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A chi so che mi legge abitualmente e a chi capiti per caso d'intrufolarsi tra queste righe... prego, accomodatevi, è un piacere saperlo e un eventuale commento sarà immensamente gradito.

venerdì 24 febbraio 2012

Da Parigi a Strasburgo in 10 giorni!

Son tornata da soli due giorni dalla mia vacanza a Parigi ( ne parlerò prossimamente o meglio lascerò siano le foto che ho scattato in questa splendida città a parlare per me... quando riuscirò a caricarle...mi manca il tempo!) e già devo rifare il trolley per il viaggio d'istruzione con ben due classi, una quarta e una quinta. Meta principale sarà Strasburgo, con il suo centro storico e il Parlamento europeo;






 sempre in Alsazia, il gioiellino Colmar,


 con sosta a Friburgo e un'intera giornata alla linea Maginot...un bel programmino che spero entusismi i miei studenti. Fotografie e commenti seguiranno a ruota libera.

mercoledì 15 febbraio 2012

ARIA DI PRMAVERA


Oggi sì, il cielo azzurro, la temperatura più mite, un leggero venticello e… un profumo nell’aria paiono preannunciare la primavera. Suppongo sia solo una breve, brevissima tregua, ma godiamocela con una passeggiata, con l’ardire di ridurre le dimensioni della sciarpa e, per chi vuole o può osare – io, no! Sabato dovrei partire!!!- un azzardo…via i guanti o il cappello!
La voglia di bel tempo, del cambio di stagione e, diciamocelo, di un guardaroba più leggero e magari rinnovato, ci spinge a sognare a occhi aperti.
 Ci aspetteranno ancora giornate di freddo, di grigio imperante, di pioggia, ma… oggi mi godo l’aria di primavera!!!

martedì 14 febbraio 2012

San Valentino!


Buon San Valentino a tutti i miei lettori...
per festeggiarlo basta poco...






A me sarebbe piaciuto aderire all'iniziativa del comune di Milano che ha aperto le porte del palazzo della Regione per le coppie che volessero scambiarsi un bacio dal 39° piano, di fronte alle mille luci della città in una fredda, ma serena serata!

venerdì 10 febbraio 2012

Ah, le fiabe...

Un fastidiosissimo mal di schiena m'impedisce di fare molti lavori domestici...perciò mi devo rassegnare ( unico aspetto positivo che riesco a individuare tra un'iniezione e l'altra, il dovermi appoggiare a qualche mobile per sollevarmi senza strappare qualche fascetta muscolare e il non potermi girare e flettere a mio piaciento!!!), perciò eccomi qui a riordinare i libri di un vecchio armadio destinato a libreria.
Togli, spolvera e riposiziona i volumi tra momenti volutamente persi nell'osservazione della copertina, del frontespizio di quelli più datati e nei ricordi che molti di essi mi fanno tornare alla mente, i miei primi anni di scuola, i primi romanzi letti e le fiabe di mia figlia ( a dire la verità tante le ha ereditate da me!).
Mi scopro a pensare alle fiabe che ho amato tanto, quelle classiche per lo più, ma con qualcuna meno nota.
Cenerentola, beh, indimenticabile tra la perfidia delle sorellastre e della matrigna, la zucca, la fata smemorina, il ballo, il principe azzurro e la scarpetta di cristallo ( chissà che male, mi viene ora da pensare, visto che non esistevano i cerotti miracolosi di oggi!), ma quello che più le invidiavo era la voce melodiosa e i due topini, Giac e Gas Gas che mi hanno sempre fatto pensare con dolcezza ai topolini, pantegane escluse, ovviamente!


La Bella Addormentata nel bosco mi ha sempre inquietato all'idea di un sonno protratto così a lungo, ma ne ho adorato le tre fate madrine, Flora, Fauna e Serenella e la spensieratezza che le hanno regalato.


Poi Biancaneve, a dire il vero la meno carina delle protagoniste nelle versioni Disney, con quel faccino un po' troppo paffuto ma, certo, i sette nani, minatori in una miniera di diamanti... come non invidiarglieli?!


