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A chi so che mi legge abitualmente e a chi capiti per caso d'intrufolarsi tra queste righe... prego, accomodatevi, è un piacere saperlo e un eventuale commento sarà immensamente gradito.

lunedì 31 ottobre 2011

HALLOWEEN


Questa festa, celebrata il 31 ottobre in molti paesi anglosassoni e negli USA, è il frutto di pratiche celtiche, il culto di Samhain, e di rituali religiosi cattolici e romani, come la festa di Ognissanti e il giorno dei defunti, oltre ai Feralia di Roma antica. Cadendo tra le ultime settimane dell’autunno e i primi freddi dell’inverno imminente, quando le giornate si fanno sempre più brevi e le notti sempre più lunghe e fredde, essa risente delle antiche superstizioni legate all’idea di un ritorno della morte sulla terra. Già nel XIX secolo perse la connotazione religiosa per divenire una festa per bambini e per il fanciullo che si cela in molti adulti, capace di entusiasmarsi di fronte alle parate mascherate e desideroso di travestirsi con abiti a tema – streghe, fantasmi, scheletri, pipistrelli e zombi… - il tutto alla flebile luce delle candele nelle zucche intagliate.
Personalmente non mi sono mai travestita per Halloween, ma ho provveduto con mia figlia quando, con amichette vicine di casa, si è vestita da fantasmino, delizioso, credetemi, e da streghetta con vezzoso cappello adornato da finte ragnatele, stelline e qualche piccola zucca ( ma nessun ragnetto, che pur sarebbe stato benissimo, per l’idiosincrasia di mia figlia verso gli aracnidi), e tutte insieme sono corse a suonare i campanelli del vicinato per il doveroso ammonimento “Trick or treat”, il nostro “dolcetto o scherzetto”, raccogliendo una gran quantità di caramelle e cioccolatini a tema, causa di più di un mal di pancia.
In molti considerano tale festa una semplice ulteriore occasione consumistica. In realtà non appartiene alla nostra tradizione ma se ai bambini piace… che male può recare?!




domenica 30 ottobre 2011

Happy hour a Milano e ...

Sabato pomeriggio, complice il desiderio di stare all’aperto e gironzolare per vie che non fossero le solite, quelle note in ogni loro angolo perché attraversate quotidianamente, ci siamo recati a Milano. Il proposito di ammirare vetrine, negozi, novità architettoniche e percorsi non compiuti da tempo ci ha portati a parcheggiare l’auto in prossimità di piazzale Loreto e percorrere l’intero corso Buenos Aires, che non ricordavo così lungo e che mi ha sorpresa per le molteplici novità – tanti gli edifici ristrutturati, ampliati, abbelliti – e il maggior ordine rispetto ad un tempo. Megastore alternati a piccoli, deliziosi negozietti, vetrine coloratissime affiancate da ambienti minimalisti, nuovi marchi, molti dei quali a me sconosciuti e forse più adatti agli adolescenti, e nomi ormai noti da anni, oltre ai negozi storici, tra i quali una cartoleria che contiene tesori di carta e che ricordo essere lì da qualche decennio … che piacere prendere atto che non tutto muta sotto i nostri occhi!

Superati i bastioni, abbiamo attraversato i Giardini pubblici Indro Montanelli, un parco intitolato al giornalista ma creato dall’architetto G. Piermarini nella seconda metà del XVIII secolo, retrostante Palazzo Dugnani: alberi secolari, fontana e aiuole decorative ai quali è da aggiungere un tappeto giallo  di foglie cadute per l’avanzare dell’autunno.
Fuoriusciti dall’area verde, uno dei “polmoni” di Milano, eccoci in via Manzoni, un susseguirsi di splendidi negozi, magnifici palazzi storici, compreso il museo Poldi Pezzoli, e poi in piazza della Scala, in Galleria Vittorio Emanuele II e infine nell’omonimo corso che abbiamo attraversato per raggiungere un nuovo store, recentemente realizzato nell’area un tempo destinata al cinema Excelsior: un fashion store su 4 piani, il piano terra e due interrati con caffè, bistrot e un food-market splendido da vedere, ma un po’ caro per farci la spesa quotidiana, anche se numerosi ne uscivano con dei grandi sacchetti stracolmi! Io mi sono limitata a due piccole confezioni di cioccolato, solo per il gusto di compravi qualcosa. Comunque la vista ne è rimasta appagata e so che ci ritornerò perché ne ho adorato l’elegante esposizione dei prodotti!
Non ancora paghi dei chilometri fatti, via in direzione di Brera… una delle zone di Milano più apprezzate e amate: palazzi che ricordano gli artisti che vi hanno soggiornato – e che invidia!- la celebre Pinacoteca, in fase di ristrutturazione, negozi alternativi e una farmacia storica per entrare nella quale mi viene sempre in mente che ho la necessità di acquistare del Moment o una confezione di Citrosodina.
Sarà stato per il lungo percorso effettuato, per l’ora ormai raggiunta o più semplicemente perché ci solleticava il poter mangiucchiare ancora all’aperto, aiutati dai “funghi” che emanavano un dolce tepore, sta di fatto che ci siamo accomodati a un tavolino esterno di un piacevolissimo e molto milanese locale per il nostro happy hour. Ordinato da bere, ci siamo serviti al buffet, saziandoci quanto basta tra chiacchiere, risate e  commenti, circondati da un’umanità varia, tra gruppetti di ragazze, eleganti signore e alcuni turisti francesi con un delizioso bambino di 3 o 4  anni che è stato una delizia osservare come si servisse autonomamente. Il viavai delle persone a farci da corona, il tempo è trascorso velocemente e al termine, dopo il meritato riposo, abbiamo voluto evitare la metropolitana e ripetere a ritroso il tragitto effettuato, sino alla nostra auto, seduti nella quale ci siamo resi conto di essere stanchi e l’acido lattico si è fatto sentire!




