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A chi so che mi legge abitualmente e a chi capiti per caso d'intrufolarsi tra queste righe... prego, accomodatevi, è un piacere saperlo e un eventuale commento sarà immensamente gradito.

domenica 9 ottobre 2011

PAROLE CHE DA BAMBINA SUSCITAVANO LA MIA CURIOSITA’ , TANTA PERPLESSITA' E M’ INCUTEVANO UN CERTO TIMORE



Fachiro:nulla sapevo delle pratiche ascetiche, ma l’averne visto uno in televisione che si dimostrava insensibile al letto di chiodi sul quale si sdraiava e che restava in uno stato catatonico -  a me al tempo pareva dormire con gli occhi aperti – l’aveva reso una figura paragonabile ai maghi.
Falena: sarà stata l’assonanza con “balena”, sarà che non ho mai amato le farfalle, neppure quelle con le ali colorate che pare piacciano a tutti, chissà poi perché, (tutti a dire che alluda alla libertà, che sia una delle più belle creature esistenti … mentre io penso ma che libertà visto che ha una vita brevissima, ma che essere tra i più belli del creato se tra le due ali c’è un corpicino peloso e decisamente brutto a vedersi!!!), ma quando mio papà me ne mostrò una, intrufolatasi in casa, ovviamente di sera, tutta grigia e cupa … beh, vi lascio immaginare la smorfia che ho fatto e il disgusto provato.
Girino: avvertito da me come un diminutivo ( ancora ignara della differenza tra diminutivi e vezzeggiativi) di “giro”, nel senso di passeggiata, mi ha scosso il vederne uno che nulla vi aveva a che fare: una larva, che già il termine …, tozza, con una piccola coda … che schifo! Alla precisazione datami della sua metamorfosi, non ho più avuto dubbi: quel mostriciattolo sarebbe diventato un mostro, sì, perché io detesto rane e rospi, anche quelli delle fiabe, persino quelli di Beatrix Potter, e all’idea di baciarne uno per vedere se si trasformasse in principe, beh … ho sempre pensato che dei principi se ne potesse fare a meno.
Lestofante: usato da mia nonna, mi creava confusione e imbarazzo; la nonna ricorreva a tale termine per indicare un suo vicino di casa che, a suo dire, era un imbroglione privo di scrupoli nell’ingannare il prossimo. Io che pensavo il termine alludesse al fante, cioè al soldato a piedi, del quale si era parlato a scuola nell’ora di storia, che camminava veloce, iniziai a chiedermi se i soldati fossero degli imbroglioni o se il vicino della nonna fosse un ex soldato imbroglione che camminasse veloce.
Rachitismo: nonna e mamma usavano questo termine per indicare ragazzini che avevano, come capii più tardi, deformazioni ossee, che io non notavo, perciò lo associavo al loro volto e poiché il vocabolo suonava negativo, soprattutto per il tono con cui le due lo pronunciavano, pensavo si trattasse di bambini cattivi e me ne tenevo lontana. Che vergogna di me ho provato quando ho compreso il significato del termine!
Abat-jour: sentita pronunciare questa parola dai miei genitori, senza sapere a cosa si riferissero, un giorno l’utilizzai, sicuramente a sproposito, e che vergogna quando entrambi si misero a ridere… Temevo di aver detto qualcosa di sconveniente, invece ridevano per la mia prima parola in francese… beh, deduco sia meglio sorvolare sulla pronuncia!
Redingote: mia nonna paragonava tutte le giacche da lei ritenute troppo lunghe alle redingote di mio nonno, suo marito, nato nel 1890, e io mi chiedevo se il nonno, in gioventù, portasse abiti femminili, restando sbigottita, o se la moda femminile degli anni in cui ero piccina volesse trasformare le donne della mia famiglia in uomini, di nuovo sbigottita e perplessa.

POST PASSIBILE DI AGGIUNTE!!!

1 commento:

  1. Certo che hai avuto occasione di sentire vocaboli difficili per una bambina! Forse eri già una letterata! Leggendo, ho cercato d'immaginare la reazione della mente di una bambina e devo dire che le tue supposizioni mi han divertita. Complimenti per l'originalità dell'argomento.Ciao. Sabri

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