Tuttavia la mia preferenza è per tutt'altra storia, una fiaba di C. Andersen, Il collo di bottiglia, una tenera vicenda quella della bottiglia per grandi occasioni che il destino ridurrà ad abbeveratoio per uccellini:indimenticabile il cartone animato che ne è stato tratto... va beh, sarà meglio tornare alla realtà e alla polvere da togliere, anche perchè se procedo con questa lentezza...

martedì 7 febbraio 2012

QUELLA VOLTA CHE…


Avevo poco più di cinque anni. Erano i primi anni ’70. I miei genitori, con gli zii, stavano facendo costruire una casa per le vacanze, su un terreno di proprietà della nonna paterna, proprio sopra il lago di Lugano.
Per assistere ai progressi dell’edificazione e seguire i lavori, per ben due estati abbiamo trascorso parte delle vacanze estive a pochi metri dalla futura casa, in un appartamento in affitto: stanze piccole, cucina appena abitabile, ma un terrazzo meraviglioso, soprattutto per me che ero piccina e ci potevo trascorrere tante ore, andando in triciclo, giocando con la bambola e saltando con la corda, tutto in attesa che…la nonna mi chiamasse per seguirla al vecchio lavatoio del paese, ancora usato dalle donne del luogo. Visto che l’appartamento affittato non aveva la lavatrice, la nonna, che lì aveva vissuto la sua infanzia, sfruttava il lavatoio per lavare le lenzuola di tutti. Per me si trattava di un mondo nuovo, tutto da scoprire e restavo incantata osservando l’abilità di quelle donne indaffarate e abili.
Mia nonna, con le altre, immergeva i teli nell’acqua corrente, fredda che più non si poteva, poi insaponava sui due lati ogni lenzuolo, li sbatteva ripetutamente e infine li sciacquava in quell’acqua così trasparente, limpida e gelida. Nell’attesa di lavare l’intero cesto di panni, quanto era già stato lavato veniva steso su lunghi fili tirati in un angolo del lavatoio. Il profumo del sapone di Marsiglia si spandeva nell’aria e mi inebriava.
Lo scorrere incessante dell’acqua di fonte e il rumore dei panni battuti sul piano inclinato di pietra avevano un non so che di antico, tanto più quando qualcuna accompagnava i gesti con una cantilena alla quale tutte si univano, compiaciute di ricordarsela e serene in volto per chissà quale ricordo riaffiorato. Che meraviglia! Con la nonna ero sempre tra le ultime ad andarmene: per me era puro divertimento, era la scoperta di un mondo che non mi apparteneva ma che mi affascinava… e poi qualche fazzoletto e abitino della bambola li ho lavati pure io!!!









domenica 5 febbraio 2012

CERTE IMMAGINI …



Nella mente di ognuno di noi ci sono incancellabili immagini impresse per sempre: spesso semplici attimi colti dai nostri occhi, a volte situazioni quotidiane che un giorno ci hanno colpito come mai in precedenza e che hanno suscitato un’emozione, un sorriso o un sentimento. Basta un rimando a una persona amata, a un gesto mille volte ripetuto ed ecco che un oggetto diventa simbolo di altro, di qualcosa di più profondo, di un tesoro che ci porteremo dentro per tutta la vita.
Con questa premessa ci si potrebbe attendere chissà quali paesaggi, tramonti romantici, scene che solo la migliore cinematografia potrebbe eguagliare e invece no. L’oggetto che mi suscita emozione è un semplice filo con relative mollette per i panni. Sì, avete capito bene, di più banale non ne saprei io stessa trovare, tuttavia è proprio lui, quello che rimanda alla massaia di decenni fa, che non potrebbe alludere meno alla donna moderna. Mi fa tornare in mente la mia infanzia, due donne che l’hanno segnata e un pacioso vicino di casa ( per chi avesse letto il post sullo sciroppo: è proprio il signor Pino).
Mia madre che stende i panni profumati dal detersivo per lavatrice sul balcone di casa, con movenza trasognata, o almeno così leggevo io i suoi calmi gesti nel raccogliere il panno dal catino, dargli una leggera scossa per poi appoggiarlo al robusto filo e fissarlo con una molletta colorata (all’avanguardia rispetto a quelle lignee!!!). Ancora di più la nonna paterna, nonna Piera, che aveva a sua disposizione un enorme balcone e che stendeva i suoi indumenti come se fossero quanto di più prezioso avesse, praticamente senza una piega per come li tendeva e per la cura che riservava loro. Il profumo che si diffondeva nell’aria e quello sventolio di stoffe dovuto alla brezza che attraversava il grande cortile m’incantano ancora nel dolce ricordo che ne ho. A volte la nonna mi consentiva di aiutarla, pur sapendo che facilmente avrei fatto cadere qualcosa che, tuttavia, si fermava sul tetto della veranda sottostante e che lei, paziente, recuperava con un bastone uncinato, costruito dal mio nonnino, per poi risciacquarlo accuratamente. Momenti di una quotidianità che mi sembra impossibile possano tornare, forse per i nostri ritmi frenetici e l’incapacità di vivere i gesti più comuni con la lentezza che lei sapeva e, diciamocelo, poteva permettersi non lavorando fuori casa. Lei sì che aveva mantenuto le mollette di legno, quelle che secondo mia madre potevano lasciare fastidiosi segni di colore sui panni e perciò sostituite da quelle in plastica, quelle che io ho conservato e che ho adattato come chiudi pacchi,in cucina, applicandovi, con la colla a caldo, qualsiasi piccolo ornamento, un bottoncino, un fiocchetto o una miniatura staccatasi da qualche elastico per capelli di mia figlia. Non posso dimenticare la lenta precisione con cui il signor Pino stendeva i fazzoletti – sì, pareva lavasse i panni suddividendoli per genere- ogni giovedì mattina, verso le 11: sostituiva la moglie, impegnata a cucire splendidi abiti da signora nella stanza a fianco, con dignità e abilità invidiabile; la sua attenzione non si limitava lì: ogni mezz’ora verificava l’asciugatura perché non fosse eccessiva e impedisse una perfetta stiratura, alla quale provvedeva di persona.
Li ringrazio perché, nella loro naturale semplicità quotidiana, hanno catturato la mia attenzione con un’immagine che è rimasta impressa indelebilmente nei miei ricordi al punto che una sola fotografia ne risveglia il profumo, i suoni e l’incanto.


