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A chi so che mi legge abitualmente e a chi capiti per caso d'intrufolarsi tra queste righe... prego, accomodatevi, è un piacere saperlo e un eventuale commento sarà immensamente gradito.

domenica 5 febbraio 2012

CERTE IMMAGINI …



Nella mente di ognuno di noi ci sono incancellabili immagini impresse per sempre: spesso semplici attimi colti dai nostri occhi, a volte situazioni quotidiane che un giorno ci hanno colpito come mai in precedenza e che hanno suscitato un’emozione, un sorriso o un sentimento. Basta un rimando a una persona amata, a un gesto mille volte ripetuto ed ecco che un oggetto diventa simbolo di altro, di qualcosa di più profondo, di un tesoro che ci porteremo dentro per tutta la vita.
Con questa premessa ci si potrebbe attendere chissà quali paesaggi, tramonti romantici, scene che solo la migliore cinematografia potrebbe eguagliare e invece no. L’oggetto che mi suscita emozione è un semplice filo con relative mollette per i panni. Sì, avete capito bene, di più banale non ne saprei io stessa trovare, tuttavia è proprio lui, quello che rimanda alla massaia di decenni fa, che non potrebbe alludere meno alla donna moderna. Mi fa tornare in mente la mia infanzia, due donne che l’hanno segnata e un pacioso vicino di casa ( per chi avesse letto il post sullo sciroppo: è proprio il signor Pino).
Mia madre che stende i panni profumati dal detersivo per lavatrice sul balcone di casa, con movenza trasognata, o almeno così leggevo io i suoi calmi gesti nel raccogliere il panno dal catino, dargli una leggera scossa per poi appoggiarlo al robusto filo e fissarlo con una molletta colorata (all’avanguardia rispetto a quelle lignee!!!). Ancora di più la nonna paterna, nonna Piera, che aveva a sua disposizione un enorme balcone e che stendeva i suoi indumenti come se fossero quanto di più prezioso avesse, praticamente senza una piega per come li tendeva e per la cura che riservava loro. Il profumo che si diffondeva nell’aria e quello sventolio di stoffe dovuto alla brezza che attraversava il grande cortile m’incantano ancora nel dolce ricordo che ne ho. A volte la nonna mi consentiva di aiutarla, pur sapendo che facilmente avrei fatto cadere qualcosa che, tuttavia, si fermava sul tetto della veranda sottostante e che lei, paziente, recuperava con un bastone uncinato, costruito dal mio nonnino, per poi risciacquarlo accuratamente. Momenti di una quotidianità che mi sembra impossibile possano tornare, forse per i nostri ritmi frenetici e l’incapacità di vivere i gesti più comuni con la lentezza che lei sapeva e, diciamocelo, poteva permettersi non lavorando fuori casa. Lei sì che aveva mantenuto le mollette di legno, quelle che secondo mia madre potevano lasciare fastidiosi segni di colore sui panni e perciò sostituite da quelle in plastica, quelle che io ho conservato e che ho adattato come chiudi pacchi,in cucina, applicandovi, con la colla a caldo, qualsiasi piccolo ornamento, un bottoncino, un fiocchetto o una miniatura staccatasi da qualche elastico per capelli di mia figlia. Non posso dimenticare la lenta precisione con cui il signor Pino stendeva i fazzoletti – sì, pareva lavasse i panni suddividendoli per genere- ogni giovedì mattina, verso le 11: sostituiva la moglie, impegnata a cucire splendidi abiti da signora nella stanza a fianco, con dignità e abilità invidiabile; la sua attenzione non si limitava lì: ogni mezz’ora verificava l’asciugatura perché non fosse eccessiva e impedisse una perfetta stiratura, alla quale provvedeva di persona.
Li ringrazio perché, nella loro naturale semplicità quotidiana, hanno catturato la mia attenzione con un’immagine che è rimasta impressa indelebilmente nei miei ricordi al punto che una sola fotografia ne risveglia il profumo, i suoni e l’incanto.


4 commenti:

  1. Che bel ricordo. I migliori sono sempre legati alle piccole cose. Mi piace tantooooooooooooooo! Brava! Sabri :))

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  2. Grazie Sabri, sempre carina a commentare. Ciao ;D

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