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A chi so che mi legge abitualmente e a chi capiti per caso d'intrufolarsi tra queste righe... prego, accomodatevi, è un piacere saperlo e un eventuale commento sarà immensamente gradito.

lunedì 23 aprile 2012

E SE LA TECNOLOGIA CI ABBANDONASSE?


I miei studenti, e con loro mia figlia, potrebbero non riprendersi più. Incrementerebbero gli onorari di psicologi e neuropsichiatri. Si sentirebbero straniti. Si sentirebbero isolati anche in piazza duomo a Milano, un sabato pomeriggio di una splendida giornata primaverile ( per chi non conoscesse o frequentasse Milano deve leggere “ una ressa da faticare a muovere un passo verso una vetrina”). Non hanno memoria di quando non esisteva il cellulare, internet con face book, twitter…e non riescono neppure a ipotizzare un mondo che ne sia privo. I più non usano mai il telefono fisso di casa, le lettera con francobollo da spedire è per loro una stretta parente delle tavolette d’argilla incise con i caratteri cuneiformi e i rotoli di papiro: roba da museo e da immagini sui testi scolastici. La macchina da scrivere è dell’epoca di Jessica Fletcher, che per loro significa almeno 50 anni fa e li fa sorridere, come l’invenzione della stampa con Gutenberg.
Quando racconto a mia figlia che ho avuto la televisione in bianco e nero, sgrana gli occhi, incredula, sogghigna e allude all’era del Giurassico; quando le dico che, anche con l’avvento del colore, bisognava alzarsi e premere un tasto per accendere o spegnere la TV, così come per cambiar canale, pare le racconti una barzelletta per come ride; solo quando le rammento che quell’apparecchio televisivo che si è tirata sul piede e le è costato un’unghia nera per un anno, quando aveva 8  anni ( la metà degli attuali, ma sempre poco tempo fa), aveva un tubo catodico ancora piuttosto ingombrante e nulla a che vedere con quella piatta di questi ultimi anni, beh…smette di guardarmi con sufficienza…finalmente!

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