Ero uscita per un’incombenza cercata, voluta…mi andava di uscire, di sentirmi libera, sola in quel pomeriggio di moti anni fa.
Le strade deserte e poca gente in giro... del resto che si fa in un primo pomeriggio caldo in un piccolo paese? Per lo più si sonnecchia e si rinvia l’uscita alle ore più fresche del tardo pomeriggio. Qualche cane per la strada, con un’andatura da ubriaco, così, tutto solo, a zonzo per il paese, tra case note, angoli mille volte esplorati, portoncini annusati da tempo, forse alla ricerca di qualcosa o magari di niente. Nel sottofondo urla lontane di ragazzini presi comunque dalle loro partite, nel campo vicino al piccolo cimitero, tra l’erba non ancora tagliata e fiori lungo il ciglio della strada. Due ragazzini coi gelati, corrono, ridono, mi lanciano un’occhiata furtiva e poi via di corsa verso casa, forse. Odori inconsueti, per una che vive in città,che colpiscono le narici: mucche in un campo e vegetazione selvatica, una lieve brezza, del resto tutt’attorno ci sono montagne che raggiungono i 1700 metri. Io procedo, vagando tra le poche stradine, alcune a mezz’ombra, ma per lo più assolate e silenziose, vuote o colme di un immenso nulla. Finestre spalancate che si alternano a persiane socchiuse che paiono volere celare un segreto, quello intimo del riposo pomeridiano di qualche bimbo o di un anziano. Uccelli che si lanciano nel vuoto, sembrano essersi persi, percorrono ripetutamente le stesse traiettorie alla ricerca del nido? Di un riparo? Di altra vita? I miei pensieri rallentano, adottano il ritmo lento che aleggia nell’aria calda. Persone dal passo lento escono trascinandosi dietro gli usci lignei screpolati, si avviano rasenti il muro e salgono in auto: il lavoro li attende.
Sento delle urla provenire da un terzo piano: una lite che viene subito sedata e torna la calma. Grida felici dei ragazzini di prima: un goal forse è stato segnato. L’orologio della chiesa di San Materno è fermo o forse ha solo rallentato l’incessante trascorrere per rispetto della sonnolenza che pare aver pervaso tutto e tutti. La serranda del macellaio, uno dei pochi negozi rimasti aperti tra i tanti presenti un tempo, prima del proliferare dei supermercati, è abbassata a metà...attende paziente di essere risollevata. Canti sommessi, dietro le imposte. Alzo gli occhi, il cielo è bianco con un po' d’azzurro, pallido, incerto sul da farsi, sembra temporeggiare.
Il caldo è notevole, ma dietro un angolo un’aria fresca mi sorprende e un brivido mi ricopre le braccia, ma un tintinnio di chiavi mi spinge a voltarmi: una coppia che indugia, in apparente assenza di motivo, per poi raggiungere una macchina, parcheggiata lontano, oltre la siepe che cinge l’accesso al municipio, quello che ora non c’è più, demolito da una mente insana, spinta dall’ebbrezza della modernità, snaturando il piccolo centro. Avverto una certa stanchezza, sosto sul lungo muretto di pietra che costeggia la strada, ammiro i fiori, grandi, colorati e cresciuti senza un ordine, mi volto verso il lato dove l’orizzonte non è limitato dai monti… Il sole ha iniziato la sua discesa, mi rigiro e la vita riprende all’improvviso: il macellaio solleva la saracinesca che pare gioire, alcune porte vengono riaperte, le campane rintoccano. Quasi all'improvviso, senza che me ne rendessi conto, il paese riprende i suoi ritmi, la sua normale vivacità in attesa della quiete serale che, a ore, sopraggiungerà.
Auguri, nonna!

Bello! Sei riuscita a suscitarmi le emozioni che devi aver provato tu...ma che voti avevi in italiano??? 10 e lode??? Maria Teresa
RispondiEliminaGrazie mille per il complimento! Conserverò sempre un bel ricordo di questi ragazzi! Ciao :D
RispondiEliminaChe bello! Angie :000
RispondiEliminaGrazie Angie,sempre carina!
RispondiEliminaMi piace! sabri.
RispondiEliminaSono contenta ti sia piaciuto. Grazie, Sabri.:D
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