Mi sono presa un’influenza, anzi ho avuto una forma parainfluenzale, perché la vera influenza, quella che ti abbatte con febbre alta, con disagi gastrointestinali che ti riducono a un cencio e ti fa doler ogni giuntura, sopraggiungerà con l’anno nuovo. Nonostante i medici le diano minor importanza un principio di faringite e laringite, con tosse “grassa” e un bel raffreddore non sono i compagni che più gradisco, soprattutto se mi costringono, com’è accaduto, a starmene a casa dal lavoro, con una vecchia sciarpa sempre al collo, scarsa voglia di far qualsiasi cosa, figuriamoci la correzione di 26 temi, e una buona dose di tristezza causata anche dal nebbione imperante. Antinfiammatori, disinfettanti per gola e naso, aerosol, tutti sistemati in bell’ordine su un vassoietto, a ricordarmi il mio stato. Tuttavia qualcosa che mi ha fatto tornare il sorriso c’è stata… la bottiglietta dello sciroppo, sì quella in vetro scuro, adatto a proteggere il contenuto dalla luce, con un’etichetta un po’ retro, con la filettatura inzuccherata. Quante volte da bambina ne ho fatto uso!!! Al tempo, atterrita dalle “punture” e infastidita dalle supposte, quasi gioivo quando il mio amato dottore mi prescriveva lo sciroppo. Scampato il pericolo degli altri rimedi, questa soluzione zuccherosa mi sembrava quasi un premio. Non mi è mai importato se fosse amaro, anzi l’ho sempre preferito a quelli al sapore di…, perché sapevo trattarsi comunque di un medicinale. Ritrovarmelo tra le mani, anche senza più qualcuno che me lo tendesse col cucchiaio, è stato piacevole… mi ha riportato ad anni passati, ormai lontani, e mi ha rimandata ad un’atmosfera ovattata, quando mamma e papà mi coccolavano, sapevano tranquillizzarmi e mi proteggevano, soprattutto se ammalata, a quando ero una bambina indifesa, da rincuorare.
Devo confessare che quella bottiglietta mi ha fatto tornare alla mente uno sciocco gioco di parole tra lo “sciroppino” e il signor Pino, gentilissimo mio vicino di casa che, con la moglie, la signora Piera, tante volte mi ha tenuta in casa per un intero pomeriggio, quando le commissioni della mamma erano urgenti.
Certo che l’infanzia porta con sé dolcissimi ricordi che ti restano dentro con lo scopo di addolcirti la vita, anche a lunga distanza di tempo, quando un malessere ti obbliga a rallentare il ritmo e a concederti un ritorno al passato. Ben vengano certi momenti!

Ho dovuto bere così tanti sciroppi da bambina che ora ho la nausea solo a vederli... ma a te riesce di farmi vedere anche lo sciroppo in un modo nuovo! Complimenti. Ciao, ciao, Angie... raffreddatissima, con la testa che gira, gira, gira. Ufffffffffffffffff!!!!!!!!!!!
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