Fachiro:nulla sapevo delle pratiche ascetiche, ma l’averne visto uno in televisione che si dimostrava insensibile al letto di chiodi sul quale si sdraiava e che restava in uno stato catatonico - a me al tempo pareva dormire con gli occhi aperti – l’aveva reso una figura paragonabile ai maghi.
Falena: sarà stata l’assonanza con “balena”, sarà che non ho mai amato le farfalle, neppure quelle con le ali colorate che pare piacciano a tutti, chissà poi perché, (tutti a dire che alluda alla libertà, che sia una delle più belle creature esistenti … mentre io penso ma che libertà visto che ha una vita brevissima, ma che essere tra i più belli del creato se tra le due ali c’è un corpicino peloso e decisamente brutto a vedersi!!!), ma quando mio papà me ne mostrò una, intrufolatasi in casa, ovviamente di sera, tutta grigia e cupa … beh, vi lascio immaginare la smorfia che ho fatto e il disgusto provato.
Girino: avvertito da me come un diminutivo ( ancora ignara della differenza tra diminutivi e vezzeggiativi) di “giro”, nel senso di passeggiata, mi ha scosso il vederne uno che nulla vi aveva a che fare: una larva, che già il termine …, tozza, con una piccola coda … che schifo! Alla precisazione datami della sua metamorfosi, non ho più avuto dubbi: quel mostriciattolo sarebbe diventato un mostro, sì, perché io detesto rane e rospi, anche quelli delle fiabe, persino quelli di Beatrix Potter, e all’idea di baciarne uno per vedere se si trasformasse in principe, beh … ho sempre pensato che dei principi se ne potesse fare a meno.
Lestofante: usato da mia nonna, mi creava confusione e imbarazzo; la nonna ricorreva a tale termine per indicare un suo vicino di casa che, a suo dire, era un imbroglione privo di scrupoli nell’ingannare il prossimo. Io che pensavo il termine alludesse al fante, cioè al soldato a piedi, del quale si era parlato a scuola nell’ora di storia, che camminava veloce, iniziai a chiedermi se i soldati fossero degli imbroglioni o se il vicino della nonna fosse un ex soldato imbroglione che camminasse veloce.
Rachitismo: nonna e mamma usavano questo termine per indicare ragazzini che avevano, come capii più tardi, deformazioni ossee, che io non notavo, perciò lo associavo al loro volto e poiché il vocabolo suonava negativo, soprattutto per il tono con cui le due lo pronunciavano, pensavo si trattasse di bambini cattivi e me ne tenevo lontana. Che vergogna di me ho provato quando ho compreso il significato del termine!
Abat-jour: sentita pronunciare questa parola dai miei genitori, senza sapere a cosa si riferissero, un giorno l’utilizzai, sicuramente a sproposito, e che vergogna quando entrambi si misero a ridere… Temevo di aver detto qualcosa di sconveniente, invece ridevano per la mia prima parola in francese… beh, deduco sia meglio sorvolare sulla pronuncia!
Redingote: mia nonna paragonava tutte le giacche da lei ritenute troppo lunghe alle redingote di mio nonno, suo marito, nato nel 1890, e io mi chiedevo se il nonno, in gioventù, portasse abiti femminili, restando sbigottita, o se la moda femminile degli anni in cui ero piccina volesse trasformare le donne della mia famiglia in uomini, di nuovo sbigottita e perplessa.
POST PASSIBILE DI AGGIUNTE!!!

Certo che hai avuto occasione di sentire vocaboli difficili per una bambina! Forse eri già una letterata! Leggendo, ho cercato d'immaginare la reazione della mente di una bambina e devo dire che le tue supposizioni mi han divertita. Complimenti per l'originalità dell'argomento.Ciao. Sabri
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