I miei studenti, e con loro
mia figlia, potrebbero non riprendersi più. Incrementerebbero gli onorari di
psicologi e neuropsichiatri. Si sentirebbero straniti. Si sentirebbero isolati
anche in piazza duomo a Milano, un sabato pomeriggio di una splendida giornata
primaverile ( per chi non conoscesse o frequentasse Milano deve leggere “ una
ressa da faticare a muovere un passo verso una vetrina”). Non hanno memoria di
quando non esisteva il cellulare, internet con face book, twitter…e non
riescono neppure a ipotizzare un mondo che ne sia privo. I più non usano mai il
telefono fisso di casa, le lettera con francobollo da spedire è per loro una
stretta parente delle tavolette d’argilla incise con i caratteri cuneiformi e i
rotoli di papiro: roba da museo e da immagini sui testi scolastici. La macchina
da scrivere è dell’epoca di Jessica Fletcher, che per loro significa almeno 50
anni fa e li fa sorridere, come l’invenzione della stampa con Gutenberg.
Quando racconto a mia
figlia che ho avuto la televisione in bianco e nero, sgrana gli occhi,
incredula, sogghigna e allude all’era del Giurassico; quando le dico che, anche
con l’avvento del colore, bisognava alzarsi e premere un tasto per accendere o
spegnere la TV, così come per cambiar canale, pare le racconti una barzelletta
per come ride; solo quando le rammento che quell’apparecchio televisivo che si
è tirata sul piede e le è costato un’unghia nera per un anno, quando aveva
8 anni ( la metà degli attuali, ma
sempre poco tempo fa), aveva un tubo catodico ancora piuttosto ingombrante e
nulla a che vedere con quella piatta di questi ultimi anni, beh…smette di
guardarmi con sufficienza…finalmente!

Mi piace, ciao! Angie
RispondiEliminaGrazie tante. Buon 25 aprile!
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