Giunti a casa, un controllo delle varie distanze coperte ci ha portato alla somma di ben 10 km compiuti… Bene! Pranzo e happy hour di sabato sono stati ben smaltiti !!!

P. S. Questo post è dedicato a Beatrice, una delle mie preferite e più assidue lettrici del blog che si chiedeva perché da qualche giorno non avessi postato nulla! Un bacio!

giovedì 27 ottobre 2011

FRUTTA D’AUTUNNO


Forse qualcuno se n’è accorto dalle foto che affiancano i miei post… adoro la frutta autunnale. Sia chiaro che amo anche quella che divoriamo avidamente in estate: ciliegie, fragole, pesche, albicocche, prugne, meloni e angurie  mi appagano occhi e palato.
Tuttavia i frutti dell’autunno, soprattutto quelli che durano per poche settimane, quali i fichi e i cachi, mi fanno impazzire sin da quando ero una bambina che, dopo la pastasciutta o il risotto, avrebbe volentieri evitato il secondo di carne per abbuffarsi di tali frutti.
Sarà perché le temperature scendono, le giornate si accorciano, le ore di sole diminuiscono e, spesso, le piogge e le nuvole incupiscono le giornate di ottobre e novembre, ma la vista delle ceste, esposte dai fruttivendoli o nel reparto frutta e verdura dei supermercati, ricolme di arance, clementine, mandaranci, uva bianca o nera, melograni, cachi e fichi mi rallegrano … sì, mi mettono di buon umore.
 Quanto mi piace sistemarle a dovere nelle ciotole che uso come portafrutta!!!
A volte vorrei evitare di gustarle per non rovinare le composizioni che fanno bella mostra di sé sul tavolo e sul piano di lavoro della cucina.



E che dire delle castagne?! Buone in ogni modo, pur prediligendo le caldarroste e quelle infilate che da noi, per tradizione, si vendono sulle bancarelle in occasione della festa del Santo patrono, San Bassiano. Non disdegno neppure quelle semplicemente lessate e mi piace pure la torta con la farina di castagne. Il fatto singolare è che quando le mangio non ho limiti e mi ci avvento come se si trattasse di un vero e proprio peccato di gola. Sì, le castagne potrebbero indurmi a commettere uno dei sette peccati capitali !!!



mercoledì 26 ottobre 2011

Buon compleanno ...

