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A chi so che mi legge abitualmente e a chi capiti per caso d'intrufolarsi tra queste righe... prego, accomodatevi, è un piacere saperlo e un eventuale commento sarà immensamente gradito.

lunedì 29 agosto 2011

Il farmer market


Un’esperienza impareggiabile che consiglio a tutti quelli che davvero amano la cucina e a chi, come me, pur non amando i fornelli, si entusiasma di fronte a quella profusione di colori, odori e forme.
Il farmer market, dove contadini, produttori di formaggi e panettieri espongono i frutti del loro lavoro su bancarelle, che sono un tripudio di alimenti e solleticano l’acquolina, merita un’attenzione che esula dall’ovvietà della spesa quotidiana.
Addentrarsi tra i banchetti un po’ disordinati, ma proprio per questo invitanti e romantici, e lasciarsi trasportare dall’istinto e attrarre da frutti, verdure o pani e formaggi è come fare un viaggio nella natura, seguendone le stagioni.
Mi piace abbandonarmi a idee culinarie che un pompelmo o un cespo di lattuga mi suggeriscono, creando azzardi di sapori e colori o perfette e sorprendenti alchimie che potrebbero entusiasmare anche i palati più raffinati.
In realtà in questi mercati ciò che mi conquista è la predominanza dell’olfatto e della vista, sensi che subiscono stimolanti sferzate.
Bancarelle di verdure fresche, appena raccolte… un filare di carote, con il ciuffo verde e tracce di terriccio, sedani svettanti, profumo di prezzemolo, melanzane lucenti, frutti opachi e imperfetti…
E ancora le più svariate forme di pane, grandi, grandissime, rustiche, come piacciono a me che le assaporo ancor prima di addentarle, quelle che rivelano la loro bontà solo guardandole e che suggeriscono pasti semplici ma naturali.
Sul banco a fianco... formaggi impilati, magri, grassi, di grotta, con croste di diverse tonalità, che riconducono a sapori, a odori e a gusti di un tempo, quelli di una cucina povera ma sana, di un desinare che non richiede abbellimenti, perché bella è la sua naturalezza e la sua rusticità.
Osservo, quasi rapita, il venditore che raccoglie i suoi prodotti dalle casette lignee, li soppesa e li pone sulla bilancia, spesso la vecchia stadera, per poi infilarli nei sacchetti di carta che, accartocciata, li conserva sino a quando faranno bella mostra di sé nella nostra cucina o arricchiranno le nostre pietanze.
Con quel tesoro, appena acquistato, mi attardo ancora nel mercato contadino, così mi piace chiamarlo, e osservo chi mi circonda e si lascia attrarre da questo mondo come me: c’è chi vaga senza meta e scatta fotografie, immagino un turista o un appassionato dello scatto; due signore anziane, sorelle, vista la somiglianza, acquistano con parsimonia, del resto la pensione è quella che è; un signore col cellulare all’orecchio che, dimentico della conversazione, s’illumina di fronte a certe fragole, che solo nei libri per bambini ne ritrovi di simili… esempi di umanità che, per una scelta o per un caso fortuito vi sono capitati e che, ignari, hanno condiviso con me questo immenso piacere.



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