sabato 4 febbraio 2012

Quando una mamma s’illude che…


La sai di là, nella sua camera… l’hai osservata, fingendo un’incombenza in prossimità della sua porta aperta, e sì, potresti giurarlo, sta studiando, tutta concentrata su I Promessi Sposi, ovvio domani avrà una verifica scritta e non vuole rovinarsi la media. L’hai vista intenta, concentrata sugli appunti, hai avvertito il fruscio delle pagine sfogliate del libro, ne hai sentito la voce ripetere trama, commenti e considerazione che per te, insegnante di lettere, sono pane quotidiano e ne constati la correttezza. Ti decidi a sederti sul divano, senti il bisogno di riposarti, tanto sei tranquilla, lei sta svolgendo il suo dovere di studentessa, non modello, ma più che discreta…
Poi, più tardi, decidi di aprire il pc…toh, quante immagini sul desktop, che non c’erano poche ore prima: sei incuriosita, le osservi, alcune sono proprio carine, cuccioli di animali, una passione che ci accomuna, tramonti romantici, certo ha quasi 16 anni, alcune sue foto,visto quanto è vanitosa…e



…e io che la credevo concentrata, interessata, appassionata a quelle che sono le mie materie preferite!!!
Illusione di mamma…disillusa.
Devo però confidarvi che l’immagine mi ha fatto ridere e, ripensandoci, quand’ero io la liceale non esistevano il pc, internet, face book…ma i diari erano pieni di battute di compagni e compagne che deridevano l’impegno scolastico…era uno sfogo per lo sforzo quotidiano, per vendicarsi della severità dei docenti, per la noia dei distici di Sant’Agostino e per la difficoltà di una versione. In fondo eravamo così anche noi! Anche noi avremo illuso i nostri genitori, fingendo una concentrazione che non sempre era tale!






Speriamo di no...



Non voglio crederci! Attendo vostri commenti in merito...di ogni tipo!!!


venerdì 3 febbraio 2012

San Biagio e il panettone da mangiare il 3 febbraio


Mia nonna - sì, sì, la mia solita nonnina - mi ha trasmesso questa tradizione, più milanese che monzese a dire il vero, e io intendo portarla avanti, anche se purtroppo non abito a Milano ( ma quanto mi piacerebbe!!!), anche perchè adoro il panettone. Vi trascrivo quanto letto sulla pagina di  Milano segreta del giornale VIVIMILANO, sperando di farvi cosa gradita...io l'ho letta con piacere e curiosità:

