Nonna Piera era diventata una monzese doc, con la leggiadria della giovane donna che, appena ventiquattrenne, aveva lasciato il paese natale per la città originaria del fortunato marito di ben 16 anni maggiore di lei.
Della sua terra d’origine, la provincia comasca proiettata verso la vicina Svizzera, ha sempre mantenuto la pragmaticità e la forza, acuite nel tempo dalle situazioni contingenti dovute alle due guerre mondiali. Questo connubio l’ha resa speciale.
Era una donna che non avrei mai smesso di ascoltare per tutto quello che aveva da raccontare, dall’aneddotica ai sentimenti sino al pettegolezzo, mai gratuito,ma era anche, a sua volta, disponibile all’ascolto.
Dallo sguardo energico e al contempo dolce, romantico, tendeva al sorriso benevolo.
Entusiasta della sua Monza e legata alla sua casa, pur nella consapevolezza dei limiti di quest’ultima.
Donna di carattere, forte, generosa e disponibile, sapeva ascoltare, capire le parole non dette, i desideri non espressi e i piccoli segreti che ognuno di noi aveva.
Per me le domeniche pomeriggio hanno ancora oggi il sapore della passeggiata con lei nel centro cittadino, dell’aroma della torrefazione con breve sosta, dello scricchiolio della carta delle caramelle sempre presenti nella sua borsa e del suo sguardo occasionalmente gettato alle vetrine.
Quel clima di serena agiatezza e quei quattro passi sotto il tiepido sole primaverile costituiscono le basi delle mie certezze che ancora oggi, a distanza di anni, mi danno sostegno.
Il ricordo di quei momenti è un rifugio che dolcemente, in molte sere, mi favorisce il sonno, cullata, ancora oggi come allora, dall'eco delle interminabili chiacchiere, le loro, quelle di mia madre e mia nonna che, a fine giornata, sedute al tavolo della cucina di vicolo Lambro, le conducevano a notte fonda, quando io, bambina, nella camera a fianco, ormai dormivo serena.
Che bella nonna! Chissà la nipote? Non vedo foto tue. B.
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