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A chi so che mi legge abitualmente e a chi capiti per caso d'intrufolarsi tra queste righe... prego, accomodatevi, è un piacere saperlo e un eventuale commento sarà immensamente gradito.

giovedì 4 agosto 2011

Le donne del sesto piano


L’ultimo film che ho visto al cinema è questa commedia francese romantica e divertente al tempo stesso, capace di emozionare e sorprendere.
Il protagonista maschile è Jean-Louis, un membro del ceto borghese, un agente di cambio e padre di famiglia che, venuto a contatto con alcune cameriere spagnole, tutte residenti nella soffitta del suo stesso palazzo, si lascia stupire da uno stile di vita totalmente diverso da quello che gli appartiene e ne resta affascinato, complice la giovane Maria, che lavora a casa sua e che gli fa scoprire una realtà più semplice ma più genuina.
Il regista, Philippe Le Guay, mettendo a confronto due mondi lontani tra loro, riesce nell’intento di lasciare emergere la semplicità di valori di una classe sociale che mira alla felicità, senza i condizionamenti sociali propri della società perbenista francese degli anni ’60.
Ve lo consiglio caldamente!


Cioccolato, cioccolato adorato !!!



Gli antichi Maya e gli Aztechi lo usavano a livello terapeutico, i colonizzatori spagnoli ne riconoscevano i poteri curativi e nell’Italia del Seicento gli attribuivano proprietà balsamiche, ma io amo il cioccolato prosaicamente perché è buono!
Sono moltissimi gli estimatori del cioccolato e il suo successo è legato al puro piacere fisico che si prova sin dal momento in cui lo si scarta, pregustandone il gusto attraverso la vista e l’olfatto.
La levigatezza e la lucidità  gli donano raffinatezza e mi conquistano, ma certo il momento clou si raggiunge quando le nostre papille gustative ne vengono coinvolte.
Sì, il cioccolato travolge i nostri sensi! Questo è il motivo per cui  se ne diventa insaziabili!
Sarà anche vero che Montezuma lo bevesse da un calice d’oro, che fosse reputato la bevanda degli dei , il Theobroma di Linneo, ma quello che più conquista è il suo essere paradisiaco, sontuoso,cremoso,setoso ,celestiale e tanto, tanto gratificante.
Condividete?

mercoledì 3 agosto 2011

Candele, candles, bougies

Qualche anno fa, in vacanza a Barcellona, nel quartiere gotico,abbiamo visitato il più antico negozio della città, la cereria Subirà, fondata nel 1761. Splendido il locale, ma incredibili le innumerevoli candele.
I miei occhi non si saziavano mai davanti a tanta magnificenza.         Un tripudio di forme e colori !
Delle candele adoro la luce soffusa, capace di creare un’intimità che nessuna lampadina, Edison non me ne voglia, potrà mai dare.
Il fascino delle candele, forse perché viviamo nell’era della luce elettrica, è per me indiscutibile!
Una cena a lume di candela è impareggiabile e une bougie a Natale fa atmosfera da sé.


Amo acquistarne molte, anche quelle per profumare gli ambienti, e ne faccio dono a ogni occasione…
Ho scoperto che è una passione condivisa da tante persone, uomini compresi.

Nei paesi del nord Europa è consuetudine disporre una o più candele sui davanzali delle finestre, illuminando così le strade per i passanti, soprattutto nelle fredde e buie giornate invernali : non oso immaginare l’atmosfera che si creii!
Mi piacerebbe adottare questa tradizione, ma io mi affaccio sui tetti e quindi arriverei al massimo a illuminare le tegole per i piccioni !!! 

