Nella cucina della tua casa di Monza o in quella del lago, ti deliziavi a giocare a carte con una bambina di neppure 10 anni, insegnandole divertenti giochi nuovi, qualche malizia, che a tua volta avevi appreso dai tuoi, e la rendevi felice facendola stare alzata sino a tardi, mentre io, la mamma della bimba in questione, già alle 22 crollavo dal sonno,vi davo la buona notte con un bacio e mi avviavo verso la camera, seguita dai tuoi commenti poco benevoli perché non sono mai stata una nottambula. A letto, con la porta aperta perché entrasse il fascio di luce proveniente dalla cucina, mi godevo le vostre voci, le risate sommesse e il tuo disappunto quando, forse complice il tuo lato materno, la piccola riusciva a sottrarti qualche carta preziosa o addirittura a vincere una partita a Rubamazzetto. Così mi addormentavo col sorriso sulle labbra e la certezza che la mattina seguente, davanti ad una buona tazza di tè e a qualche biscotto, mi avreste resa partecipe di quanto accaduto la sera prima, ignare del mio stare in ascolto. Mi mancano questi momenti, i tuoi gesti, persino le tue sgridate… mi manca tutto di te, “nuneta”!
(nuneta è un vezzeggiativo usato da me e mia cugina per chiamare affettuosamente la nostra adorata nonnina).
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