ma proprio tutto ciò arriva a costituire un aggravio dei nostri impegni, una diminuzione del nostro prezioso tempo e quasi un’ansia che si aggiunge a quella con la quale stiamo imparando a convivere.
Tuttavia c’è qualche rimedio a queste incombenze, di per sé piacevoli, ma fastidiose se il numero delle persone alle quali pensare è considerevole o se tra costoro ve ne sono alcune alle quali eviteremmo ben volentieri di donare una qualsiasi cosa, se non un saluto perché questo non si nega a nessuno e fa bene pure a chi lo rivolge. Il più semplice è provvedere per tempo agli acquisti, soprattutto per le persone più care, quelle alle quali vorremmo donare il meglio: a me è capitato di individuare il regalo adeguato a certi familiari persino in piena estate, in vacanza, quando scorgi nelle vetrine della località di villeggiatura quel dato vaso o quella sciarpa che fa proprio al caso tuo.
Bene, in tale situazione, ho provveduto e, oltre alla contentezza per avere individuato un dono gradito, ho avuto il grande vantaggio di vedere diminuire l’elenco dei destinatari di un mio presente natalizio.
Alcune amiche hanno optato, già da alcuni anni, per lo shopping on line che, a sentire loro, consentirebbe solo grandi vantaggi, primo fra tutti il risparmio di denaro e di tempo, oltre alla possibilità di trovare nel web regali più originali stando comodamente seduti al caldo della propria casa.
Io, come già saprà chi ha letto alcuni miei post, non sono un’appassionata di internet e l’idea di trascorrere del tempo alla ricerca di un regalo seduta davanti al pc…beh, evito ogni commento!!!
Se c’è un aspetto positivo nel recarsi di persona per le vie della città, indugiando davanti alle vetrine, luccicanti come non mai e stracolme di oggetti desiderabilissimi, nonostante il freddo e la nebbia perenne, che quest’anno non pare volersene andare più, è proprio il piacere che traggo dalla ricerca stessa, soprattutto quando il dono è per le persone più care, quelle per le quali non s’intende badare a spese ( leggi, in tale caso, Giulia,la mia bimba) , quelle i cui occhi vorresti vedere brillare per la felicità, una volta scartato il regalo.
Adoro poi osservare la commessa indaffarata nel l’offrire un’accuratissima confezione regalo, a volte talmente bella che dispiace quasi scartare il dono!
Insomma, la ricerca, passo a passo, per il centro, magari non della sola mia città, mi immette nell’atmosfera, quella consumistica ovviamente, natalizia e mi fa pregustare il Natale stesso, anche grazie agli addobbi e alle luci dei quali ogni negozio si riveste, incantandomi come se fossi nel paese dei balocchi. Anche queste sensazioni mi avvicinano al vero senso del Natale, perché con quei doni posso dimostrare, una volta di più, alle persone cui voglio bene, che penso a loro, che desidero vederle sorridere, che amo renderle felici… il dono diventa un’ulteriore testimonianza del mio amore.
martedì 29 novembre 2011
DAL WEB :LO SPIRITO DEL NATALE
Navigando in Internet si scoprono infinite curiosità, novità, sciocchezze e storie dolcissime. Una di queste riguarda un’anziana signora scozzese, di nome Jean Eadie che, ancora oggi addobba l’albero di Natale acquistato con la madre nel lontano 1928, quando aveva solo 3 anni, considerandolo un compagno costante della propria vita al punto da augurargli “buon compleanno” ogni volta che lo scarta. Mi ha commosso e vorrei che leggeste la breve intervista, che riporto direttamente dal sito in cui l’ho trovata – greenMe.it -, che le è stata fatta da STV News per imparare a essere meno consumisti!
Albero di Natale in plastica riciclato per 82 anni
La protagonista si chiama Jean Eadie e all’età di 3 anni andò con sua madre a scegliere un albero artificiale da addobbare per le festività natalizie. All’epoca non si viveva in una situazione di benessere economico e, quindi, ne comprò uno molto piccolo a un prezzo di circa una sterlina. Correva il 1928 e, da quell’anno in poi, quell’albero è stato sempre presente a ogni Natale della signora Eadie.