Oggi mi sento triste, eppure sarebbe stata una giornata felice... se tu fossi ancora qui con noi. Ti avremmo festeggiata, ricolmata di regali, di baci e abbracci. Ci saremmo specchiati nei tuoi occhi, un po' grinzosi ma ancora vivaci e sorridenti e ci saremmo detti quanto siamo stati fortunati ad averti avuto nelle nostre vite, ad aver potuto condividere la nostra vita con te. Ancora oggi, quando qualcosa non va, vorrei poter digitare il tuo numero di telefono e sentirti dire, ancor prima di averti spiegato tutto nel dettaglio, di prendere il primo treno e raggiungerti per qualche giorno a Monza. La tua voce, la saggezza acquisita nella tua comunque lunga vita, il tuo innato senso del bene costituivano una carica di energia che, a volte, mi pare di non avere più. Ricordo tutto di te, soprattutto ciò che più ho amato e che mi accompagnerà per il resto della vita: i tuoi sospiri, i tuoi ritmi sempre energici nonostante gli anni, tanti, la tua gestualità che alcuni sostengono di ritrovare in me, e non sanno quanto mi rendano felice dicendomelo, la tua capacità di vivere la quotidianità rendendola speciale.
Mi rendo conto di come tutto il tempo che ho fortunatamente trascorso con te sia sempre stato piacevole e di come tu sia stata capace di cancellare ogni mia eventuale tristezza... sì, le giornate condivise con te sono state uniche, serene e  indimenticabili.  Grazie, nonna Piera... questo purtroppo è l'unico regalo che da quaggiù io possa inviarti, ma lo faccio con il cuore.
Ti voglio un bene immenso. Buon 105° compleanno!!!

martedì 25 ottobre 2011

Che sorpresa!…Un tenero ricordo




L’altro giorno, mentre sfogliavo una qualsiasi rivista settimanale, ho notato un’intera pagina dedicata alla celebrazione del centenario di una nota azienda produttrice di olio. Il dato singolare è che per farlo hanno promosso la pubblicazione di un libro per bambini della serie di Geronimo Stilton, il ben noto topo giornalista, anzi direttore dell’Eco del Roditore, come ancora ricorda mia figlia che è stata una sua fan per anni e ne conserva tutti i libri che le abbiamo regalato.
Beh, proprio a tale proposito mi è sorto il tenero ricordo… alla presentazione, in una delle più note librerie di Milano, di uno dei libri di Geronimo Stilton abbiamo portato la nostra piccola(all’epoca alle scuole elementari) che, con il suo libro tra le manine, si è avvicinata all’autore, travestito da Geronimo, e se l’è fatto autografare.
La sua prima presentazione di un libro…che emozione, per lei e per noi!


sabato 22 ottobre 2011

In metropolitana

Andare a Milano in auto o in treno e poi prendere la metropolitana per raggiungere il centro, l’area pedonale, mi ha sempre fatto sentire una cittadina del mondo, nel senso che quel convoglio di carrozze che strisciano nelle “viscere” della città appartiene alle metropoli, a quei nuclei cittadini immensi, importanti, densamente abitati e ricchi di attrattive. Milano mi appare così … io almeno l’ho sempre percepita come tale.
Viaggiando e visitando altre grandi città del mondo ho riscontrato molte analogie proprio utilizzando questo moderno mezzo di trasporto che ha un suo fascino, anche per una come me che vorrebbe viaggiare in carrozza, ma quella con cocchiere e cavalli. Non so ben identificare quali fattori la rendano così affascinante ai miei occhi, forse il fatto che consenta di viaggiare sotto terra, trasferendoti da una parte all’altra della città, come per magia, attraverso percorsi non identificabili, forse per quegli odori, a dire il vero spesso quasi nauseanti, che ricordano le locomotive di un tempo, quelle a carbone, o forse …  chissà perché.
Quel che più mi piace della metropolitana è la possibilità di osservare una considerevole varietà umana. Vi si scorge un’eterogeneità di volti, di abbigliamenti e voci ma, al tempo stesso, un’omogeneità di gesti, sguardi, pensieri supposti e desideri inespressi a parole. Gli avventori, entrati e usciti, chi tra poche chiacchiere, chi concentrato nella lettura di un libro, chi distratto da chissà quale pensiero, chi stremato con lo sguardo sognante il proprio divano, a casa, al caldo … sono dei pittori che hanno aggiunto una propria personale pennellata a quel quadro dinamico dell’affollatissima metropolitana, per poi uscirsene senza rimpianto, lasciando un vuoto immediatamente colmato da un nuovo arrivo.
Molte volte mi sono chiesta chi avrebbe preso il mio posto, dopo la mia fuoriuscita dal "quadro" e non nego che mi sia capitato di voltarmi e badare a chi si stesse sedendo al mio posto, inconsapevole artista di una "tela" in continuo divenire.





