Questa grandissima donna, pensate…prima donna professore all’Accademia di Francia, rinomata specialista di civiltà e lingua greca, innamorata della cultura classica e umanista, esperta e ammiratrice dell’Atene antica al punto da definire lo storico Tucidide “Uno degli uomini della mia vita” arrivò a sostenere che “Una società che dimentica Omero finirà per dimenticare Voltaire”.
Concordo con il suo pensiero e la realtà pare darle ragione.
Da grande conoscitrice di quel lontano passato, ne individuava la modernità e auspicava la conoscenza degli autori antichi per trarre vantaggi dai loro insegnamenti, dalla loro “voce” che raggiunge chiunque voglia ascoltarla. Ecco perché avrebbe voluto che il greco antico fosse diffuso e non solo studiato dagli studenti del liceo classico.
Riteneva che il declino dello studio del greco antico, con la sua letteratura, la sua filosofia e l’intera cultura di allora fosse un grave danno per l’umanità, una perdita incolmabile che avrebbe condotto l’uomo a dimenticare i tanti insegnamenti offerti e poi trasferiti nelle lingue e culture successive.
Perdere questo prezioso patrimonio e lasciarlo cadere nell’oblio, significherà pagarne le gravi conseguenze che ne conseguiranno.
Ecco che si chiarisce la sua affermazione: un mondo che non vorrà più attingere a tanta saggezza, potrebbe giungere a sottovalutare, nel tempo, anche altre testimonianze di grande valore per il perdurare della civiltà, quali gli insegnamenti dell’Illuminismo, della sua tolleranza e della sua apertura mentale, basti pensare all’ affermazione di Voltaire “Io combatto la tua idea, che è diversa dalla mia, ma sono pronto a battermi fino al prezzo della mia vita perché tu, la tua idea, possa esprimerla liberamente”.
Quante volte, anche nella quotidianità, assistiamo all’intolleranza più assoluta? Troppe.



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