Mamma, sono una liceale


Lo scorso settembre ha dato inizio a una grande svolta nella nostra famiglia: mia figlia Giulia, al termine del suo primo giorno di IV Ginnasio, è rincasata e, in assoluta tranquillità, ignara del cataclisma emotivo che avrebbe comportato nel mio animo ,mi ha precisato che …era ormai una liceale!!!
Mi sono bloccata, la testa, di scatto, si è voltata a guardarla ed eccola lì la mia bambina, che avevo accompagnato amorevolmente all’asilo, introdotta alla scuola elementare, affiancata il primo giorno della scuola media inferiore, ormai inserita al liceo.
E quegli 11 anni dove erano finiti?
La mia piccola meraviglia dove si era nascosta?
Mi prenderete per pazza, ma vi assicuro che è stato uno shock .
Ad un tratto la realtà si è palesata, bella, indiscutibilmente positiva, carica di successi, di entusiasmi , ma pur sempre scioccante.
Da quel giorno è ormai trascorso quasi un anno e anche la IV Ginnasio se n’è andata, un’estate da godersi l’aspetta per poi fare il suo ingresso in V Ginnasio…oh cielo! Se continuo così me la ritrovo, in batter d’ali, matricola all’università!!!
Nooooooooo! Andiamoci piano , voglio godermi tutti i passi, piano piano, assaporandoli!

martedì 2 agosto 2011

VORREI RIVEDERTI GIOCARE A CARTE CON GIULIA


Nella cucina della tua casa di Monza o in quella del lago, ti deliziavi a giocare a carte con una bambina di neppure 10 anni, insegnandole divertenti giochi nuovi, qualche malizia, che a tua volta avevi appreso dai tuoi, e la rendevi felice facendola stare alzata sino a tardi, mentre io, la mamma della bimba in questione, già alle 22 crollavo dal sonno,vi davo la buona notte con un bacio e mi avviavo verso la camera, seguita dai tuoi commenti poco benevoli perché non sono mai stata una nottambula. A letto, con la porta aperta perché entrasse il fascio di luce proveniente dalla cucina, mi godevo le vostre voci, le risate sommesse e il tuo disappunto quando, forse complice il tuo lato materno, la piccola riusciva a sottrarti qualche carta preziosa o addirittura a vincere una partita a Rubamazzetto. Così mi addormentavo col sorriso sulle labbra e la certezza che la mattina seguente, davanti ad una buona tazza di tè e a qualche biscotto, mi avreste resa partecipe di quanto accaduto la sera prima, ignare del mio stare in ascolto. Mi mancano questi momenti, i tuoi gesti, persino le tue sgridate… mi manca tutto di te, “nuneta”!

(nuneta è un vezzeggiativo usato da me e mia cugina per chiamare affettuosamente la nostra adorata nonnina).

Finalmente mi abbronzo!!!


Ogni anno della mia vita sono stata al mare, con i miei genitori, con i nonni e mia cugina, con le amiche, con il ragazzo che poi è diventato mio marito, con mia figlia, insomma parte delle mie vacanze le ho sempre trascorse sotto il sole, o meglio sotto l’ombrellone.
La prima volta che ho visto il mare avevo 8 mesi, come testimonia una mia fotografia sul passeggino, con cuffietta immacolata e ricamata, a spasso sul lungomare di Varazze, in Liguria. Da quei giorni, per 8 anni, ogni anno a Finale ligure, Varazze o Diano Marina.
Per proteggere la pelle delicata di una piccolina, è ovvio che non sia stata esposta ai cocenti raggi solari. A questa attenzione ha fatto seguito la naturale avversione a stare distesa per ore sulla sdraio di una bambina che amava costruire castelli di sabbia e di conseguenza tornava a casa abbronzata su schiena, braccia e gambe, mentre volto e torso erano bianco latte.
Durante la prima vacanza in Sardegna ho iniziato ad assumere una tonalità tra il panna e il beige, ma solo dopo giorni di rossore fastidioso e quasi imbarazzante.
La svolta è avvenuta con il viaggio di nozze, nell’oceano Indiano, diciotto giorni tra Seychelles e Mauritius: dopo la prima settimana anche la mia melanina ha deciso che poteva emergere e consentirmi un colorito umano.
I ripetuti viaggi ai Tropici  e ai Caraibi degli anni successivi hanno sollecitato sempre più la melanina che si è messa a svolgere il suo dovere.
Ora prendo un bel colorito anche con un solo weekend!!! Certo il viso resta il punto più critico: l’abbronzatura se ne va quasi subito e devo usare creme ad alto fattore protettivo per evitare spiacevoli macchie che non sono altro che un accumulo eccessivo di quella vendicativa di melanina. Sì, è la mia nemesi!!!

