Archivio blog

A chi so che mi legge abitualmente e a chi capiti per caso d'intrufolarsi tra queste righe... prego, accomodatevi, è un piacere saperlo e un eventuale commento sarà immensamente gradito.

mercoledì 30 novembre 2011

Gli acquisti di Natale

Ogni anno a dicembre, il consueto rituale del regalo, speciale, personalizzato, meditato e adeguato da donare a coloro che più amiamo, oltre a qualche conoscente o vicino di casa, con i quali i rapporti sono al di là del semplice e doveroso saluto. Certo ognuno di loro merita la nostra attenzione, per non ripeterci e non cadere nell’ovvio e nel banale, ma proprio tutto ciò arriva a costituire un aggravio dei nostri impegni, una diminuzione del nostro prezioso tempo e quasi un’ansia che si aggiunge a quella con la quale stiamo imparando a convivere.
Tuttavia c’è qualche rimedio a queste incombenze, di per sé piacevoli, ma fastidiose se il numero delle persone alle quali pensare è considerevole o se tra costoro ve ne sono alcune alle quali eviteremmo ben volentieri di donare una qualsiasi cosa, se non un saluto perché questo non si nega a nessuno e fa bene pure a chi lo rivolge. Il più semplice è provvedere per tempo agli acquisti, soprattutto per le persone più care, quelle alle quali vorremmo donare il meglio: a me è capitato di individuare il regalo adeguato a certi familiari persino in piena estate, in vacanza, quando scorgi nelle vetrine della località di villeggiatura quel dato vaso o quella sciarpa che fa proprio al caso tuo.
Bene, in tale situazione, ho provveduto e, oltre alla contentezza per avere individuato un dono gradito, ho avuto il grande vantaggio di vedere diminuire l’elenco dei destinatari di un mio presente natalizio.
Alcune amiche hanno optato, già da alcuni anni, per lo shopping on line  che, a sentire loro, consentirebbe solo grandi vantaggi, primo fra tutti il risparmio di denaro e di tempo, oltre alla possibilità di trovare nel web regali più originali stando comodamente seduti al caldo della propria casa.

Io, come già saprà chi ha letto alcuni miei post, non sono un’appassionata di internet e l’idea di trascorrere del tempo alla ricerca di un regalo seduta davanti al pc…beh, evito ogni commento!!!
Se c’è un aspetto positivo nel recarsi di persona per le vie della città, indugiando davanti alle vetrine, luccicanti come non mai e stracolme di oggetti desiderabilissimi, nonostante il freddo e la nebbia perenne, che quest’anno non pare volersene andare più, è proprio il piacere che traggo dalla ricerca stessa, soprattutto quando il dono è per le persone più care, quelle per le quali non s’intende badare a spese ( leggi, in tale caso, Giulia,la mia bimba) , quelle i cui occhi  vorresti vedere brillare per la felicità, una volta scartato il regalo.
Adoro poi osservare la commessa indaffarata nel l’offrire un’accuratissima confezione regalo, a volte talmente bella che dispiace quasi scartare il dono!
Insomma, la ricerca, passo a passo, per il centro, magari non della sola mia città, mi immette nell’atmosfera, quella consumistica ovviamente, natalizia e mi fa pregustare il Natale stesso, anche grazie agli addobbi e alle luci dei quali ogni negozio si riveste, incantandomi come se fossi nel paese dei balocchi. Anche queste sensazioni mi avvicinano al vero senso del Natale, perché con quei doni posso dimostrare, una volta di più, alle persone cui voglio bene, che penso a loro, che desidero vederle sorridere, che amo renderle felici… il dono diventa un’ulteriore testimonianza del mio amore.



martedì 29 novembre 2011

DAL WEB :LO SPIRITO DEL NATALE

Navigando in Internet si scoprono infinite curiosità, novità, sciocchezze e storie dolcissime. Una di queste riguarda un’anziana signora scozzese, di nome Jean Eadie che, ancora oggi addobba l’albero di Natale acquistato con la madre nel lontano 1928, quando aveva solo 3 anni, considerandolo un compagno costante della propria vita al punto da augurargli “buon compleanno” ogni volta che lo scarta. Mi ha commosso e vorrei che leggeste la breve intervista, che riporto direttamente dal sito in cui l’ho trovata – greenMe.it -, che le è stata fatta da STV News per imparare a essere meno consumisti!

