Se non fosse per il piacere che il proprio nido esercita su ciascuno di noi, il rientro dalle vacanze sarebbe carico di tristezza e malinconia e forse un poco di mestizia si appropria dell’animo di ognuno, più che altro per la ripresa dei ritmi consueti e degli immancabili relativi impegni quotidiani. Ad addolcire il ritorno ci pensano i ricordi delle splendide giornate trascorse in terre lontane, su lidi tropicali o tra gli spazi infiniti di alte montagne: biglietti d’ingresso di mostre, musei o spettacoli teatrali, conchiglie e frammenti di corallo raccolti su spiagge incontaminate, le brouchures degli hotel nei quali si è pernottato, qualche prodotto tipico (deliziose confezioni di biscotti o bonbons, bottiglie di vini pregiati, sacchettini di tè in foglie…), ma soprattutto fotografie, tante, tantissime fotografie, aiutati dal digitale che favorisce la frenesia del fotografo che alberga in molti di noi e che da libero sfogo alla ricerca dell’inquadratura impossibile e improbabile.
La fotografia immortala momenti irripetibili, coglie attimi che l’occhio non sempre percepisce; certo i risultati non sono sempre quelli attesi: la fotografia può sorprendere con magnifiche inquadrature che mai avremmo immaginato di saper realizzare, ma può anche provocare delusione, per il fatidico palo non visto che deturpa lo scorcio mozzafiato che tanto avevamo decantato, o risate per l’espressione buffa di chi è stato immortalato.
Comunque sia la macchina fotografica resta uno strumento per me insostituibile e imprescindibile in ogni vacanza: nel tempo favorisce il ricordo dei tanti luoghi visitati, dei cambiamenti del volto di mia figlia e delle emozioni provate.
Come non ricordare l’emozione di accompagnare le neonate tartarughine nella loro frenetica e istintiva ricerca del mare di fronte all’immagine della mia piccola Giulia che tiene uno di quei delicati esserini tra le sue piccole mani e felice la lascia al proprio destino nelle acque limpide del Messico? E ancora come non provare nostalgia davanti alla foto che ritrae il momento in cui sono giunta in vetta alla piramide di Kukulkan a Chichen Itza, dove un tempo potevano salire solo i sacerdoti Maya? E i terrazzamenti di Bali? Lo skyline di New York city? Il tramonto a Monterosso? I trulli di Alberobello?...
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