giovedì 20 ottobre 2011

QUANDO UN PARTICOLARE FA VOLARE LA FANTASIA


Sfogliando un vecchio libro d’arte, La pittura italiana del Settecento, un ricordo dei tempi dell’università, mi sono soffermata sulle pagine dedicate al vedutismo veneziano, da me da sempre tanto amato: ogni singola fotografia, riproducente i capolavori di Canaletto, Carlevarijs, Guardi e Bellotto mi trasporta nel loro mondo, quello a loro contemporaneo, così lontano dall’attuale, in un’altra dimensione, quella nella quale tutto appare migliore, più romantico, più coinvolgente e carico di magia, grazie anche alla luminosità atmosferica che connota ogni loro opera.
Lo sguardo scorge particolari che fanno nascere il desiderio di vivere in quella Venezia, come quella del Molo del bacino di San Marco di Canaletto, di prendere parte a quei balli e a quegli incontri, come nel Concerto di dame presso la casa dei filarmonici di F. Guardi, d’indossare quegli abiti sontuosi, quelli della Festa della Sensa in piazza S. Marco di F. Guardi, di circondarsi di quegli arredi sontuosi e di lasciarsi trasportare da quelle gondole. Richiuso il testo, restano a lungo impresse nella mia memoria le immagini di quella realtà e nei miei pensieri il sogno di materializzarmi in quel periodo storico.
Dalla capacità di coinvolgere un pubblico di un’ epoca lontana più di due secoli si deduce l’abilità e la grandezza di questi artisti che hanno saputo trasmettere la vibrante vita del mondo che apparteneva loro.




mercoledì 19 ottobre 2011

Il fascino delle mercerie


Se ne conservano ancora, nonostante l’invadenza degli ipermercati che fagocitano tutto e tutti, nei centri storici. Ne ho ritrovate alcune a Monza, a Pavia, a Cremona. Sono le mercerie, con ancora le scaffalature lignee, dal numero infinito di cassetti e relativa targhetta metallica a indicarne il contenuto, il lungo bancone, con la misura del metro inciso per favorire i tagli delle stoffe accatastate in un angolo, una sopra l’altra, in modo casuale ma sempre armonico.
Sono quei luoghi dove ci si recava con la nonna o  con la mamma, se dedite all’arte del cucito o almeno del rammendo.
 Poi, tra i 15  e i 25, anno più, anno meno, non le si frequentavano e non attraevano. Cresciuta un altro po’ hanno ricominciato a destare il mio interesse, non tanto per le mie abilità manuali con ago e filo, quanto per le preziosità che vi ho scoperto e il puro piacere di acquistarle e averle tutte per me. Nastri di seta o di velluto, magari per impacchettare un regalo speciale, che è un piacere lasciare scivolare tra le mani, spagnolette di filo di cotone, disposte in gradazione, che vorresti portare tutte a casa perché creano un insieme di colori che non ti stancheresti mai di guardare, piccole paillettes e disegni con finti brillantini per coprire le macchie incancellabili con cui solo le bambine sanno rovinare l’abitino o la magliettina appena acquistati. Insomma un’infinità di accessori e un mondo da scoprire al quale basta aggiungere la propria fantasia per … creare, creare, creare.





martedì 18 ottobre 2011

La pantera rosa




Otto film diretti dal regista Blake Edwards, un nome che deriva dal preziosissimo diamante rubato nel corso dell’omonimo film e una serie di cortometraggi animati derivati dal personaggio introdotto nei titoli di testa e coda degli otto film: tutto ciò è bastato perché l’esilarante pantera diventasse celebre in tutto il mondo, piacendo a grandi e piccini ...                                                        Il merito è attribuibile all’imbranato ispettore di polizia francese, Jacques Clouseau, magistralmente interpretato da Peter Sellers. Chi non lo ricorda con quel berretto e il classico impermeabile?
Nelle sue indagini, l’ispettore non manca d’intuito, ma le gag che ne nascono rivelano la sua proverbiale sbadataggine, la cui comicità d’azione, che tanto ricorda le comiche, resta indimenticabile.
Io, da piccola, mi ero affezionata soprattutto ai cartoni animati mentre, in età adulta, ho scoperto e apprezzato i film.
Com’è mia consuetudine resto legata al primo attore che ha dato il volto all’adorabile ispettore e mi è sufficiente vederne una fotografia per sorridere.
Impareggiabile!



lunedì 17 ottobre 2011

USCITA DOMENICALE


Con l’arrivo dell’autunno siamo ritornati alla nostra piacevole consuetudine delle passeggiate domenicali. Grazie alla splendida giornata, al sole ancora caldo e ai colori ancora estivi abbiamo scelto, quale meta della nostra domenica, Sirmione sul lago di Garda. Località “amena e ridente” avrebbero scritto un tempo sui depliant illustrativi. Oggi queste definizioni sono in disuso, ma la piacevolezza del luogo, la felice posizione geografica, il clima ottimale e le antiche rovine della villa del poeta latino Catullo, quella denominata “Grotte di Catullo”, costituiscono dei validi motivi per visitare questa località. 


Appagante è anche una semplice passeggiata nelle due vie centrali, con sosta nelle piazzette che vi si aprono, per ammirare spettacolari scorci sul lago e sulla variegata vegetazione – dai limoni alle bouganville, dai pini alle palme – o per apprezzare i palazzi antichi, spesso ospitanti locali storici al piano terra. Il centro storico è sempre affollato dagli abitanti e dai tanti turisti attratti dalla rocca scaligera, ancora dotata del ponte levatoio e dell’originale fossato, e dalle spiaggette spesso rallegrate da bimbi, ma non solo, intenti a gettare briciole di pane che  cigni, anatre e germani si contendono con i gabbiani che planano e veloci le sottraggono loro.                    


 La località è anche una rinomata stazione termale che consente, anche a coloro che non necessitano di cure, una piacevole passeggiata nei ben curati giardini delle terme. Se vi si aggiunge la sosta per un buon gelato, uno spuntino o un aperitivo, a seconda dei gusti e delle voglie, la buona riuscita della “gita” è assicurata e la domenica acquista quel piacere in più che permette di affrontare con maggiore serenità la settimana lavorativa.

domenica 16 ottobre 2011

QUANTA FATICA PER UN DIRITTO…CHE DIAMO SCONTATO!


Ieri, durante la lezione di storia in una classe 5°, discorrendo della Rivoluzione russa, abbiamo “scoperto” che negli anni Venti vi avevano introdotto l’obbligatorietà scolastica sino ai 15 anni. Commenti e battutine si sono sprecate… Solo alcune timide voci a sostenere quanto lungimiranti fossero stati, poiché in pochi si rendono conto dell’enorme fortuna che hanno.
Il diritto allo studio è sacrosanto ma è inutile illuderci…ancora oggi non è garantito a tutti e sussistono disparità di sesso, per cui in alcuni paesi non è consentito alle donne accedervi, e di censo, perciò determinate scuole e università sono precluse ai più.
Tuttavia noi possiamo reputarci fortunati per il fatto di potere scegliere il percorso di studi che più ci aggrada. Non è sempre stato così e soprattutto le donne hanno faticato molto per ottenere una parità con gli uomini, come ci viene confermato da alcune curiosità che mi è piaciuto riportare:

. La prima donna laureata al mondo è stata Elena Lucrezia Cornaro (splendido è un libro a lei dedicato “Illuminata” di P. Carrano, Ed. Mondadori) : laureatasi nel 1678 in filosofia a Padova, anche se non poté mai insegnare, in quanto donna;
. Ernestina Paper, nata Puritz-Manasse fu la prima donna laureata in Italia, dopo l’unificazione nazionale, nel 1877 in Medicina e Chirurgia a Firenze;
. Maria Montessori fu la prima donna a laurearsi in Medicina presso La Sapienza di Roma nel 1896;
. Emma Strada fu la prima donna laureata in ingegneria civile al Politecnico di Torino nel 1908;
. La prima donna italiana a conseguire tre lauree fu Maria Biffignardi: in Giurisprudenza nel 1896, in Lettere nel 1899 e in Filosofia nel 1900.

 COMPLIMENTI E GRAZIE A LORO !!!





sabato 15 ottobre 2011

LUCI E VECCHI LAMPIONI


Ho sempre apprezzato quel momento della giornata che definiamo l’imbrunire, quando il sole cala e si rende necessario l’accensione della luce nelle case e per le strade. Tutte quelle luci m’infondono serenità e mi rallegrano: sottolineano la vitalità della città e me ne fanno avvertire il senso di appartenenza.
Osservando le finestre delle case, illuminate dalle calde luci delle lampade collocate in prossimità dei vetri, s’individua l’intimità degli interni e il senso di tepore che v’immagino diffondersi. Nelle piazze e lungo le strade sono soprattutto i lampioni ad attrarre la mia attenzione. Avete mai notato quanto fascino emanino i vecchi lampioni che città come Londra, Parigi, New York, ma anche certe vie di Milano, Roma, Firenze hanno saggiamente conservato ?!
Sarà perché io tendo a tenere il naso all’insù, ma i vetri spessi e irregolari, come solo quelli fatti a mano sanno essere, la struttura portante in ferro o in ghisa, con motivi decorativi in stile Liberty o con ghiere e pinnacoli, quelli peculiari dell’eclettismo di fine Ottocento, e la foggia elegante delle lanterne mi conquistano e divengono spesso uno dei soggetti preferiti delle mie fotografie.