Albero di Natale in plastica riciclato per 82 anni

La protagonista si chiama Jean Eadie e all’età di 3 anni andò con sua madre a scegliere un albero artificiale da addobbare per le festività natalizie. All’epoca non si viveva in una situazione di benessere economico e, quindi, ne comprò uno molto piccolo a un prezzo di circa una sterlina. Correva il 1928 e, da quell’anno in poi, quell’albero è stato sempre presente a ogni Natale della signora Eadie.
Da ben 82 anni la  vedova scozzese lo tira fuori , lo prepara e lo elegge a simbolo delle festività natalizie. E’ stato difficile resistere alla tentazione di comprarne uno nuovo. Vuoi, però, per ricordo o per dare un messaggio al mondo consumistico di oggi, questa ultraottantenne c’è riuscita. Intervistata da STV News ha spiegato il proprio punto di vista:”Ognuno compra le cose e le getta via, ma non lo dovrebbe fare. Non so perché voi giovani compriate un vestito, ma non appena ne acquistate uno nuovo, lo gettate via. Guardate quest’ albero: non c’è motivo per gettarlo. E’ stato un compagno costante per me da quando ero piccola. Mio marito è morto nel 1991 e non ho più molti amici. So che può sembrare stupido, ma ogni anno quando lo scarto gli auguro buon compleanno.”
Quanta tenerezza mi suscita questa signora e io ben la comprendo: possiedo l’albero di Natale che ho voluto all’età di 10 anni e l’ho addobbato sino a 7 anni fa quando, poi, conquistata dallo splendore di uno molto, ma molto più grande e folto, l’ho sostituito. Vi assicuro che ogni anno, pur apprezzando quello enorme , che mi costa ore di montaggio e decorazione, ripenso sempre al mio piccolo albero che comunque custodisco gelosamente e al quale sono affettivamente legata.





lunedì 28 novembre 2011

Raffreddata, a dir poco!!!

Da stamane sto così:




Mi sento come lui, anzi gli assomiglio, comprese le occhiaia e le guance cadenti.


Insomma...

A teatro con Agatha Christie


Ieri, una domenica pomeriggio a teatro, al Carcano di Milano, in compagnia della maggiore autrice di libri gialli e opere teatrali nelle quali introduce magistralmente il suo tema prediletto, il delitto!



“Trappola per topi”è una commedia di genere poliziesco che debuttò nell’autunno del 1952 al teatro New  Ambassador di Londra e da allora è stata rappresentata ininterrottamente ogni sera … incredibile!
Ho avuto l’occasione di assistere alla sua rappresentazione e, essendo un’ammiratrice delle opere dell’autrice inglese, non potevo che essere entusiasta e pregustarmi questa rappresentazione.
Le mie aspettative non sono rimaste deluse: gli attori, benché a me del tutto sconosciuti, si sono rivelati all’altezza, soprattutto per la capacità  di mettere in risalto l’ironia che contraddistingue il modo di scrivere di quest’autrice.
Unico neo? Due signore, sedute proprio dietro di me, che commentavano ogni scena, personaggio e battuta e ridevano quasi stessero assistendo a uno sketch comico. Va beh, ognuno interpreta a proprio modo … ma la buona educazione dovrebbe prevalere e a teatro non ci si comporta così!