lunedì 1 agosto 2011

Riso e latte, Riso e prezzemolo


Non so quanti conoscano e mangino questi due piatti, piuttosto poveri, propri della cucina nel nord dell’Italia, ma io li adoro, soprattutto nella stagione fredda, quando mi riscaldano stomaco e cuore.
Apprezzo la cremosità del primo, che non deve mai bollire, come ammonivano la mia mamma e mia nonna!
Gusto la leggerezza del secondo, che deve essere ricco di prezzemolo appena tritato, non certo congelato, come redarguivano le stesse due valide cuoche.
Io, che valida cuoca non oserei mai definirmi, e non per falsa modestia, mi attengo diligentemente ai loro “consigli “ perentori e ne assaporo ancora il piacere, anche se, devo ammetterlo, non so che darei per ritrovarmeli ancora preparati da una di loro… ma il destino l’ha reso impossibile.

domenica 31 luglio 2011

UN GREGGE (un pensiero, dopo un lungo tragitto in auto)


Succede, viaggiando in autostrada, di scorgere, in lontananza, tra le distese erbose che la fiancheggiano, macchie biancastre che, avvicinandosi, si palesano in un gregge di pecore.
Che delizia vederle pascolare placide, brucare i ciuffi d’erba con un cane che alterna corse e soste, a conferma del proprio ruolo.
Il pastore sembra sempre assente, in realtà se ne sta sdraiato in qualche angolo a riposare o ritto, immobile, con il bastone tra le mani, laggiù, silenzioso custode di quel bene prezioso che sono le sue pecore.
Sotto un cielo azzurro, appena velato da strisce biancastre, il gregge diviene il soggetto di un quadro  che da secoli si ripropone a chiunque voglia osservarlo nella sua superba naturale bellezza.

CAPITA ANCHE A VOI, VERO?


Capita anche a voi, no, che quando vi sentite stanche, brutte, quando avete le occhiaia per una notte insonne o perché siete mezze influenzate e vi costa una gran fatica tenere le spalle ritte, arrivi la collega o la vicina di casa di turno e infierisca con un “Ti trovo sciupata. Non sei per niente in forma!”?  Voi offrite gentilmente, con le poche forze che ancora vi sono rimaste, spiegazioni per quello stato in cui vi trovate e che fa più pena a voi che a loro. Tuttavia capita anche a voi, vero, che il vostro indomito interlocutore, non ancora appagato, vi abbatta con un “Stai proprio male, curati perché non ti ho mai vista così distrutta, mamma mia… mi fai quasi impressione”?
Io, a quel punto, mi sento combattuta tra il desiderio d’investirlo di parolacce, che neppure il più rozzo degli scaricatori di porto saprebbe pronunciare, e l’istinto omicida.
Poi la buona educazione mi frena, aiutata anche da qualche impegno improvviso che la gentil persona dice di avere, ma mi chiedo perché distruggermi, annientarmi… tanto ci pensa già la mia immagine riflessa negli specchi di casa!!!

sabato 30 luglio 2011

Mi chiedo perché?


Perché se cerchi le chiavi di casa nella borsa, frughi in lungo e in largo, trovi le caramelle che neppure sapevi più di avere, il lucidalabbra, la penna o i fazzolettini di carta, ma mai e poi mai subito le chiavi?