Da ben 82 anni la vedova scozzese lo tira fuori , lo prepara e lo elegge a simbolo delle festività natalizie. E’ stato difficile resistere alla tentazione di comprarne uno nuovo. Vuoi, però, per ricordo o per dare un messaggio al mondo consumistico di oggi, questa ultraottantenne c’è riuscita. Intervistata da STV News ha spiegato il proprio punto di vista:”Ognuno compra le cose e le getta via, ma non lo dovrebbe fare. Non so perché voi giovani compriate un vestito, ma non appena ne acquistate uno nuovo, lo gettate via. Guardate quest’ albero: non c’è motivo per gettarlo. E’ stato un compagno costante per me da quando ero piccola. Mio marito è morto nel 1991 e non ho più molti amici. So che può sembrare stupido, ma ogni anno quando lo scarto gli auguro buon compleanno.”
Quanta tenerezza mi suscita questa signora e io ben la comprendo: possiedo l’albero di Natale che ho voluto all’età di 10 anni e l’ho addobbato sino a 7 anni fa quando, poi, conquistata dallo splendore di uno molto, ma molto più grande e folto, l’ho sostituito. Vi assicuro che ogni anno, pur apprezzando quello enorme , che mi costa ore di montaggio e decorazione, ripenso sempre al mio piccolo albero che comunque custodisco gelosamente e al quale sono affettivamente legata.
lunedì 28 novembre 2011
Raffreddata, a dir poco!!!
Da stamane sto così:
Mi sento come lui, anzi gli assomiglio, comprese le occhiaia e le guance cadenti.
Insomma...
Mi sento come lui, anzi gli assomiglio, comprese le occhiaia e le guance cadenti.
Insomma...
A teatro con Agatha Christie
Ieri, una domenica pomeriggio a teatro, al Carcano di Milano, in compagnia della maggiore autrice di libri gialli e opere teatrali nelle quali introduce magistralmente il suo tema prediletto, il delitto!
“Trappola per topi”è una commedia di genere poliziesco che debuttò nell’autunno del 1952 al teatro New Ambassador di Londra e da allora è stata rappresentata ininterrottamente ogni sera … incredibile!
Ho avuto l’occasione di assistere alla sua rappresentazione e, essendo un’ammiratrice delle opere dell’autrice inglese, non potevo che essere entusiasta e pregustarmi questa rappresentazione.
Le mie aspettative non sono rimaste deluse: gli attori, benché a me del tutto sconosciuti, si sono rivelati all’altezza, soprattutto per la capacità di mettere in risalto l’ironia che contraddistingue il modo di scrivere di quest’autrice.
Unico neo? Due signore, sedute proprio dietro di me, che commentavano ogni scena, personaggio e battuta e ridevano quasi stessero assistendo a uno sketch comico. Va beh, ognuno interpreta a proprio modo … ma la buona educazione dovrebbe prevalere e a teatro non ci si comporta così!
sabato 26 novembre 2011
Io e il personal computer : ) … : (
Sarei refrattaria alla tecnologia per insipienza (sono ignorante in materia e restia all’attenta lettura delle istruzioni),per cultura (adoro i libri cartacei, le lettere vergate a mano in bella calligrafia, le fotografie tra le mie mani e non sullo schermo del pc,ifilm al cinema…) e per pigrizia (apprendere qualcosa che esula dai miei interessi). Tuttavia un rifiuto netto e totale non sarebbe auspicabile: estraniarsi dalla realtà sarebbe controproducente, oltre a essere improponibile, almeno finché si è parte del mondo del lavoro.
Per di più ritengo sia meglio mantenere un atteggiamento di apertura mentale e accogliere le sfide… e imparare a usare la tecnologia può esserne una, tra l’altro senza una fine dato che le novità tecnologiche sono immesse sul mercato a ruota libera!
Il dovere e una sana curiosità mi aiutano ad affrontare le tante, anche troppe, novità: TV al plasma, IPod, IPad, IMac, registro scolastico personale elettronico ( con un pc in comodato d’uso)…
Per puro piacere ho deciso di gestire questo blog con il quale ho unito il piacere della scrittura all’uso del personal computer con le sue molteplici applicazioni.
Permangono certe perplessità, a volte prevale l’antipatia verso questi marchingegni, ma ho superato l’innata avversione degli inizi… un enorme progresso per la sottoscritta che, ve lo confido,si entusiasma molto di più davanti ad una tavoletta d’argilla incisa a caratteri cuneiformi o alla Stele di Rosetta che di fronte alle innumerevoli novità tecnologiche.
venerdì 25 novembre 2011
Arturo Brachetti all’Arcimboldi
Ho sempre apprezzato l’originalità e l’indiscussa abilità di Arturo Brachetti.
Ammiratolo in alcuni interventi all’interno di trasmissioni televisive, mi ha sempre affascinato nel suo essere un po’ trasformista, un po’ mago e un po’ artista delle ombre cinesi.
Ho letto articoli di giornali e informazioni in Internet per conoscerlo meglio, ma ho sempre pensato che l’ideale sarebbe stato vederlo destreggiarsi nei suoi mirabolanti cambi di costumi.
Da 5 anni è in una continua tournée internazionale e io attendevo, trepidante, una tappa a Milano per godermi uno spettacolo scintillante, innovativo e unico … che si è concretizzato ieri sera all’Arcimboldi.
Un’ora e trenta minuti di spettacolo entusiasmante, strappa applausi a non finire, senza alcun intervallo.
L’Artista(la maiuscola è d’obbligo, credetemi) si prodiga in battute, interagendo con il pubblico, bambini compresi, e in aneddoti utili per introdurre i suoi strabilianti cambi d’abito… e che abiti!!!
Ma ha fatto molto di più: si è cimentato in ombre cinesi sbalorditive per l’attenzione ai particolari degli animali proposti, accompagnati dai loro versi (è anche un ottimo imitatore!) e ha dimostrato considerevoli abilità canore e recitative.
L’intero spettacolo è fantasmagorico per gli allestimenti, l’impiego di muri posticci, di tendaggi, di effetti sonori, di giochi di luce… il tutto per celebrare il grande amore della sua vita, al quale è dedicato l’intero show, il cinema, dalle sue origini a oggi.
Ho scoperto che dal 2006 è stato inserito nel Guinness dei primati come il trasformista più veloce al mondo e come il trasformista in grado di effettuare più di 80 trasformazioni in un unico spettacolo.
Celebrato attore, cabarettista e regista teatrale, è un apprezzato trasformista: il trasformismo è stata un’arte in voga negli anni Trenta del Novecento e Brachetti l’ha fatto propria inventandosi sistemi segretissimi per cambiarsi velocemente i suoi splendidi costumi (ho letto che pare ne possieda quasi quattrocento!!!).
Amato e richiestissimo in tutto il mondo, ha ottenuto importanti riconoscimenti: il Biglietto d’oro per lo spettacolo più visto nel 1994, il Premio Molière 2000 a Parigi e il Canadian Olivier Award nel 1999…
Negli anni si è esibito davanti alla famiglia reale inglese e al presidente francese J. Chirac… e non mi pare poco!
Insomma il mio apprezzamento nei suoi confronti e verso il suo spettacolo è incommensurabile: lo consiglio vivamente!
Buon godimento a tutti i futuri spettatori di…
mercoledì 23 novembre 2011
4 RISATE E UN PO’ DI NOSTALGIA
Una sera, con amici, provate a far mente locale su oggetti, fumetti, trasmissioni, pubblicità… che hanno caratterizzato la vostra infanzia e che sono spesso dimenticati, tolti dal commercio o cambiati, nel tempo, da non essere più riconoscibili: è divertente, ve l’assicuro.
Se non ne ricordate molti c’è un sito che potrebbe darvi un aiuto: www.dimenticatoio.it (riguarda gli anni ’70,’80 e ’90).
4 risate e un po’ di nostalgia non potranno che far bene!
martedì 22 novembre 2011
sabato 19 novembre 2011
Elementi d’arredo in equilibrio instabile
Sta dilagando una nuova moda che, devo ammetterlo, mi piace parecchio.
Si tratta di sgabelli, basi di tavolo, sedie, librerie, tavoli, vasi e quant’altro, tutti lontani dal design più tradizionale, ma non solo!
Abbandonate le linee dritte, si distinguono per la flessuosità, l’andamento ondulato, un equilibrio che potrebbe apparire precario.
Sono insoliti, non c’è che dire, ma destano l’attenzione e risultano divertenti.
Un paio di pezzi in questo nuovo stile e la casa assume un’aria innovativa, quasi irriverente rispetto alla tradizione.
giovedì 17 novembre 2011
Ratatouille
Tutto inizia con un ratto di nome Rémy che, al contrario di tutti i suoi simili, possiede un olfatto e un gusto estremamente raffinati che né gli consentono di rovistare nella spazzatura alla ricerca di cibo, né di camminare appoggiando le zampette anteriori che invece usa solo per mangiare. La famiglia non lo comprende e non appoggia il suo desiderio di diventare un cuoco e di conoscere lo chef francese Auguste Gusteau, fino a quando, dopo diverse traversie, giunge a Parigi, nel ristorante del suo mito, dove conosce lo sguattero Linguini, con il quale collabora al punto da convincere il prevenuto critico gastronomico Anton Ego della loro abilità con un piatto povero e semplice, la ratatouille, che gli rammenta quella amorevolmente preparatagli dalla madre quand’era piccolo.
Affermare che questo film mi sia piaciuto non sarebbe corretto … semplicemente l’ho adorato! Contiene tanti elementi che mi hanno incantato: ho sempre amato gli animaletti parlanti e umanizzati, l’ambientazione a Parigi con suggestive vedute notturne mi lascia senza parole, il delizioso ristorantino “Ratatouille” con soffitta abitata dall’intera famiglia di Rémy è un incanto, l’ immagine di Rémy che si lava le zampette con un’unica goccia d’acqua costituisce un piccolo cameo dell’animazione e la trasformazione di Ego, che da burbero si lascia persuadere e s’ammorbidisce diventando un assiduo frequentatore del bistrot e un degustatore dei prelibati piatti del topino chef, mi consente di credere ci sia sempre speranza di cambiamento per ognuno.
Un film per bimbi, ma coinvolgente per il bambino che risiede in ognuno di noi se capace di lasciarsi trascinare da storie tenere, simpatiche e dal lieto fine non scontato.
lunedì 14 novembre 2011
Ragazzi, ci vuole attenzione e senso critico…
Non faccio che ripeterlo ai miei studenti! Ogni volta che riporto loro un’interpretazione o un’opinione, anche se accreditata da firme illustri, da esperti o da studiosi del settore coinvolto li ammonisco dal non prendere tutto come una verità assoluta, una certezza inconfutabile. La storia e la letteratura mi consentono esempi infiniti, dalle informazioni su l’antica polis spartana che possediamo esclusivamente attraverso testimonianze ateniesi, forse di parte, o dall’incerto esito della battaglia di Quadesh che fonti egizie e testi hittiti danno per vinta dai rispettivi eserciti, benché la stesura del trattato di pace in entrambe le lingue lasci supporre non vi sia stato alcun vincitore, sino alla falsa donazione di Costantino o alla condanna morale che ancora oggi subisce un autore come G. D’Annunzio che, benché dichiaratamente favorevole al fascismo, morì prima della promulgazione delle leggi razziali in Italia e mai sapremo se le avrebbe accolte o, indignato, si sarebbe allontanato dal fascismo come ebbe modo di fare Pirandello.
Allo stesso modo sollecito i ragazzi a non credere a tutto ciò che leggono sui siti in Internet, le cui fonti non sono sempre attendibili e degne di fiducia. La logica e una buona conoscenza della nostra lingua sono degli strumenti qualificanti per consentirci di pensare in modo razionale e critico. Detto questo è bene che i giovani comprendano quanto sia rilevante crescere come persone pensanti in modo individuale e capaci di sfruttare i nuovi mezzi informatici, ammalianti e potenti, senza credere che il semplice desiderio di cultura, che si cela dietro l’onniscienza millantata, sia già cultura.
domenica 13 novembre 2011
A Pavia
Ieri pomeriggio ho fatto ritorno a Pavia, una città alla quale sono legata affettivamente. Vi ho trascorso gli anni felici degli studi universitari, vi ho stretto rapporti di amicizia che soltanto le scelte di vita e le distanze chilometriche hanno potuto diradare, vi ho appreso tutto quanto d’indispensabile mi occorreva per diventare insegnante e per dedicarmi ai miei amati studi di archeologia e storia dell’arte. Pavia mi è sempre piaciuta per l’atmosfera vivace e frizzante che solo le città sedi universitarie possiedono, pur avendo mantenuto una dimensione umana da città di provincia che ama la cultura, il teatro, l’arte e riesce a farmi sentire a casa. Passare davanti a quella che è stata la mia sede universitaria, alla statua che ritrae A. Volta, proprio di fronte all’omonima aula, nella quale mi sono laureata il 14 luglio (sì proprio nell’anniversario della presa della Bastiglia, e scusate se è poco!!!), badando al fatto che Volta continua a essere una presenza costante nella mia vita dato che insegno da anni in una scuola intitolata a tale scienziato, è sempre un po’come tornare indietro nel tempo.
La città è sempre più accogliente e adoro addentrarmi nelle tante stradine acciottolate, di netta impronta medievale, delimitate da splendide case, case - torri, eleganti palazzi che ti colgono di sorpresa, chiese pregevoli cariche di tesori, negozi dai soffitti lignei che si aprono, attraverso bifore, su deliziosi cortili e ben tenuti giardini. Strada nuova conduce al Ticino, al suo ponte coperto e al nuovo percorso lungo il fiume. Le piazze sulle quali si aprono i corsi e le viuzze, le chiese imponenti e le ultime di tante torri che la caratterizzavano, accolgono locali rimessi a nuovo, eleganti boutique e edifici di epoca medievale. Mi piace ritrovare gli spazi verdi e i negozi che frequentavo una volta, con le compagne di studi, e dove acquistavo collane e monili di pietre dure, che ancora amo tanto, o quaderni e matite nella storica cartoleria della città, con gli arredi originali che tanto apprezzo, esattamente come quelli di alcune splendide farmacie. L’amministrazione, negli anni, ha riportato a nuova vita alcune vie, attraverso la ristrutturazione di tutti gli edifici, mantenendo però le strutture originali e accogliendo negozi che vendono le merci più svariate, ma tutte di qualità. Le chiese, tanto apprezzate e oggetto di studio per gli esami di storia dell’arte medievale, sono ancora un punto di riferimento e mi fanno sentire ancora una studentessa. La torre, a ridosso del duomo, testimonia ancora il proprio crollo e le sue disastrose conseguenze, il cui ricordo è ancora vivo nella mia mente … sì il ricordo di quel venerdì di marzo quando, in attesa di sostenere l’esame di archeologia e storia dell’arte greca e romana, ho avvertito un tremore del suolo che mi aveva fatto pensare a un terremoto, per poi scoprire l’accaduto dal prof. Saletti, il docente che davanti alla torre stava transitando, per giungere in università a esaminarci, pochi secondi prima del cedimento. Dopo alcuni acquisti, una lunga passeggiata e una breve ma doverosa sosta da Demetrio, il bar più frequentato della città, con tutto il carico dei miei ricordi, ho fatto ritorno a casa ... felice.
venerdì 11 novembre 2011
"Canta che ti passa".
Dalla ricerca di informazioni sulla prima guerra mondiale sono emerse anche alcune curiosità che mi è piaciuto riportare ai miei studenti e a mia figlia. Una mi ha fatto conoscere l’origine dell’espressione “Canta che ti passa”.
E' un invito a non lasciarsi condizionare la vita da eventuali preoccupazioni e a placare con il canto i timori che ci assalgono. L'espressione pare sia stata incisa sulla parete di una trincea durante la prima guerra mondiale da un soldato al fronte: l'ufficiale e scrittore Piero Jahier la riportò come epigrafe in una raccolta, Canti del soldato (Milano, 1919). Jahier, nella prefazione firmata con lo pseudonimo di Pietro Barba, riferisce di un «buon consiglio che un fante compagno aveva graffiato nella parete della dolina: Canta che ti passa».
La musica in effetti rappresenta il mezzo per eccellenza attraverso cui ci si può rilassare, ed è anche il modo più adatto per esprimere le emozioni, i dubbi e le difficoltà quotidiane che non si riescono ad esternare o a confidare.
Non a caso la musica è impiegata anche in campo medico in quanto ottimo rimedio per tenere in contatto l’io con l'inconscio di Freud, impiegando la comunicazione non verbale. In realtà già nell'antichità la funzione terapeutica del canto era nota e ha ispirato miti come quelli del cantore Orfeo o autori come F. Petrarca che, nel suo Canzoniere, dichiara “Perché cantando il duol si disacerba".
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