sabato 26 novembre 2011

Io e il personal computer : ) … : (



Sarei refrattaria alla tecnologia per insipienza   (sono ignorante in materia e restia all’attenta lettura delle istruzioni),per cultura (adoro i libri cartacei, le lettere vergate a mano in bella calligrafia, le fotografie tra le mie mani e non sullo schermo del pc,ifilm al cinema…) e per pigrizia (apprendere qualcosa che esula dai miei interessi). Tuttavia un rifiuto netto e totale non sarebbe auspicabile: estraniarsi dalla realtà sarebbe controproducente, oltre a essere improponibile, almeno finché si è parte del mondo del lavoro.
Per di più ritengo sia meglio mantenere un atteggiamento di apertura mentale e accogliere le sfide… e imparare a usare la tecnologia può esserne una, tra l’altro senza una fine dato che le novità tecnologiche sono immesse sul mercato a ruota libera!
Il dovere e una sana curiosità mi aiutano ad affrontare le tante, anche troppe, novità: TV al plasma, IPod, IPad, IMac, registro scolastico personale elettronico ( con un pc in comodato d’uso)…
Per puro piacere ho deciso di gestire questo blog con il quale ho unito il piacere della scrittura all’uso del personal computer con le sue molteplici applicazioni.
Permangono certe perplessità, a volte prevale l’antipatia verso questi marchingegni, ma ho superato l’innata avversione degli inizi… un enorme progresso per la sottoscritta che, ve lo confido,si entusiasma molto di più davanti ad una tavoletta d’argilla incisa a caratteri cuneiformi o alla Stele di Rosetta che di fronte alle innumerevoli novità tecnologiche.


venerdì 25 novembre 2011

Arturo Brachetti all’Arcimboldi

Ho sempre apprezzato l’originalità e l’indiscussa abilità di Arturo Brachetti.
Ammiratolo in alcuni interventi all’interno di trasmissioni televisive, mi ha sempre affascinato nel suo essere un po’ trasformista, un po’ mago e un po’ artista delle ombre cinesi.
Ho letto articoli di giornali e informazioni in Internet per conoscerlo meglio, ma ho sempre pensato che l’ideale sarebbe stato vederlo destreggiarsi nei suoi mirabolanti cambi di costumi.
Da 5 anni è in una continua tournée internazionale e io attendevo, trepidante, una tappa a Milano per godermi uno spettacolo scintillante, innovativo e unico … che si è concretizzato ieri sera all’Arcimboldi.
Un’ora e trenta minuti di spettacolo entusiasmante, strappa applausi a non finire, senza alcun intervallo.
L’Artista(la maiuscola è d’obbligo, credetemi) si prodiga in battute, interagendo con il pubblico, bambini compresi, e in aneddoti utili per introdurre i suoi strabilianti cambi d’abito… e che abiti!!!
Ma ha fatto molto di più: si è cimentato in ombre cinesi sbalorditive per l’attenzione ai particolari degli animali proposti, accompagnati dai loro versi (è anche un ottimo imitatore!) e ha dimostrato considerevoli abilità canore e recitative.
L’intero spettacolo è fantasmagorico per gli allestimenti, l’impiego di muri posticci, di tendaggi, di effetti sonori, di giochi di luce… il tutto per celebrare il grande amore della sua vita, al quale è dedicato l’intero show, il cinema, dalle sue origini a oggi.
Ho scoperto che dal 2006 è stato inserito nel Guinness dei primati come il trasformista più veloce al mondo e come il trasformista in grado di effettuare più di 80 trasformazioni in un unico spettacolo.
Celebrato attore, cabarettista e regista teatrale, è un apprezzato trasformista: il trasformismo è stata un’arte in voga negli anni Trenta del Novecento e Brachetti l’ha fatto propria inventandosi sistemi segretissimi per cambiarsi velocemente i suoi splendidi costumi (ho letto che pare ne possieda quasi quattrocento!!!).
Amato e richiestissimo in tutto il mondo, ha ottenuto importanti riconoscimenti: il Biglietto d’oro per lo spettacolo più visto nel 1994, il Premio Molière 2000 a Parigi e il Canadian Olivier Award nel 1999…
Negli anni si è esibito davanti alla famiglia reale inglese e al presidente francese J. Chirac… e non mi pare poco!
Insomma il mio apprezzamento nei suoi confronti e verso il suo spettacolo è incommensurabile: lo consiglio vivamente!
Buon godimento a tutti i futuri spettatori di…

BRACHETTI, CIAK SI GIRA !