Perché  se dal pensile in cucina volessi estrarre il rotolo della carta stagnola, è quello che sta sotto alla pellicola trasparente, alla carta da forno e ai sacchettini per il freezer e tu devi spostare almeno 5 scatole per raggiungerlo?

Perché se cerchi proprio quell’appunto preso al volo ma che, ne sei certa, hai lasciato sulla scrivania, trovi la lista della spesa di un mese prima, il ricettario della mamma, il riassunto dell’incontro tra Ulisse e il cane Argo, svolto da tua figlia mesi or sono, ma non c’è traccia del tuo indispensabile appunto?

Perché se rovisti in quel cassetto, refugium peccatorum, consapevole che le istruzioni del tuo cellulare le avevi riposte lì affinché fossero a portata di mano, ne estrai elastici, nastri, chiavi che chissà cosa aprivano, vecchi biglietti d’auguri, quadernetti scarabocchiati, estratti conto, ecc…, ma capisci che puoi dimenticarti di quelle benedette istruzioni?

Perché si mettono gli oggetti più disparati in posti che, al momento, paiono i migliori, i più probabili per ritrovarli all’occorrenza, ma poi…niente, scompaiono o non ricordi in quale dei tanti angoli della casa li hai messi?


Il tutto sarebbe facile attribuirlo al disordine, che tra l’altro non mi appartiene, se non fosse che, quando meno te l’aspetti e non ti interessa più… eccolo lì, l’oggetto malefico, che sembra dirti che è sempre stato in quel posto, dove hai guardato più volte, senza esito.

Deduco perciò che non troverò mai una risposta ai miei dubbi e le mie domande resteranno nell’etere!!!

SALDI, SALDI, SALDI E IO…


Ogni anno la stessa storia… arriva il momento dei saldi, attesi,adorati e famigerati saldi!
Siamo tutti contenti, in particolare noi, donne, di qualsiasi età (anche mia figlia di 15 anni ne è elettrizzata, chissà poi perché dato che comunque paghiamo tutto noi! Mah, sarà nel DNA femminile!).
Io mi guardo attorno, passo in rassegna le vetrine che preferisco, ma poi acquisto poco. Sì, qualche capo, ma non sono mai riuscita a fare man bassa di abiti, scarpe e borse. La cosa m’inquieta un poco: che sia anomala io??? Che non sappia cogliere i buoni affari??? Che sia una pessima amministratrice delle finanze domestiche e non mi avvantaggi delle occasioni???
Dubbi più che amletici mi affliggono da anni in merito ai saldi, ma non riesco a uscire da quest’émpasse. Anche quest’anno ho acquistato un abitino, adocchiato giusto due sere prima del fatidico 2 luglio, un ciondolo, già ammirato l’inverno scorso ma al quale non pensavo neppure più, e una maglietta a mia figlia. La signorina in questione invece, essendosi recata in un grande centro commerciale con due amiche, è riuscita a “innamorarsi” di tre magliette e una collanina in poche ore! Sarà da tenere a bada, la fanciulla!!!

venerdì 29 luglio 2011

One special summer


No, non intendo riferirmi a una mia estate speciale, ma al titolo di una pubblicazione che ho acquistato  due anni fa e che amo sfogliare spesso.
Si tratta di un testo scritto e illustrato da due sorelle,Jacqueline e Lee Bouvier, durante il loro primo viaggio in Europa nel 1951.
Sì, l’autrice dei disegni, parte imprescindibile del testo, è proprio colei che divenne First  Lady dal 1961 al 1963, in quanto moglie del Presidente degli  Stati Uniti d’America J. F. Kennedy.
Donna celebrata e ammirata della quale ho scoperto questa vena artistica: che invidia! Vorrei tanto saper disegnare come lei! Mi sto esercitando per affinare la tecnica ma l’unica cosa che ottengo, e in cui miglioro, è l’arte del copiare. Mi manca la capacità inventiva, purtroppo, sigh, sigh! O forse non la so tradurre su carta, sigh, sigh comunque!