Se ne conservano ancora, nonostante l’invadenza degli ipermercati che fagocitano tutto e tutti, nei centri storici. Ne ho ritrovate alcune a Monza, a Pavia, a Cremona. Sono le mercerie, con ancora le scaffalature lignee, dal numero infinito di cassetti e relativa targhetta metallica a indicarne il contenuto, il lungo bancone, con la misura del metro inciso per favorire i tagli delle stoffe accatastate in un angolo, una sopra l’altra, in modo casuale ma sempre armonico.
Sono quei luoghi dove ci si recava con la nonna o con la mamma, se dedite all’arte del cucito o almeno del rammendo.
Poi, tra i 15 e i 25, anno più, anno meno, non le si frequentavano e non attraevano. Cresciuta un altro po’ hanno ricominciato a destare il mio interesse, non tanto per le mie abilità manuali con ago e filo, quanto per le preziosità che vi ho scoperto e il puro piacere di acquistarle e averle tutte per me. Nastri di seta o di velluto, magari per impacchettare un regalo speciale, che è un piacere lasciare scivolare tra le mani, spagnolette di filo di cotone, disposte in gradazione, che vorresti portare tutte a casa perché creano un insieme di colori che non ti stancheresti mai di guardare, piccole paillettes e disegni con finti brillantini per coprire le macchie incancellabili con cui solo le bambine sanno rovinare l’abitino o la magliettina appena acquistati. Insomma un’infinità di accessori e un mondo da scoprire al quale basta aggiungere la propria fantasia per … creare, creare, creare.


Vero, anche io le amo. Pure io non so cucire!
RispondiEliminaP.S. A quando nuove foto di casa tua? Sono curiosa. Ciao, sabri
Grazie. Non appena avrò l'occasione di scrivere un post attinente, promesso. Ciao.
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