Uno degli aspetti che prediligo del mio lavoro d’insegnante è la possibilità di approfondire alcune tematiche e non mi riferisco a quelle più scontate, che so, l’impiego dei mezzi di comunicazione per la diffusione dei discorsi del duce o le armi impiegate durante la prima guerra mondiale, ma a quelle più legate alla vita quotidiana e forse più futili rispetto ai dictat delle teorie d’insegnamento tradizionali.
Spesso sono gli stessi studenti ad avere curiosità che sorprendono anche noi insegnanti.Una di queste ha avuto come oggetto d’interesse l’invenzione e la diffusione di massa degli elettrodomestici d’uso comune, quelli impiegati in cucina.
Di fronte all’immagine di donne attente a lavare i panni lungo i navigli di Milano o i fiumi di molte città, è emersa la curiosità di conoscere chi, dove e quando abbia creato la lavatrice. Alcuni miei studenti si sono messi alla ricerca e con internet è stato un attimo… il primo esemplare della seconda metà del Settecento, la vasca in legno sostituita da quella metallica verso il 1900, il primo motore elettrico applicato alla macchina per lavare nel 1906, la larga diffusione negli USA degli anni ’20, i modelli tedeschi, da ancorare al pavimento ma già dotati di automazioni (timer) e, durante la seconda guerra mondiale, i primi modelli italiani Candy mod.50 e Rex-Zanussi mod.250.
Ascoltata un’esperienza diretta sull’acquisto di blocchi di ghiaccio per conservare gli alimenti dell’allora bambino negli anni ’40, in molti hanno voluto sapere come nel 1851 l’americano John Gorric avesse inventato il frigorifero e si fosse poi giunti alla tecnologia No frost, al sistema ventilato e alla classe A++. Tutti egualmente sorpresi di fronte a tali miglioramenti, ai quali si è giunti solo col tempo e col mutare delle esigenze: dalla semplice conservazione al mantenimento nel tempo delle scorte accumulate per i nuovi ritmi di vita, alla necessità di non dover sbrinare periodicamente il nostro frigorifero e all’attualissima esigenza di avere consumi più sostenibili.
Forse alcuni miei colleghi potrebbero pensare che sia stata una lezione sprecata. Per me anche questa è storia, certo lontana da quella riportata sui libri, ma molto vicina a noi che viviamo la cosiddetta terza rivoluzione industriale…o siamo già alla quarta?


Mi piace la foto! Brava! sabri
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