All'inizio di febbraio, passeggiando per Milano, non è strano, nelle vetrine di pasticcerie, panetterie e gastronomie, trovare panettoni in vendita con forti sconti (per la verità, la tradizione imporrebbe di vendere due panettoni al prezzo di uno, ma non tutti la rispettano). Banale tentativo di liberarsi degli avanzi del dolce natalizio per eccellenza, diranno i più. Niente di più errato, infatti si tratta di un'usanza ben radicata nel territorio milanese: quella di mangiare il panettone il 3 febbraio, giorno di San Biagio. Ma perché si usa così? Biagio nacque a Sebaste, in Armenia, sul finire del III secolo dopo Cristo. Studiò medicina e intraprese la professione di medico, e medico sarebbe morto, se la popolazione della sua città non lo avesse voluto come vescovo, nonostante non fosse né consacrato né ordinato. Un po' come Ambrogio, anche Biagio non volle accettare subito la carica a cui il popolo lo spingeva. Dopo un periodo però si fece convincere e assunse il ministero, non dimenticando però la sua vera natura. Cominciò così a compiere i suoi doveri vescovili, accompagnandoli con gli altrettanto importanti doveri di medico. Il neo vescovo curava le anime del suo gregge ma spesso, in maniera più terrena, ne curava anche i corpi.
Un giorno una madre disperata corse al suo cospetto. Suo figlio aveva mangiato del pesce, una lisca gli si era conficcata in gola e ora stava soffocando. Biagio non perse tempo e corse al capezzale del giovane. L'istinto di medico ebbe presto il sopravvento e Biagio, invece di perdersi in inutili benedizioni e unzioni, prese un pezzo di pane e lo fece inghiottire al ragazzo. La mollica portò con sé la lisca e il figlio della disperata signora riprese a respirare normalmente. Con un metodo che aveva ben poco di miracoloso, Biagio aveva salvato una vita, come probabilmente aveva fatto spesso in passato e come, altrettanto probabilmente, avrebbe continuato a fare in futuro. Ma, vuoi perché come vescovo Biagio era già in odore di santità, vuoi perché, per sottintendere ai doveri dell'abito che indossava, prima di far ingoiare la mollica al ragazzo l'aveva benedetta facendogli il segno della croce, la fortunata madre cominciò a gridare al miracolo. Biagio ovviamente minimizzò e tornò ai suoi doveri. Ma notizie eccezionali come un miracolo fanno presto a passare di bocca in bocca e a diffondersi a macchia d'olio fra tutto il popolo. E presto giunsero alle orecchie sbagliate, quelle di Agricola, prefetto di Diocleziano per l'Armenia. Agricola non apprezzava che la fama di un qualunque vescovo si accrescesse così a dismisura e decise, con una scusa, di convocare il vescovo Biagio. Trovandoselo davanti, non si sa perché, Agricola decise che era meglio eliminarlo per evitare che il popolo ne facesse un santo. Detto, fatto, lo fece scorticare con pettini da cardatori e poi decapitare.

Come altri prima di lui, anche Agricola fece male i suoi conti. Biagio a breve divenne un martire e poi un santo, il Santo protettore dei cardatori e dei materassai (onore dovuto allo strumento che era stato usato per martirizzarlo). In più, in ricordo dell'episodio del bambino e della lisca di pesce, il 3 febbraio, giorno della festa di San Biagio, si usa mangiare del pane benedetto e farsi benedire la gola toccandola con due candele incrociate. Questo però non spiega come la storia di Biagio si leghi a Milano e al suo più rappresentativo dolce. Biagio non era mai passato dalla nostra città, eppure proprio a Milano la sua festa ha una così strana connotazione. Facciamo allora un salto avanti nel tempo rispetto all'epoca in cui visse Biagio. Il panettone è già stato inventato e a Milano tutti usano prepararlo per le feste natalizie. Prima di Natale una donna si reca da Frate Desiderio per far benedire un panettone che ha preparato per la famiglia. Desiderio, che è sempre molto occupato, dice alla donna di lasciargli il dolce per qualche giorno e poi di passare a ritirarlo, lui si occuperà di benedirlo non appena troverà il tempo. I giorni trascorrono lenti e la donna si dimentica di ripassare dal frate per il suo panettone. Desiderio invece non si dimentica affatto del panettone e, ogni volta che passa davanti al cantuccio della canonica dove lo ha appoggiato, ne stacca un pezzettino e lo mangia.
Sbocconcella oggi, sbocconcella domani tutto ciò che resta del panettone è l'involucro vuoto. Quando Desiderio si accorge di aver mangiato tutto il panettone della povera donna si dispera. I sensi di colpa lo assalgono e Desiderio spera che la donna si sia dimenticata per sempre del suo panettone e non torni più a reclamarlo. Altri giorni passano e sembra che il desiderio del frate si sia avverato, quando, il 3 febbraio, la donna si ripresenta per avere indietro il suo panettone benedetto. Desiderio va allora nell'angolo dove giaceva ancora l'involucro del panettone inesorabilmente vuoto e, stupore, la carta è gonfia e piena di un panettone grosso il doppio di quello che la donna aveva lasciato al frate. Miracolo! Era sicuramente merito di San Biagio.
Il Natale dell'anno successivo molti milanesi portarono a Desiderio i loro panettoni da benedire, sperando di vederli moltiplicati. Ma i miracoli non operano così, quindi Desiderio si limitò a benedire tutti i panettoni assieme e poi consigliò caldamente ai milanesi di avanzarne una parte da consumare il 3 febbraio, in sostituzione del pane benedetto. Negli anni l'usanza si radicò nel sostrato cittadino e anche se oggi non si usa più farli benedire, in ogni casa di Milano, la mattina del 3 febbraio, a colazione, per proteggere la gola dai malanni stagionali, si scarta un bel panettone, magari comprato con lo sconto in uno dei tanti negozi della città.