mercoledì 23 novembre 2011

4 RISATE E UN PO’ DI NOSTALGIA

Una sera, con amici, provate a far mente locale su oggetti, fumetti, trasmissioni, pubblicità… che hanno caratterizzato la vostra infanzia e che sono spesso dimenticati, tolti dal commercio o cambiati, nel tempo, da non essere più riconoscibili: è divertente, ve l’assicuro.
Se non ne ricordate molti c’è un sito che potrebbe darvi un aiuto: www.dimenticatoio.it (riguarda gli anni ’70,’80 e ’90).
4 risate e un po’ di nostalgia non potranno che far bene!







sabato 19 novembre 2011

Elementi d’arredo in equilibrio instabile



Sta dilagando una nuova moda che, devo ammetterlo, mi piace parecchio.
Si tratta di sgabelli, basi di tavolo, sedie, librerie, tavoli, vasi e quant’altro, tutti lontani dal design più tradizionale, ma non solo!
Abbandonate le linee dritte, si distinguono per la flessuosità, l’andamento ondulato, un equilibrio che potrebbe apparire precario.
Sono insoliti, non c’è che dire, ma destano l’attenzione e risultano divertenti.
Un paio di pezzi in questo nuovo stile e la casa assume un’aria innovativa, quasi irriverente rispetto alla tradizione.
Io mi sono lasciata tentare solo da due vasi, ma chi lo sa,  in futuro … … …




giovedì 17 novembre 2011

Ratatouille



Tutto inizia con un ratto di nome Rémy che, al contrario di tutti i suoi simili, possiede un olfatto e un gusto estremamente raffinati che né gli consentono di rovistare nella spazzatura alla ricerca di cibo, né di camminare appoggiando le zampette anteriori che invece usa solo per mangiare. La famiglia non lo comprende e non appoggia il suo desiderio di diventare un cuoco e di conoscere lo chef francese Auguste Gusteau, fino a quando, dopo diverse traversie, giunge a Parigi, nel ristorante del suo mito, dove conosce lo sguattero Linguini, con il quale collabora al punto da convincere il prevenuto critico gastronomico Anton Ego della loro abilità con un piatto povero e semplice, la ratatouille, che gli rammenta quella amorevolmente preparatagli dalla madre quand’era piccolo.
Affermare che questo film mi sia piaciuto non sarebbe corretto … semplicemente l’ho adorato! Contiene tanti elementi che mi hanno incantato: ho sempre amato gli animaletti parlanti e umanizzati, l’ambientazione a Parigi con suggestive vedute notturne mi lascia senza parole, il delizioso ristorantino “Ratatouille” con soffitta abitata dall’intera famiglia di Rémy è un incanto, l’ immagine di Rémy che si lava le zampette con un’unica goccia d’acqua costituisce un piccolo cameo dell’animazione e la trasformazione di Ego, che da burbero si lascia persuadere e s’ammorbidisce diventando un assiduo frequentatore del bistrot e un degustatore dei prelibati piatti del topino chef, mi consente di credere ci sia sempre speranza di cambiamento per ognuno.
Un film per bimbi, ma coinvolgente per il bambino che risiede in ognuno di noi se capace di lasciarsi trascinare da storie tenere, simpatiche e dal lieto fine non scontato.


lunedì 14 novembre 2011

Ragazzi, ci vuole attenzione e senso critico…



Non faccio che ripeterlo ai miei studenti! Ogni volta che riporto loro un’interpretazione o un’opinione, anche se accreditata da firme illustri, da esperti o da studiosi del settore coinvolto li ammonisco dal non prendere tutto come una verità assoluta, una certezza inconfutabile. La storia e la letteratura mi consentono esempi infiniti, dalle informazioni su l’antica polis spartana che possediamo esclusivamente attraverso testimonianze ateniesi, forse di parte, o dall’incerto esito della battaglia di Quadesh che fonti egizie e testi hittiti danno per vinta dai rispettivi eserciti, benché la stesura del trattato di pace in entrambe le lingue lasci supporre non vi sia stato alcun vincitore, sino alla falsa donazione di Costantino o alla condanna morale che ancora oggi subisce un autore come G. D’Annunzio che, benché dichiaratamente favorevole al fascismo, morì prima della promulgazione delle leggi razziali in Italia e mai sapremo se le avrebbe accolte o, indignato, si sarebbe allontanato dal fascismo come ebbe modo di fare Pirandello.
Allo stesso modo sollecito i ragazzi a non credere a tutto ciò che leggono sui siti in Internet, le cui fonti non sono sempre attendibili e degne di fiducia. La logica e una buona conoscenza della nostra lingua sono degli strumenti qualificanti per consentirci di pensare in modo razionale e critico. Detto questo è bene che i giovani comprendano quanto sia rilevante crescere come persone pensanti in modo individuale e capaci di sfruttare i nuovi mezzi informatici, ammalianti e potenti, senza credere che il semplice desiderio di cultura, che si cela dietro l’onniscienza millantata, sia già cultura.


domenica 13 novembre 2011

A Pavia


Ieri pomeriggio ho fatto ritorno a Pavia, una città alla quale sono legata affettivamente. Vi ho trascorso gli anni felici degli studi universitari, vi ho stretto rapporti di amicizia che soltanto le scelte di vita e le distanze chilometriche hanno potuto diradare, vi ho appreso tutto quanto d’indispensabile mi occorreva per diventare insegnante e per dedicarmi ai miei amati studi di archeologia e storia dell’arte. Pavia mi è sempre piaciuta per l’atmosfera vivace e frizzante che solo le città sedi universitarie possiedono, pur avendo mantenuto una dimensione umana da città di provincia che ama la cultura, il teatro, l’arte e riesce a farmi sentire a casa. Passare davanti a quella che è stata la mia sede universitaria, alla statua che ritrae A. Volta, proprio di fronte all’omonima aula, nella quale mi sono laureata il 14 luglio (sì proprio nell’anniversario della presa della Bastiglia, e scusate se è poco!!!), badando al fatto che Volta continua a essere una presenza costante nella mia vita dato che insegno da anni in una scuola intitolata a tale scienziato, è sempre un po’come tornare indietro nel tempo.



     La città è sempre più accogliente e adoro addentrarmi nelle tante stradine acciottolate, di netta impronta medievale, delimitate da splendide case, case - torri, eleganti palazzi che ti colgono di sorpresa, chiese pregevoli cariche di tesori, negozi dai soffitti lignei che si aprono, attraverso bifore, su deliziosi cortili e ben tenuti giardini. Strada nuova conduce al Ticino, al suo ponte coperto e al nuovo percorso lungo il fiume. Le piazze sulle quali si aprono i corsi e le viuzze, le chiese imponenti e le ultime di tante torri che la caratterizzavano, accolgono locali rimessi a nuovo, eleganti boutique e edifici di epoca medievale. Mi piace ritrovare gli spazi verdi e i negozi che frequentavo una volta, con le compagne di studi, e dove acquistavo collane e monili di pietre dure, che ancora amo tanto, o quaderni e matite nella storica cartoleria della città, con gli arredi originali che tanto apprezzo, esattamente come quelli di alcune splendide farmacie. L’amministrazione, negli anni, ha riportato a nuova vita alcune vie, attraverso la ristrutturazione di tutti gli edifici, mantenendo però le strutture originali e accogliendo negozi che vendono le merci più svariate, ma tutte di qualità. Le chiese, tanto apprezzate e oggetto di studio per gli esami di storia dell’arte medievale, sono ancora un punto di riferimento e mi fanno sentire ancora una studentessa. La torre, a ridosso del duomo, testimonia ancora il proprio crollo e le sue disastrose conseguenze, il cui ricordo è ancora vivo nella mia mente … sì il ricordo di quel venerdì di marzo quando, in attesa di sostenere l’esame di archeologia e storia dell’arte greca e romana, ho avvertito un tremore del suolo che mi aveva fatto pensare a un terremoto, per poi scoprire l’accaduto dal prof. Saletti, il docente che davanti alla torre stava transitando, per giungere in università a esaminarci, pochi secondi prima del cedimento. Dopo alcuni acquisti, una lunga passeggiata e una breve ma doverosa sosta da Demetrio, il bar più frequentato della città, con tutto il carico dei miei ricordi, ho fatto ritorno a casa ...  felice.