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A chi so che mi legge abitualmente e a chi capiti per caso d'intrufolarsi tra queste righe... prego, accomodatevi, è un piacere saperlo e un eventuale commento sarà immensamente gradito.

venerdì 30 settembre 2011

I VICERE'...E L'ENTUSIASMO DEI MIEI STUDENTI!



Ieri mattina, per approfondire le tematiche trattate nei romanzi veristi, ho coinvolto i miei studenti di quinta nella visione del film I Viceré del regista R. Faenza, liberamente tratto dall'omonimo romanzo storico di F. De Roberto. La narrazione verte sulle vicende di una nobile famiglia catanese, gli Uzeda di Francalanza, discendente dei Viceré spagnoli di Sicilia ai tempi di Carlo V, durante il Risorgimento meridionale.
I ragazzi, avendo concluso il programma di storia del precedente anno scolastico con l'unificazione italiana, conoscevano bene la questione dell'arrivo dei garibaldini nel sud, la relativa caduta dei Borboni, la nascita del Regno d'Italia e la breccia di Porta Pia e quindi hanno ben compreso l'intrecciarsi di tali avvenimenti con la storia del protagonista Consalvo Uzeda, che riflette la vita politica di un celebre Sindaco di Catania, poi Ambasciatore e Ministro degli Esteri, Antonino Paternò Castello, il Marchese di San Giuliano.
L'interesse per le vicende narrate è andato crescendo man mano che l'attaccamento alle tradizioni, la consuetudine alla corruzione, la ferrea volontà di mantenere un'immagine pubblica familiare irreprensibile nonostate i limiti, i tradimenti, le bassezze e l'interesse smodato per il denaro prendevano il sopravvento, denunciando la pochezza d'animo dei protagonisti.
La figura autoritaria del capostipite, Giacomo Uzeda, e la corruzione di quella società in cui regnava la legge del più forte ed era caratterizzata da falsità, inganni, odio, rancore, maldicenze e superstizioni hanno suscitato la riprovazione degli studenti che, partecipi alle vicende, si sono dimostrati attenti e pronti a schierarsi dalla parte di che è costretto a subire, ma anche inflessibili, come solo i giovani sanno essere, nelle critiche rivolte ai deboli di carattere, e intolleranti verso i soprusi perpetrati sulle donne e sui bambini.
Devo ammettere che raramente mi è capitato di avere un'intera classe così attenta, tanto più se considero il fatto che si è trattato di un film storico, in costume e ambientato nella seconda metà dell'Ottocento.
Sono orgogliosa dei miei studenti che mi hanno dimostrato di non essere poi così superficiali e disinteressati come spesso sembrano volerci far credere di essere.
Bravi ragazzi, alla prossima occasione!

giovedì 29 settembre 2011

NON SONO UNA BUOGUSTAIA?

Me l’hanno detto parenti, amici, amici degli amici, semplici conoscenti e occasionali avventori sedutisi al tavolo vicino in più di un ristorante o trattoria : IO NON sono una buongustaia!!!

Dopo momenti di perplessità, ho compreso che non posso annoverarmi tra i buongustai perché :

. Non gradisco la carne di maiale
. Non sopporto neppure la vista di zampone, cotechino e musetto di porco
. Non mangio il grasso nei salumi
. Non mangio il lardo
. non mangio il pollo
. Non apprezzo i canditi
. Non bevo il caffè
. Non bevo vino rosso o rosé

A tutti coloro che mi hanno sempre criticata ricordo che :
. adoro la pasta
. adoro i risotti   
. adoro la carne di capretto, cinghiale, anatra e oca
. adoro il carpaccio di salmone, pescespada e tonno
. adoro le verdure (tranne la zucca)
. adoro la frutta
. adoro i formaggi (tranne il panerone o pannerone, che dir si voglia)
. Adoro le torte semplici
         
                                               
deduzione logica: come tutti ho dei gusti ben definiti e non ci sarà mai chef a infinito numero di stelle che potrà convincermi che si è buongustai solo perché si apprezza la porchetta accompagnata da un buon bicchiere di rosso!

Pirandello docet: ogni persona ha il proprio punto di vista, anche a tavola!

mercoledì 28 settembre 2011

La mia casa


Adoro la mia casa. Con mio marito ce ne siamo occupati in prima persona e la ristrutturazione mi ha sottratto ore di sonno destinate a immaginare le soluzioni migliori.
La scelta di un edificio risalente al XVIII secolo non è stata casuale: la prima volta che vi sono entrata sono rimasta affascinata dall’ affaccio sui tetti del centro storico, dalle travi lignee originali e dallo spessore dei suoi muri.
Questi muri “parlano”, raccontano storie di persone e di nuclei familiari che ci hanno preceduti, che in essa hanno trovato riparo, protezione e conforto, che vi hanno costruito il proprio nido… ora il mio.
Ho sempre pensato che le case antiche, anche le più semplici, trattengano l’impronta delle vite lì spese e dei sentimenti provati.
Quando ho l’occasione di trascorrervi ore da sola mi pare di avvertire il fluire di tante esistenze lì condotte decenni prima della mia. Immagino donne che si imbellettavano e indossavano cappellini vezzosi prima di uscire, bimbi che vi si rincorrevano felici o singhiozzanti e, dopo aver inciampato ed essere caduti a terra, pronti a rifugiarsi tra le braccia della madre o della balia e ancora uomini dal cilindro nero rincasare dopo il lavoro.
Mi lascio trascinare dall’immaginazione e vedo una bambina che sottrae un dolcetto di nascosto per poi fare ritorno ai propri giochi, con un’energia incontenibile che susciterà un rimprovero dalle donne di casa spazientitesi e desiderose di un po’ di quiete.
Da quasi sette anni è la mia casa, il mio nido dove rifugiarmi, dove rinchiudermi e lasciare fuori il resto del mondo, da dove partire per poi farvi ritorno e ritrovarmelo, quasi fosse in attesa di me, dei miei passi, dei miei pianti e delle mie risate…della mia vita.
Quest’amore che è sorto in me mi ha indotta a curare la realizzazione di ogni stanza in modo che rivelasse la nostra personalità, affinché ci potessimo riconoscere negli arredi, negli oggetti, anche i più banali e meno preziosi, nel tentativo che parlasse di noi.



Gli arredi sono un misto di mobili antichi e contemporanei: i primi amati per il calore che diffondono, i secondi voluti per la capacità di alleggerire l’atmosfera e di rendere attuale un’abitazione.
Ci sono stanze che amo di più per la loro originalità, come i bagni e la cucina che ho fortemente personalizzato. Filo conduttore sono i colori bianco, panna e marrone scuro, interrotti da una nota di colore decisa e vivace.






“Voi muri, ascoltatori silenti e conservatori dell’intimità di una casa, chissà come e a chi un giorno parlerete di me, di noi?”.


martedì 27 settembre 2011

Hercule Poirot




Devo confessarlo: ho una passione per il personaggio di H. Poirot, uscito dalla penna di A. Christie.
Non mi perdo una puntata  e, in religioso silenzio, seguo attentamente le sue indagini.
Mi suscita simpatia il suo modo di fare, l’arguzia che lo contraddistingue, l’attenzione al dettaglio, la vezzosità dei suoi baffetti, delle ghette e del suo bastone da passeggio.
L’abilità delle sue “celluline grigie” è proverbiale e nulla pare sfuggirgli.
L’ambientazione nella città di Londra o nella campagna inglese, oltre ai viaggi in Grecia e in Egitto, contribuiscono al mio entusiasmo.
So che l’autrice, nei suoi romanzi, ha fatto morire il suo abilissimo investigatore: che idea infelice!!!                                                                               Spero di non vedere mai l’eventuale puntata destinata alla morte del mio amato Poirot… non ne voglio sapere!!!


domenica 25 settembre 2011

Tra i granelli di sabbia di una spiaggia qualsiasi


Ho trascorso la maggior parte delle mie vacanze in località di mare, in Italia e all’estero, a volta in alternanza a visite di città, in altre occasioni a conclusione di un tour del paese prescelto. Certo è che ho frequentato moltissime spiagge, alcune incantevoli, indimenticabili, altre troppo affollate, attrezzate e maltrattate.
Durante le ore trascorse sulla sabbia, l’ozio si è accompagnato al vagare dello sguardo che ha scorto oggetti di ogni tipo, persi, dimenticati o abbandonati dai non sempre civili e rispettosi avventori del luogo.
Se sulle spiagge di paesi tropicali ciò che fuoriesce dalla sabbia sono soprattutto rametti, foglie di palma, qualche frutto che, giunto a maturazione, è precipitato, speriamo senza colpire la testa di nessuno, conchiglie più o meno frantumate, pezzi di corallo, e qualche alga, dopo un giorno di mare mosso, o al massimo qualche oggetto “caduto”, temo non proprio accidentalmente, dalle navi da crociera. Sulle nostre spiagge ho sempre notato una meno naturale ma più ricca varietà di oggetti: formine e palette di plastica, insabbiate e non più ritrovate da bambini che forse le hanno piante a lungo, mozziconi di sigarette, stecchini dei gelati, noccioli di pesca o frutti simili, sacchetti di plastica, per fortuna ora fuori commercio, e purtroppo frammenti di vetro.
L’impressione è di una spiaggia intesa come un cassonetto dell’immondizia per persone che, pur nell’ozio, non trovano il tempo per raggiungere uno dei tanti,  onnipresenti cestini destinati a raccogliere tutti i nostri rifiuti. Non voglio dilungarmi sull’increscioso comportamento di coloro che pasteggiano in spiaggia – concesso rigorosamente solo sulle poche spiagge libere del nostro litorale - e tralasciano di raccogliere gli avanzi del loro passaggio, salvo lamentarsi dei rifiuti abbandonati da altri che li hanno preceduti.
 Mi compiaccio quando noto qualcuno che si premura di raccogliere una lattina o una bottiglietta di plastica “dimenticate” da altri: offre un grande esempio che cerco sempre di seguire e, nel farlo, mi piace coinvolgere mia figlia. Il buon esempio insegna molto più di grandi discorsi!!!
  
  

LES BABALOUS



Li ho conosciuti quando mia figlia aveva 4 o 5 anni e mi hanno conquistata, me ne sono letteralmente innamorata.
Sono oggetti di casa che, quando la famiglia del piccolo Kevin dorme, si animano e prendono parte ad avventure rocambolesche nelle diverse stanze della casa o nei luoghi di vacanza prescelti dai loro proprietari.
Sono oggetti comuni resi vezzosi e simpatici: Forchetta, Scodella, Pantofola, Cacciavite, Sveglia, Matitina sono solo alcuni dei Babalous.
L’intento degli autori è educativo, ma vi assicuro che sono proprio teneri e divertenti.
Certo, se penso che sono destinati ai bambini di età prescolare mi vergogno un poco ma, che dire, m’inteneriscono e non riesco a staccarmene, ancora oggi, se mi capita d’intravvederli, cambiando canale televisivo.
Comunque tengo a precisare che questa serie televisiva ha vinto il premio Pulcinella come miglior programma per … mamme tenerone! No, sto mentendo … per bambini sotto i 6 anni !!! Sto arrossendo !!!

venerdì 23 settembre 2011

OGGI, UN GIORNO QUALSIASI




Un giorno di metà settimana, di quelli tranquilli che trascorrono senza 
lasciare il segno, forse neppure un ricordo tanto risultano banali, ma 
sarà un giorno tutto mio, nel quale non farò nulla di obbligato, non 
assolverò a nessun dovere, non mi prodigherò in nessun compito e mi 
appagherò del silenzio che mi avvolge, nel riposo più assoluto, leggendo, 
scrivendo, mordicchiando golosità senza badare all’ora del pranzo, 
sorseggiando la mia bibita preferita e molto “zuccherosa”, lasciando 
correre la fantasia.

La fantasia corre, è veloce nel farlo, e progetta viaggi in terre così 
lontane che ci vorrebbero 24 ore di volo aereo per raggiungerle, spazia 
sino all’acquisto di case in città tanto amate (monolocali ovviamente, 
visti i costi), indugia sull’idea di riuscire a concretizzare un 
“progettino” di aiuti umanitari, da tanto cullato e non ancora 
realizzato, raggiunge l’esistenza in un eremo, non per rinchiudervisi a 
vita ma per assaporare per pochi giorni l’assoluto silenzio, la pace totale
 e un ritmo lento di gesti che mi rapisce e mi estranea dal mondo reale.
Alle fantasie segue la realtà alla quale mi riporta il campanello che 
squilla e il videocitofono che riflette l’immagine del volto noto di un 
grande, profondo amore, quello di mia figlia, della mia “meraviglia. 
Lei, per mia fortuna, non è una bella fantasia, lei non è un bel sogno, 
lei è la mia stupenda realtà.


martedì 20 settembre 2011

Una bell’idea a casa di una cara amica


Di recente sono stata invitata a casa di un’amica di vecchia data che possiede la straordinaria qualità di personalizzare le pareti della sua abitazione con oggetti che nascono dall' abilità delle sue mani e dalla sua fervida fantasia.
Nelle scorse giornate nuvolose e piovose ha trascorso alcune ore a realizzare un collage di fotografie della sua famiglia, alcune piuttosto datate ma ricche di fascino e altre più recenti, con scene buffe: la nonna seduta alla macchina da scrivere dell’ufficio in cui lavorava prima di sposarsi  (la prima donna della sua famiglia d’origine ad aver lavorato!), il padre sul trattore di un agricoltore amico di famiglia,  la madre con costumino di maglia, stile marinaretta, sulla spiaggia di Loano, una vicina di casa a braccetto con sua zia che si pavoneggiano negli abiti della festa, la foto autografata di Nicola di Bari (cantante italiano di qualche decennio fa) e poi la foto del suo matrimonio, quella di un viaggio a Parigi e del viaggio di nozze in crociera sul Nilo, il suo bellissimo bimbo attaccato al suo seno, addormentato nel lettino e con gli occhi sbarrati, tra la sorpresa e il terrore puro, sulla sua prima giostra; i biglietti del balletto Lo schiaccianoci al Teatro Alla Scala, quello vecchio di un tragitto sul double-decker a Londra e lo scontrino di un acquisto effettuato a Portobello’s road…
A suo dire, guardarsele ogni mattina mentre, mezzi addormentati, fanno colazione è un modo per rammentarsi dei bei momenti avuti, delle persone più care e della fortuna che hanno… e non stento a crederle!
L’oggetto è una sorta di “Wunderkammer” personale, fatta di ricordi e di affetti personali, da guardare ogni giorno per affrontare meglio le giornate cariche di gesti ripetuti, sempre uguali a se stessi, di quotidianità che appesantisce la vita.
Mi sa che acquisto una bacheca e realizzo la mia personale Wunderkammer!




lunedì 19 settembre 2011

Una passione per i sassi


Nulla di paragonabile al Suiseki, che in Giappone indica l’arte di disporre pietre, trovate in natura, dall’aspetto singolare e che favoriscano la meditazione.
La mia è una semplice passione per i sassi raccolti in riva al mare, sulle spiaggette lacustri o sul greto di un fiume. Certo la forma e il colore hanno la loro rilevanza, nel senso che mi devono piacere o perché rasentano una naturale perfezione o, al contrario, per la loro estrema irregolarità.
Mi piace conservarli allo stato naturale e adoro disporli in contenitori grezzi, così come su piatti bianchi levigati.
Il sasso è un oggetto che mi affascina nella sua semplicità e osservandolo mi domando da dove si sia staccato e quanta strada possa aver percorso prima di attrarre la mia attenzione e finire nelle mie mani.
Sono molte le persone che ne fanno oggetto da collezione, abbellendoli con decorazioni, forandoli per realizzare collane o impiegandoli per costruire sculture zoomorfe o antropomorfe.






Oggetto di facile reperimento, in realtà in passato impiegato per la costruzione di edifici, strade, recinti e sentieri grazie allo spaccapietre, un antico lavoro ormai dimenticato.



Sfortunatamente non sempre l’uomo ne ha fatto un uso corretto; i sassi sono stati usati spesso come armi nel passato e purtroppo ancora oggi: la condanna a morte per lapidazione è tuttora inflitta alle donne in molti paesi 




e non sono mancati gli esempi d’insensati e deplorevoli lanci di sassi dai cavalcavia, a testimonianza che la civiltà non appartiene all’intero genere umano.


domenica 18 settembre 2011

Piccole donne di Louise May Alcott


In questi giorni sono in vena di ricordi: uno dei più piacevoli è legato a "Piccole donne".
Questo libro mi è stato regalato da mia madre quando ero in quinta elementare ed è stato il primo romanzo che ho letto per intero, totalmente affascinata dalle vicende quotidiane delle quattro sorelle March, Meg, Jo, Beth e Amy, durante la Guerra Civile americana.
Com’era mia consuetudine, m’immedesimavo ora nell’una e ora nell’altra in base a quanto accadeva loro:  sentivo molto vicina a me Beth, per la sua timidezza e la passione per il pianoforte, ma quando s’ammalò le preferii Jo,abilissima scrittrice dai lunghi capelli neri e grande amica del giovane Laurie, ma poi la mia preferita risultò essere Amy, soprattutto perché, nel seguito “Piccole donne crescono”, seguì zia March in Europa, divenne una dama elegante e raffinata e s’innamorò, ricambiata, di Laurie che la chiese in moglie.
Ho riletto più volte le loro vicende e ho partecipato alle loro traversie economiche, sociali e amorose.
Certo i disegni aggiunti al testo hanno svolto in tal senso un ruolo di rilievo, permettendomi di fantasticare e di cogliere un mondo e una realtà ormai lontani dai miei.
Conservo i due libri e, qualche volta, mi è capitato di sfogliarli, sorridendo davanti a quelle languide scene riprodotte che tanto avevano solleticato la mia vena romantica di bambina.

sabato 17 settembre 2011

Stanlio e Olio, alias Stan Laurel e Oliver Hardy


All’appuntamento con le comiche di Stanlio e Olio non mi sottraevo mai: li adoravo, mi divertivano e la mamma non poteva aver da ridire di fronte alla loro semplicità e freschezza recitativa. La mia simpatia andava a Stanlio che, se non brillava per intelligenza, involontariamente se la cavava meglio dell’amico Olio più serio e capace, ma sempre travolto dalla sbadataggine dell’altro.
Ricordo ancora le peculiarità dei due: Olio salutava agitando la cravatta, mentre Stanlio si arruffava i capelli ogni qual volta avesse un dubbio, fosse perplesso o contento.
Caratterizzati dall’abito scuro, con cravatta Olio e papillon Stanlio, entrambi portavano la bombetta, spesso usata per colpirsi durante le frequenti litigate; Olio era panciuto, con un’incipiente calvizie, mal celata da una frangetta, frutto di un riporto, e con dei baffetti tra due guance più che paffute; Stanlio era magro, dal volto ovale e un’espressione sempre attonita.
Dalla lettura di una loro biografia ho appreso che iniziarono a lavorare come duo comico nel 1927, quando ancora non esisteva il sonoro e proseguirono sino alla metà degli anni Cinquanta.
Nel 1961 Stan Laurel ricevette l’Oscar alla carriera, anche in nome dell’amico, morto qualche anno prima.
Molte le dicerie sui contrasti e le rivalità tra i due, ma per me resteranno sempre due comici capaci di divertire senza ricorrere a doppi sensi, a riferimenti salaci, a cattiverie, a malizie. La loro è stata una comicità pura, mai volgare…molti, oggi, avrebbero da imparare da loro!

venerdì 16 settembre 2011

“Baruffe chiozzotte” … a scuola


Non in un campiello, ma in sala professori.
Certo non in dialetto veneziano, bensì in un italiano piuttosto forbito che, accalorandosi gli animi, è stato contaminato da qualche elemento triviale e certe espressioni in lodigiano.
La questione da dirimere nulla aveva a che vedere con gli innamoramenti e i presunti conseguenti tradimenti di goldoniana memoria. Molto più prosaicamente si è trattato di discussioni sulle classi assegnate,  sulle eccedenze orarie malviste e sui diritti di continuità negati.
La conclusione non è stata bonaria, da buon vicinato che, dipanata la matassa, si abbraccia, si stringe la mano e tutto dimentica.
A scuola tutto si è concluso con sguardi torvi, musi lunghi, teste alte e un borbottio continuo…

Non è dato sapere a quali soluzioni le nostre Lucietta, Madonna Pasqua e Checca siano giunte, anche con l'intervento di nostrani Padron Toni  e Titta-Nane, ma l’atteggiamento distaccato tra alcune di loro permane.
La vita non è proprio una commedia…l’animo umano tende più alla tragedia … anche per le sciocchezze!

giovedì 15 settembre 2011

Se amate l’arte custodita nei musei

Io, che adoro visitare musei e mostre di pittura, anche se ci sono da coprire distanze considerevoli, perché trovarsi di fronte al dipinto è ben altra cosa che guardarlo sulla carta stampata o sullo schermo di un computer, devo ammettere che il nuovo sito 


offre opportunità inaspettate.
Si ha la possibilità di percorrere i corridoi e le sale di molti musei internazionali, osservare da vicino in alta definizione  più di 1000 opere e, in aggiunta, un’opera  per museo, ad altissima definizione, a 7 miliardi di pixel, consentendo di vedere dettagli invisibili ad occhio nudo.

In cosa consiste il grande vantaggio?

Esaminare le opere visualizzando particolari, pennellate e minuzie impossibili da raggiungere nei musei, dove le distanze obbligate, imposte dai sistemi d’allarme, non consentono di avvicinarsi troppo. Sia chiaro, tali precauzioni solo indispensabili e mi trovano favorevole perché già troppe volte pregevoli opere d’arte sono state rovinate da folli che le hanno colpite o tagliate e perché in molti sarebbero tentati dal toccare con mano la pellicola pittorica dei quadri, danneggiandoli .

Tra i musei coinvolti:

La Gemaldegalerie e l’Alte Nationalgalerie di Berlino

Il Van Gogh Museum e il Rijksmuseum di Amsterdam

La National Gallery e la Tate Gallery di Londra

La Frick Collection e il Metropolitan di N.Y.C.

L’Hermitage di San Pietroburgo

Il Museo Reina Sofia e il Thyssen-Bornemisza di Madrid


E altro ancora…

mercoledì 14 settembre 2011

Io “chiocciola” e lei “mollusco”


Giulia ama immaginarci così, soprattutto quando è stanca, ha sonno o è spaventata e desidera venire nel mio letto, adottare la posizione fetale, tenendomi alle spalle perché l’accolga contro il mio ventre e la stringa tra le braccia, stringendole le mani.
Dire che mi piacciano questi momenti è poca cosa perché in realtà li adoro e non c’è stanchezza o altro interesse che mi ci faccia rinunciare. Lei sta crescendo e io non voglio perdermi nessuna delle sue tenerezze e delle sue richieste di coccole. Gliene ho sempre fatte tante, sin da quando era piccina, ritenendo che l’avrebbero resa più forte da adulta, perché ogni coccola è l’attestazione di un amore sconfinato che t’ irrobustisce, ti protegge e ti conforta nel tempo e io desidero che lei si senta così.
Nulla è più appagante di mia figlia che si abbandona al mio abbraccio, si rilassa e si lascia avvincere da Morfeo, dio pagano che la ristora per rendermela il mattino seguente riposata, rinfrancata e pronta a correre incontro alla vita.
Good night, have sweet dreams, I love you, Giulia.



martedì 13 settembre 2011

Nel parco…


Stamane, uscita per poche quotidiane commissioni, desiderosa di passeggiare in queste prime ore della giornata, sotto un cielo luminoso, con l’ancora caldo sole di inizio settembre smorzato da un’aria insolita per i mesi estivi nella pianura Padana, il mio istinto, anticipando il pensiero, mi ha spinto a incamminarmi verso il parco della mia città. Nelle ore mattutine è poco frequentato, solo qualche mamma con figli piccoli, un anziano che passeggiando l’attraversa e alcuni addetti alla manutenzione del verde pubblico. La tranquillità che lo avvolge favorisce il vagare della mente che approda ai tempi in cui ci venivo con assiduità con la mia piccola Giulia per un giro in bicicletta e un po’ di altalena, che entrambe amiamo; poi, seduta su una panchina, l’occhio si perde nel folto fogliame dell’albero che la ombreggia. Da uno dei rami inferiori scorgo il fragile stelo di un riccio verde  che custodisce la futura castagna, proteggendola con le spine da eventuali intrusi e la sigilla in attesa della maturazione, quasi fosse una madre. I misteri della natura!
Lo sguardo si rivolge al suolo dove, tra rametti spezzati, qualche sassolino e del terriccio, noto qualcosa muoversi…un vermicello che si dirige chissà dove, chissà perché e mi pare ignaro di tutto quello che concerne il mondo degli uomini, lui che ancora segue i ritmi della natura e il proprio istinto, senza porsi domande. In quella che mi sembra la sua totale indifferenza verso quell’essere umano, la sottoscritta, che, seduto a breve distanza da lui, con un piede potrebbe calpestarlo e mettere fine alla sua vita, ne comprendo l’estrema fragilità. Uguale alla nostra, in fondo, perché anche gli esseri umani, che si reputano una specie superiore e meglio dotata, sono infinitesimali nell’universo e nell’avvicendarsi delle esistenze. Lo osservo allontanarsi finché ne perdo l’immagine. Mi distraggo… ancora pochi secondi di calma assoluta e mi alzo, esco dal parco ed ecco, solo in quel momento, il segnale di un sms che qualcuno mi ha inviato, quasi avesse voluto essere rispettoso della pausa che mi sono ritagliata in questa giornata estiva di settembre. Controllo e sorrido, è Giulia che ha bisogno… torno a casa, appagata dalla mia utilità di mamma…in fondo sono ancora il suo riccio.     




lunedì 12 settembre 2011

Adoro un piccolo centro …


Adoro viaggiare, visitare paesi lontani per distanza e per cultura, lingua, usi e costumi. Credo che i viaggi, che ho avuto la fortuna di compiere, mi abbiano aiutata a crescere, a maturare e ad aprire la mente. Tuttavia esiste un luogo sul lago di Como, il mio preferito, che ho iniziato a frequentare sin da piccola e che mi è rimasto nel cuore.      




                                                                                                                                      Ogni volta che vi faccio ritorno, anche solo per poche ore, dolci ricordi riaffiorano alla memoria, accompagnati da vere e proprie sensazioni fisiche. Il sole che provoca luccichii sulla superficie di quel lago, che si insinua tra i dolci pendii dei monti circostanti, così come, sul far della sera, l’accendersi delle luci nei tanti paesi che ne rallegrano le sponde, mi infondono la gioia, la serenità e la spensieratezza di quando ero bambina in quei stessi luoghi. Il fresco della sera, tipico delle zone lacustri, che t’ induce a pensare che sarebbe bene coprirsi con un pullover, per poter indugiare all’aperto, chiacchierando comodamente seduta in riva al lago o sulla sedia a dondolo di uno dei bar del lungolago, ancora oggi mi ristora e rilassa, dopo la canicola delle giornate estive, esattamente come allora sentivo commentare da nonni, zii e genitori. Parlo e ragiono come loro…sarà indicativo che sto invecchiando??? Noooooo, sono solo maturata!!! Sì, solo più saggia!           




domenica 11 settembre 2011

Anche soltanto un pensiero...

Anche soltanto un pensiero a tutti coloro che sono rimasti coinvolti da quanto accaduto l'11 settembre 2001 a New York. L'anno scorso, in vacanza negli USA, sono tornata a N.Y. City e ho visitato il Memorial a Ground Zero: ho provato un dolore profondo, un nodo in gola che mi aiuteranno a non dimenticare tutti coloro che lì hanno perso la vita, tutte quelle 2749 persone vittime innocenti.
A tutti loro, il mio pensiero e una mia preghiera, a prescindere dalla fede professata.





Back to school


Eccoci alla fatidica e imminente data del rientro a scuola, della riapertura di quegli edifici, tanto vituperati ma anche amati, magari a distanza di tempo da quando li si frequenta da studenti, e che poi restano nella nostra memoria e nei nostri cuori, con un po’ di nostalgia.
Il 12 settembre è la data “famigerata “dell’inizio del nuovo anno scolastico per le scuole superiori e quindi anche per me .
Come ogni anno ci sono l’entusiasmo, la voglia di fare, i progetti e l’attesa di conoscere nuovi studenti.
Quest’anno avrò una classe quinta e una quarta, per mantenere la continuità didattica, piacevole per i docenti e utile per gli studenti, e poi una prima liceo…una realtà tutta da scoprire, creare, inventare, confidando in un’empatia che faciliti entrambi i ruoli di docente ed educatrice, per quanto mi riguarda, e di allievi desiderosi, si spera, di conoscere, imparare e crescere.
Sono sempre ottimista all’inizio di un nuovo anno… è un’avventura che, in ogni caso, mi arricchirà e mi forgerà, una sfida avvincente, a prescindere da quel che sarà.
Non voglio mai incominciare un nuovo percorso con pregiudizi gratuiti sull’eventuale scarso impegno che, genericamente, si attribuisce ai ragazzi … troppe volte mi hanno piacevolmente sorpresa!
Quindi, voglio affrontare la giornata di domani con il sorriso sulle labbra, tanta speranza nel cuore e la necessaria grinta…chissà mai di contagiarli !!!
Buon inizio a tutti i colleghi e a tutti gli studenti!
P.S. In bocca al lupo, Giulia!
P.S. Un abbraccio e un sincero augurio a Marcella :D


venerdì 9 settembre 2011

TUTTO DI CORSA


Ci dev’essere un Bianconiglio in ognuna di noi che ci ammonisce “E’ tardi, è tardi! Non c’è tempo!”: il che potrebbe fare capire perché siamo sempre di corsa, tra lavori domestici, impegni dei figli, un doveroso aiuto ai genitori,l’appuntamento dal dentista, un salto in lavanderia, la spesa da fare, una capatina in banca, il nostro lavoro, qualche riunione pomeridiana e chi più ne ha, più ne metta.
Non c’è che dire, si vive di corsa, a volte in rincorsa nel timore di non farcela, di non adempiere i tanti, troppi impegni.
Un giorno però ce ne accorgiamo e decidiamo che non è questo il ritmo di vita che fa per noi, che la qualità della nostra vita deve essere migliore per consentirci di godere quello che facciamo, di apprezzare ogni momento.
In realtà più volte ce lo ripetiamo ma la frenetica routine ha il sopravvento e si tende a rimandare la presa di coscienza, quella seria che ci porta ad una svolta.
Arriva il momento di prendere consapevolezza di quanto valore abbiano due parole spese con la vicina di casa o la collega incontrata per strada, un caffè con un’amica, quell’oretta sul divano a leggere un buon libro e gustarsi una tisana, qualche minuto per guardarci allo specchio o ricordare l’ultima vacanza e accorgerci che stiamo sorridendo.
Ritagliamoci degli spazi per noi… ne abbiamo il diritto e il dovere verso noi stesse e i nostri cari che, in tal modo, ci avranno più serene, più rilassate e più dedite.



mercoledì 7 settembre 2011

SBIRULINO ???

Mi piaceva molto Sandra Mondaini, simpatica, professionale e ottima ballerina, così come avevo un debole per Raimondo Vianello e il suo senso dell’umorismo da uomo di classe.  Hanno fatto parte della mia fanciullezza e li ricordo con tenerezza, ma proprio non sopportavo il personaggio di Sbirulino.
Questo pagliaccetto, dai pantaloni a scacchi e dalle scarpe enormi, con una voce gracchiante, era irriverente, pasticcione e dispettoso. M’innervosiva e indispettiva, benché pare suscitasse molte risate e divertisse…tutti gli altri!



Sentore d’indipendenza

Mia figlia sta crescendo: è un dato di fatto!
Piccoli cambiamenti e tentativi, mal celati, me lo confermano quotidianamente.
Io vorrei dirle:“Piano, frena, rallenta!”.
Tuttavia, ripensando a me stessa, ai miei 15 anni, mi rivedo in lei e quindi mi trattengo.
In realtà il controllo, mio e di mio marito, è costante e continuo, ma la ricerca dell’indipendenza è avviata.
Il gesto più significativo Giulia lo compie manifestando il desiderio di effettuare piccoli acquisti con le amiche, e non più con la mamma… che deve intervenire solo là dove il prezzo sale e non si possono sperperare i soldi comprando prodotti di scarsa qualità.



Oggi, le ragazzine sono favorite, e indotte, dai tanti negozi con magliette, collanine e borse low cost. Ai miei tempi queste catene di negozi non esistevano e io mi sentivo grande e libera quando mi comperavo il lucidalabbra o lo smalto ( mai dai colori improponibili che oggi vanno tanto di moda, anche perché mamma e papà mi avrebbero impedito di farne uso!) o un astuccio o qualsiasi altra cosa che rientrasse nel mio piccolo budget.



Adesso è il suo turno e fino a quando non tenterà di dilapidarci il conto in banca, la lasceremo fare: è bello guardarla crescere, ma piano, piano!!!