Detto ciò...buon San Biagio a tutti!!! Proteggetevi la gola, visto il freddo di questi giorni!!!



giovedì 2 febbraio 2012

Chi l’avrebbe detto che mi sarei ritrovata a parlare di elettrodomestici … a scuola, durante l’ora di storia, in una classe 5°!?


Uno degli aspetti che prediligo del mio lavoro d’insegnante è la possibilità di approfondire alcune tematiche e non mi riferisco a quelle più scontate, che so, l’impiego dei mezzi di comunicazione per la diffusione dei discorsi del duce o le armi impiegate durante la prima guerra mondiale, ma a quelle più legate alla vita quotidiana e forse più futili rispetto ai dictat delle teorie d’insegnamento tradizionali.
Spesso sono gli stessi studenti ad avere curiosità che sorprendono anche noi insegnanti.Una di queste ha avuto come oggetto d’interesse l’invenzione e la diffusione di massa degli elettrodomestici d’uso comune, quelli impiegati in cucina.
Di fronte all’immagine di donne attente a lavare i panni lungo i navigli  di Milano o i fiumi di molte città, è emersa la curiosità di conoscere chi, dove e quando abbia creato la lavatrice. Alcuni miei studenti si sono messi alla ricerca e con internet è stato un attimo… il primo esemplare della seconda metà del Settecento, la vasca in legno sostituita da quella metallica verso il 1900, il primo motore elettrico applicato alla macchina per lavare nel 1906, la larga diffusione negli USA degli anni ’20, i modelli tedeschi, da ancorare al pavimento ma già dotati di automazioni (timer) e, durante la seconda guerra mondiale, i primi modelli italiani Candy mod.50 e Rex-Zanussi mod.250.
Ascoltata un’esperienza diretta sull’acquisto di blocchi di ghiaccio per conservare gli alimenti dell’allora bambino negli anni ’40, in molti hanno voluto sapere come nel 1851 l’americano  John Gorric avesse inventato il frigorifero e si fosse poi giunti alla tecnologia No frost, al sistema ventilato e alla classe A++.                          Tutti egualmente sorpresi di fronte a tali miglioramenti, ai quali si è giunti solo col tempo e col mutare delle esigenze: dalla semplice conservazione al mantenimento nel tempo delle scorte accumulate per i nuovi ritmi di vita, alla necessità di non dover sbrinare periodicamente il nostro frigorifero e all’attualissima esigenza di avere consumi più sostenibili.
Forse alcuni miei colleghi potrebbero pensare che sia stata una lezione sprecata. Per me anche questa è storia, certo lontana da quella riportata sui libri, ma molto vicina a noi che viviamo la cosiddetta terza rivoluzione industriale…o siamo già alla quarta?



mercoledì 1 febbraio 2012

THE VERSATILE BLOGGER


Un grazie infinito a Elisa e al suo blog: che sorpresa essere nell’elenco dei suoi 15 blog prescelti! The versatile blogger è un premio assegnato da blogger a blogger: consente di nominarne ben 15, permettendo ad ognuno di farsi conoscere e conoscere altri interessanti blogger.

Poche ma indispensabili le regole da seguire:
. Ringraziare la persona che vi ha nominati linkandola nel post;
. Condividere sette fatti che riguardano la vostra vita;
. Mandare l’award ad altri 15 blogger che ritenete abbiano blog interessanti e comunicate loro il premio.

Qui di seguito 7 curiosità su di me:
1.   Sono una professoressa di lettere, a detta dei miei studenti seria, severa ed esigente L
2.   Amo l’architettura d’interni
3.   Vorrei essere stata la musa ispiratrice di Renoir o Boldini
4.   Adoro vivere in città: mi piace essere attorniata da bei palazzi storici, dalle luci dei negozi, scendere le scale e ritrovarmi nella piazza principale
5.   La fase della giornata che prediligo è l’imbrunire e le sue calde tonalità
6.   Mi emoziono davanti alle luci della sera riflesse nel lago di Como, che adoro
7.   Mi piace scrivere, motivo che mi ha spinto ad aprire questo blog la scorsa estate.


E ora l’elenco dei miei 15 blog preferiti: